diario scrittorio: lunedì, 26 ottobre 2015


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Da un po’ di tempo, ho rimesso mano a tutte le copertine dei miei ebook e cartacei.

Oggi, per esempio, ho fatto anche di più. Sto editando il secondo volume de Le parole confondono, romanzo che ho terminato di scrivere 13 mesi fa. In questo romanzo compare un personaggio del mio racconto Inquietudini. Il testo vide la luce nella mia prima pubblicazione indie Deve accadere, il mese di giugno 2012. Son passati 3 anni e 4 mesi. Una vita fa.

Cosa ho fatto? Ho iniziato a mettere ordine nelle mie cartelle di romanzi e racconti vari e ho eliminato vecchie versioni, prove varie e ho lasciato solo l’essenziale. Ho eliminato il blog di Deve accadere, visto che già ho troppi blog che non curo più. Volevo solo correggere il link dentro l’ebook.

Ieri sera però ho riletto Inquietudini. Perché c’era un riferimento preciso a un periodo temporale nel secondo volume de Le parole confondono. Stavo eliminando incoerenze nel testo e per rimanere fedele al riferimento nel racconto (e visto che quel racconto mi è sempre piaciuto) me lo sono riletto per vedere se si parlava dell’estate, dell’inverno o della primavera. Ho pensato: “La copertina per il cartaceo è cambiata, magari se sistemo anche il racconto?”.

Ecco, detto fatto. Stasera ho corretto il link e ho iniziato a editare di nuovo il racconto. Ho trovato un po’ di cose da sistemare, ma proprio tante.

Tipo?

Ripetizioni di verbi, eliminazione di un termine dialettale, sistemazione della punteggiatura, eliminazione di termini che non uso più e che non erano tanto piacevoli nel testo, correzione del tempo passato di alcuni verbi. Ho riscritto alcuni paragrafi e aggiunto due paragrafi nel finale che danno una sensazione di maggior fluidità al testo. Insomma circa 30-40 modifiche. È quasi venuto fuori un racconto ex-novo.

Perché l’ho fatto? Certo non l’ho fatto per vendere più copie. L’ultima copia di Deve accadere che ho venduto manco me lo ricordo più quando è stato. L’ho fatto perché ero molto legato a quel racconto che si intreccia con la storia di Francesco Sacco, il protagonista di questo famoso secondo libro de Le parole confondono. Il racconto ha subìto varie modifiche sostanziali nel tempo. Intendo prima della sua pubblicazione nella raccolta di racconti Deve accadere. Ricordo che fu scartato da un editore per la presenza in una antologia per poco, quindi ci ho lavorato e rilavorato e ancora è successo oggi.

E ci ho lavorato forse perché l’editing di un testo molto lungo come questo romanzo impegna così tanto che poi, a un certo punto, devi occuparti di altre cose. Una copertina nuova, un testo nuovo.

Ho iniziato a scrivere anche un testo che penso pubblicherò all’anno nuovo con uno pseudonimo. Perché? Perché è il tipo di testo che non faresti leggere a nessuno, manco ai tuoi lettori fedeli. Perché? Perché è troppo diverso dal mio solito modo di scrivere. Ed è spinto verso un tipo di libri che potrebbero vendere più facilmente. Potrebbero. In realtà anche il genere più gettonato deve essere spinto da azioni di marketing mirate.

Nasce un problema per in NaNoWriMo. Quest’anno pensavo di partecipare scrivendo il terzo volume de Le parole confondono, ma il secondo volume mi sta impegnano un bel po’. Sarebbero energie che si disperdono. Quindi niente NaNoWriMo? Non lo so.

Anche perché sono alla ricerca di un nuovo lavoro. L’azienda dove sto ha accumulato un debito di tre mensilità e tra poco diventeranno quattro e poi cinque. Insomma, un periodo pessimo in cui la scrittura mi permette di evadere, ma nemmeno troppo.

E la scrittura in Italia è considerata blasfemia anche perché nessuno legge. Se accade devi essere legato a un grande marchio editoriale, ma lasciamo perdere questi discorsi.

L’ultimo malanimo me lo sono fatto con una libreria (non ho preso questione, non aveva alcun senso, ma sospetto fortemente che non abbiamo fatto ciò che hanno detto) che doveva provare a vendere il mio primo romanzo. Non lo ha tenuto per i canonici tre mesi che ogni libreria dovrebbe, non nemmeno se sia stato realmente esposto o sia restato sempre sotto il bancone. E non lo voglio sapere. Il successo non arriverà in libreria e magari non arriverà comunque. Quei pochi lettori che ho vanno bene. Sarebbe bello aumentare il numero, ma questo implica la messa in campo di energie che ora non ho assolutamente e che in genere non riesco proprio a mettere in gioco. Non sono un esperto venditore. A me piace scrivere. Se trovassi qualcuno che si accollasse la promozione sarei anche disposto a dividere gli utili, ma la scrittura non porta a poter campare. Questo succede nel 99% dei casi.

Se poi Amazon Crossing ti seleziona per tradurre in americano il tuo romanzo, magari Joe è tra noi, allora può darsi che le cose cambino, perché solo grazie ad Amazon, negli States e in UK si legge di più. Non fosse altro che sono molti di più e solo questo produce un numero maggiore di letture di un testo. Ma Joe è tra noi non è un Mistery, che è il genere che va per la maggiore. Joe è tra noi è un thriller di fantascienza.

Sto scrivendo un Mystery con uno pseudonimo? No. E, tra l’altro, lo scrivo un po’ per volta, perché l’obiettivo è quello di finire l’editing del secondo volume de Le parole confondono, il resto non è definito. Ci sono varie cose da fare nel mentre e alcune cose che sono più urgenti della scrittura.

Che caos!

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2 thoughts on “diario scrittorio: lunedì, 26 ottobre 2015

  1. Per la serie: “come complicarsi la vita!” 🙂
    Secondo me dovresti concederti più tempo per portare a termine i tuoi vari progetti, nessuno ti insegue e la troppa carne al fuoco non ti permette di concentrarti su ognuno di essi.
    Stai editando il secondo volume di “Le parole confondono”? Bene, lascia stare le nuove idee, i nuovi spunti, fai solo quello.
    (Ma davvero scriverai un libro con uno pseudonimo? Sono molto curiosa!)

    Il caos si può mettere in ordine con un po’ di buona volontà!
    Com’è che da un po’ di tempo a questa parte leggo in giro?
    “Keep calm and…” 🙂

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