Archité pensate a salute


Sì, “architetto, pensate alla salute”. La frase che Marina Confalone dice a Geppy Gleijeses nel film “Il mistero di Bellavista“.

È quella frase che racchiude in tutto e per tutto l’essenza della napoletanità. Una sorta di manifesto dell’essere napoletano. Un senso di ottimismo, no? Un senso di non guardare le cose futili.

Sì, ma si pensa alla salute perché vivere a Napoli non è difficile. È praticamente peggio che impossibile. Un po’ un controsenso?

Non mi va di approfondire questo aspetto. L’unico vero sistema è pensare alla salute. Senza di quella è la fine.

Hai la salute? Tutto il resto non conta. Non conta davvero se vuoi restare a Napoli. Non c’è forza positiva che tenga, non c’è persona che dentro di sé non si lamenti (è un fatto di DNA), ma alla fine fa qualcosa per cambiare aria?

Se resti non puoi lamentarti che nei pullman ti molestano, che la gente, sempre nei pullman, si prende a maleparole per un nonnulla e si sfiora la rissa costantemente, bambini che fanno casino e le madri beatamente non se ne occupano, ma didiamo che è davvero il meno, ci sono cose che agli occhi degli altri sono abbastanza brutte da vedere, pazzesche, ma agli occhi di uno di Napoli? Chest’è. Unire tutte queste cose insieme, più altre accessorie più o meno fastidiose 365 giorni l’anno e un po’ si inizia a non stare bene.

Napoli? Chest’è!

Napoli? È così, questo è.

Non ti trovi bene? Vattene! Ci hai rotto. Lo dici solo e poi ci metti una pietra sopra, poi il mese dopo riparti con il lamento, giusto? Qui così si vive. Male. E non è una cosa che è iniziata ieri, un mese fa o un anno fa. Già nel 1953 Anna Maria Ortese ne “Il mare non bagna Napoli” ne parla e prima che qualcuno ne parlasse ce ne è voluto, giusto? Quindi inizia anche prima. È la tradizione, assieme a quella del presepe e della pizza Margherita.

È difficile. Prendere e andarsene. Perché? Perché cambiare aria non vuol dire trasferirsi a 100-200 chilometri e ripartire, il vero coraggio sta nel cambiare nazione, perché una volta fatto 30, fai anche 31. Solo che poi non vedi più i tuoi genitori, ammesso che ce li hai ancora, i tuoi nipoti, tua sorella. Perché, non ci sono gli aerei? Io sono per la praticità e la verità. Gli aerei costano, prendere un albergo costa, rinunciare a 5-7 giorni di lavoro per spendere dei soldi per soggiornare all’estero incide molto negativamente sulla propria attività e non sempre ti puoi prendere 5-7 giorni se non il mese d’agosto, ma il mese di agosto vuoi andare al mare, no?

E poi? Hai un lavoro, oggi c’è la crisi, ti conviene cambiare nazione e partire da zero? Ma tu lo sai questo che vuol dire? Sono queste le frasi che mi sento dire.

È un continuo fare bilanci e valutare, ma non riesci a districarti. Non più, E il lamento resta un pezzo di DNA e non un motivo vero per una reazione vera, definitiva.

Chest’è.

 

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2 thoughts on “Archité pensate a salute

  1. “Il mare non bagna Napoli” è uno dei libri più toccanti letti lo scorso anno!
    Capisco il tuo sfogo, vengo dalla Sicilia, capirai!
    Chista è, diremmo dalle nostre parti!
    Mma, pensiamo alla salute,che dici? 🙂

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