non prendiamoci troppo sul serio, per favore


(CC) Lorenzo Prodon / Flickr
(CC) Lorenzo Prodon / Flickr

È una cosa che penso da diverso tempo. Quando circa sei anni fa iniziai ad avere i primi rapporti con l’editoria e con la pubblicazione tramite editore ero seriamente convinto che le idee che avevo avuto prima di allora fossero errate.

La pubblicazione con qualsivoglia editore la vedevo avvenire solo perché si pagava la persona giusta. Quando poi pubblicai per un editore il mio primo scritto non pagai e allora iniziai a pensare alla validità di avere un editore, all’universalità di una critica letteraria, delle recensioni e al fatto che la bravura ti fa arrivare in alto. Dopo sei anni, però, ho rivisto ancora una volta il mio pensiero.

Ci sarebbe da chiedersi perché tanto successo di “50 sfumature di grigio” che (mi dicono dalla regia) essere quanto di più orrido un editore potesse pubblicare. Eppure lo hanno pubblicato e, sinceramente, c’è anche di peggio. Cosa? Mi direte. Lo slogan che se non hai un editore non sei nessuno e come ti permetti di pubblicare e visto che lo hai fatto ti punisco a modo mio.

Poi leggi che Gianrico Carofiglio, lo scrittore Carofiglio, che è pure magistrato, ha denunciato un critico che ha parlato male del suo modo di scrivere. Non me lo sono inventato c’è scritto sul corriere.it qui. Ecco. Direi e concluderei subito col: “Non prendiamoci troppo sul serio”. E il mio appello è rivolto a tutte le categorie.

Editori che pretendono di stabilire loro la qualità e di premiare loro chi merita una pubblicazione e che ignorano le risposte negative per gli scrittori.

Scuole di scrittura creativa che offrono alla modica cifra di 1800-2500 euro il metodo sicuro per imparare a scrivere bene. Per il resto non ve n’è per nessuno.

Scrittori che pur di pubblicare pagano chiunque. Una casa editrice o una agenzia letteraria che poi ti porta a un grande editore, ma, mi raccomando, che non si sappia in giro. Lo scrittore che lo fa, non dirà mai che l’ha fatto. Scrittori che denunciano critici e su cui non ci sono parole.

Certi Lettori che a volte sono peggio degli editori e degli scrittori che pubblicano tutto. Finiscono per leggere qualsiasi cosa, anche emerite schifezze o cose di cui non si sono informati, di cui non sanno essere nelle loro corde, di cui non hanno letto le anteprime che gentilmente Kobo, Amazon, Google e Apple ci mettono a disposizione nei loro store. E di cui poi si lamentano criticando tutto per quanto non si sia mai stati né scrittore pubblicato, né editore. Fosse anche una sola virgola nel testo non menzionando invece i veri difetti di un testo e quei pochi pregi che presenta un testo. Pochi sanno mettere a nudo pregi e difetti di un testo e, comunque, la critica è sempre una espressione soggettiva.

Agenti letterari che facendosi pagare selezionano testi e li mandano da un grande editore e che fanno diventare quello l’unico valido metodo di accesso alla grande editoria.

Editor che si credono il meglio che ci sia sul mercato e fanno a pezzi sempre e comunque chi scrive a prescindere, a volte mi sembra il gioco del: vediamo chi ce l’ha più lungo. Seguivo una editor su facebook che ogni giorno si lamentava del suo lavoro di editing e segnalava con tanta pignoleria tutti gli errori dei testi su cui lavora e su cui si faceva pagare per editare.

Morale della favola

Se hanno pubblicato “50 sfumature di grigio” e tante altre cose del genere, se queste vendono tanto, allora possiamo vedere pubblicata QUALSIASI altra cosa e non possiamo esercitare più il diritto alla critica. Pena la denuncia dello scrittore al critico, no? Anche perché, se hanno venduto così tante copie e ancora continuano a vendere… Ero al centro informazioni de LaFeltrinelli e qualcuno ha chiesto: “Mi scusi, sa dove posso trovare le 50 sfumature?”. C’è una ragione se continuano a vendere tanto. Non ci sarebbe motivo di lamentarsi d’altro. In teoria.

Tutto fa brodo.

Buon 2015 a tutti. E, mi raccomando, non prendiamoci troppo sul serio, inclusi i blogger che fanno articoli poco piacevoli. Nessuno ha la verità in tasca. Nemmeno quella personcina che dice di voler cambiare l’Italia e che se qualcuno osserva in maniera obiettiva il suo disastroso e criticabile operato diventa automaticamente un gufo criticone.

Tutti sappiamo scrivere e nessuno lo sa fare. Tutti sanno valutare e nessuno lo sa fare. Tutti sanno recensire e nessuno lo sa fare. La verità è là fuori.

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