librerie rigorosamente (in)dipendenti


phrenetic life in palermo VII

Foto di Luca Savettiere – Flickr – nessuna modifica – Licenza

Siete mai passati in una libreria? Bello, no? L’odore della carta fresca di stampa. I volumi belli esposti da consultare, da sfogliare, da toccare. Pare che sia scientificamente provato che il tatto con il foglio di un libro provoca in alcuni uomini l’eiaculazione precoce.

Meglio una libreria che Amazon, no? Amazon uccide le librerie indipendenti, no?

Librerie indipendenti. Teniamo conto di questo aggettivo: indipendente.

A parte questo tono ironico sul rapporto eccitante con il foglio di carta, voglio parlare di quanto invece Amazon non sia il demonio che vi vogliono far credere.

Generalemente io passo in una libreria. Indipendente e non, ma non compro più nulla.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è una libreria indipendente? È una libreria che non è una grande catena di distribuzione legata a un editore e quindi predilige piccoli editori (a loro volta indipendenti) ed autori esordienti. Invece la libreria dipendente è l’espressione di un marchio editoriale, non so un “Giunti al punto” è la catena di negozi di Giunti (unico tra l’altro in Italia ad aver fatto accordi con Amazon), “Mondadori Store” è la catena di librerie Mondadori, “LaFeltrinelli Store” è la catena di librerie dell’editore Feltrinelli.

In quelle dipendenti abbondano i titoli della propria casa editrice e poi l’altra parte del negozio è dedicato ai testi più venduti indipendentemente da chi ne sia l’editore e nessun libro di piccoli editori, o comuque in numero ridottissimo o magari in magazzino, perché ovviamente se un libro giace in magazzino un lettore lo sa. Entra e dice: “Mi date quel testo che avete in magazzino?”. Assistetti a una presentazione di un editore piccolo e indipendente. Il giorno della presentazioni una bella esposizione di 3-4 ore del titolo da presentare, finita la presentazione tutti i titoli in magazino. Ne ho le prove.

Altra domanda: “Ma se il testo non si vende perché lo devo tenere esposto?”.

Lo sai che un testo esposto è un servizio e come tale si paga?

Annuisco. La libreria è una azienda. Se non riesce a pagare i dipendenti e chiude chi ne gioverà? È un discorso che non fa una piega, giusto? E lungi da me dal giudicare le politiche commerciali di un editore o di un libraio.

Quando però la libreria dichiara espressamente di essere indipendente, ma in vetrina ha solo best seller e dentro ha solo best seller e di esordienti e autori indipendenti li espone una settimana e poi via in magazzino perché non vendono, che si fa? Dovrebbe chiamarsi “libreria”. Punto. Senza alcun aggettivo.

Ho parlato con alcuni commessi di alcune librerie indipendenti. Sapete che mi hanno detto?

Esatte parole: «Restiamo aperti perché vendiamo solo 50 sfumature».

Questa ammissione è più forte di qualsiasi chiacciera che si voglia fare sul ruolo degli editori e dei librai come coloro che diffondono Cultura. Non è più così da tempo. La Cultura è una cosa e l’editoria e le librerie sono altre cose.

Se non vendi le 50 sfumature chiudi. Punto.

La cosa più simpatica sono poi quelle librerie che hanno rifiutato il libro di Schettino. Dopo la tragedia di Costa Crociere non era bello che librerie indipendenti esponessero il suo libro. Libro che io non avrei comprato ne oggi e né mai, quindi ci sta pure, visto che sfrutta la tragedia che c’è dietro. Fatto sta però che Schettino ha tenuto una lezione all’Università di Roma. Ci sarebbe da parlare per ore dell’ovvietà.

La libreria indipendente che rifiuta il libro di Schettino ha poi i titoli di E. L. James che invadono letteralmente vetrina e scaffali (e non solo quelli, ci stanno quasi esclusivamente titoli di best seller e grandi editori di cui nessuno sentirebbe mancanza se non pubblicati). Io non li ho letti, ma ho letto molte recensioni e blog che si scagliano contro questi testi in maniera molto negativa.

Best seller? Cos’è un best seller? Un libro su cui si fa molto marketing. Convincendo il pubblico che vende tantissimo e quanto più pubblico si convince tanto più sale nelle vendite. È solo un fatto di convinzione. Come anche le classifiche. Sono cose che si autoalimentano.

Alle librerie preferisco Amazon. Perché? Perché Amazon il libro dello scrittore indipendente lo vende e non lo toglie dal catalogo. Sta là. Se lo cerchi ce l’ha. Magari può venire fuori anche da una ricerca specifica. Non so: “libri sui caraibi”, per dirne una.

Se tu entri in una libreria indipendente e cerchi tra gli scaffali non trovi il libro indipendente perché sta in magazino. Per fartelo dare devi sapere che loro hanno quel libro e che sta nel magazino, sennò nulla. Certo su Amazon non ti salta in faccia. Ha un quantitativo di libri da paura, però puoi usare la funzione di ricerca. Per nome autore, per genere, magari cerchi un titolo particolare e viene fuori anche il libro di Pinco Pallino.

C’è anche da dire che nessuno più legge e se qualcuno volesse, oggi molti perdono il lavoro, oppure lo conservano ma non vengono pagati.

Non so se rendo l’idea.

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2 thoughts on “librerie rigorosamente (in)dipendenti

  1. La rendi, Giovanni, la rendi!
    Per la presentazione del mio libro ho scelto una libreria indipendente che, qualche anno dopo, ha chiuso (non è che le ho portato sfiga?). Parlando con la proprietaria, mi raccontava rammaricata che la gente non andava più a comprare libri. La verità “vera” è questa, alla fine: le persone non comprano più i libri, forse anche perché l’offerta delle vetrine virtuali è più comoda e conveniente. Io sono la prima, che pur amando le librerie, dipendenti, indipendenti (è proprio il luogo fisico contenente libri che adoro), mi sono trovata a riempire gli scaffali di quella virtuale con ebook acquistati con un semplice click, da casa.
    Che poi talune librerie abbiano solo l’etichetta di “indipendenti” e nei fatti siano deludenti…, beh, dico: ma se non ci credono nemmeno loro, pensa come siamo messi!

    1. Infatti. Una delusione assurda. Mi sono permesso solo una volta di proporre un mio libro. Non so manco se lo hanno esposto. Ho dovuto chiedere per farmi mandare una foto per fare un articolo per il blog e mi hanno detto: non è più esposto, ma fino a quando sono passato non era esposto, quindi mi viene il gran dubbio che sia stato più di 7 giorni in esposizione visto che poi mi sono reso conto che in quella libreria non c’era un solo editore piccolo. In effetti sì, per chi legge l’ebook è più comodo, ma per chi ha una certa età l’ebook non lo usa quindi si tende a leggere spazzatura preconfezionata, quindi non ci diciamo nulla di nuovo. Mio zio compra tanti libri in libreria perché l’ebook non gli piace, quindi se c’è tanta paccottiglia in giro non può che continuare a esserci. E come spezzi un sistema così forte? Non puoi. Al limite se riesci a spezzarlo lo fai in ebook e di certo non in Italia, quindi serve fortuna e tanto impegno e la conoscenza fortissima della lingua inglese, che coi testi di narrativa non è un passeggiata.
      Ecco perché mai più libri in libreria. Si perde solo tempo e i librai non sono tanto bravi, dovrebbero dire: “Guardi, non voglio illuderla, ma qui restiamo aperti perché vendiamo questi libri: 50 sfumature, la ladra di libri, ecc… Il suo libro non venderebbe, perciò non mi dica nulla: non lo prendo”. Anche perché poi a un autore indipendente il cartaceo è una spesa impegnativa che, a questo punto, reputo inutile.

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