di quante parole si compone una storia?

Counselling on Pixabay, licenza CC0

Me lo sono spesso chiesto e spesso non ho saputo rispondermi. Ho capito solo che non bisogna forzarsi a scrivere poco, a tagliare intere scene e a eliminare personaggi solo perché non si ha la forza e il coraggio di mettersi in gioco. Scrittori che propongono un racconto di cinquanta pagine chiamandolo romanzo dove la storia, quella vera, resta tutta sotto la superficie.

Certo, nemmeno inondare un testo con parole e parole è una cosa molto sensata. Diciamo che qualche volta qualche scena un po’ più lunga, qualche sottotrama, potrebbe essere tagliata.

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Musica, testo e contesto

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Un po’ di tempo prima dell’inizio del festival di San Remo vidi uno dei partecipanti presentare una canzone in una trasmissione. Tutti quelli che in studio avevano ascoltato quel brano erano rimasti colpiti dalle parole. Non fecero nessun accenno al ritmo della canzone e né tanto meno alla musica. Si parlava solo delle parole. Solo esclusivamente del testo. Non lo chiamarono nemmeno lirica. Era il “testo”.

Eppure non era una poesia o un brano di narrativa. In una canzone non si può prescindere dalla musica che accompagna il testo/lirica e dal ritmo della stessa.
Dire che in una canzone sono belle solo le parole sa di: “Che imbarazzo. Non so cosa dire”. Molte persone sono innamorate dei Pink Floyd, degli U2. A volte nemmeno capiamo il testi delle canzoni in inglese, ma ci troviamo a cantarle e a farci prendere dal ritmo.

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la resa di un testo di narrativa

(c) Rayani Melo / Flickr
(c) Rayani Melo / Flickr

Durante la lettura della tetralogia de “L’amica geniale” di Elena Ferrante, il personaggio di Elena Greco, scrittrice, si chiede spesso se la sua sia letteratura, se nelle storie che scrive in realtà manchi l’anima, se manchi tutto ciò che voleva davvero dire, come gli fa notare uno dei personaggi lettore.

Non so se riesco a spiegarmi, ma leggendo un testo di un altro autore si capisce quanta anima c’è dentro o meno, perché emoziona, accanisce, si resta incollati alla storia, ma, soprattutto, ai personaggi.

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L’ebook è solo un ebook

(C) jak at Morguefile
(C) jak at Morguefile

Sì, l’ebook è solo un ebook come il cielo è solo il cielo e il mare è solo il mare.

Un ebook non è altro che una sequenza di parole, giusto?

In effetti non è così. L’ebook è qualcosa che nemmeno esiste. È una sequenza di bit, di zero e di uno dentro la memoria elettronica di un dispositivo che interpreta quei segnali elettrici e ne tira fuori file che sono su un server, cioè su una macchina da qualche parte nel mondo e che distribuisce questo e centinaia e centinaia di migliaia di altri ebook a chi li compra. E l’ebook è sempre un file che un dispositivo come un ebook reader interpreta e mostra come una sequenza di parole a chi ha comprato quell’ebook.

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L’universo narrativo e il #selfpublishing

(C) quicksandala at Morguefile
(C) quicksandala at Morguefile

Ho spesso letto libri di genere diverso e di un diverso numero di pagine. Ho letto tomi da 1300 pagine e novelle da 120 pagine. Stephen King in certi casi ha bisogno di quelle 1000-1200 pagine per creare un intero mondo, un universo narrativo complesso composto da un gran numero di personaggi e da intere cittadine inventate con tanto di nomi di strade e di negozi, di storia della cittadina stessa, tradizioni e misteri insoluti.

Uno dei miei libri preferiti di King è Dolores Claiborne. L’ho letto diverso tempo fa, era il 1993, e ricordo che aveva uno stile bello originale, scritto in prima persona. Si parla di una eclissi di sole e l’ambientazione è addirittura un’isola. King ci porta dentro una comunità, una piccolissima cittadina posta su questa isola dove si conoscono tutti, e crea un universo narrativo bello preciso. Non usa nemmeno troppe pagine. Circa 267 pagine.

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“L’isola di Gaia” di Rita Carla Francesca Monticelli

lisoladigaia-kindleEccomi a recensire un libro che ho comprato il giorno stesso che è stato pubblicato, ma che per motivi vari ho dovuto rimandarne la lettura. Perché iniziare una recensione con questa precisazione? Semplice. Il libro mi è piaciuto ogni oltre possibile aspettativa per mille motivi e non so da dove iniziare.

Proviamoci.

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less is more? sempre?

Da che parte stare

(CC) Donato Accogli: nessuna modifica fatta all’immagine: licenza

Gli autori inglesi spesso dicono che “less is more”, ovvero che “il meno è meglio” e lo dicono in riferimento a un testo narrativo. Un po’ come dire: “bando alle ciance veniamo ai fatti”. Ovvero, in una storia devi scrivere l’essenziale, perché ogni elemento che è in più dà fastidio, rallenta, distrae, crea uno strato di grasso.

E quindi, niete frasi troppo ampollose, ma anche nientre frasi fatte. Perché usare frasi fatte sentite e risentite se risolvo con una sola parola? Che possa essere un verbo o un aggettivo. E proprio in merito agli aggettivi basta usarne uno solo invece di eccedere.

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