una storia di narrativa a teatro… o quasi

(CC) Andrea Tosatto / Flickr - Licenza CC - nessuna modifica all'immagine
(CC) Andrea Tosatto / FlickrLicenza CC – nessuna modifica operata all’immagine originale

Il mio nuovo romanzo, Sai correre forte, arriverà davvero a breve. Un autoeditore organizzato programma le date nei minimi dettagli, lo so, ma abbiate pazienza con me. Provo a fare del mio meglio, ma ho dei limiti e, ogni nuovo romanzo è un salto nel vuoto.

Veniamo al teatro del titolo. Sto per pubblicare una commedia?

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Sai correre forte…

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(C) Giovanni Venturi

Ecco, ci si prepara all’uscita prossima del nuovo romanzo.

Titolo? Sai correre forte.

È quello che serve a tutti nella vita. Correre forte senza mai voltarsi indietro, dando dimostrazione, prima a se stessi, di forza e coraggio nella propria vita e, in particolare, se si vive una città capovolta. Dove nulla è dato per scontato e anche le banalità non possono essere considerate tali.

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Archité pensate a salute

Sì, “architetto, pensate alla salute”. La frase che Marina Confalone dice a Geppy Gleijeses nel film “Il mistero di Bellavista“.

È quella frase che racchiude in tutto e per tutto l’essenza della napoletanità. Una sorta di manifesto dell’essere napoletano. Un senso di ottimismo, no? Un senso di non guardare le cose futili.

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“Le parole confondono”… volume due

Due anni e mezzo fa ho pubblicato il mio primo romanzo: “Le parole confondono”. Ne sono successe di cose da allora. I personaggi mi sono rimasti in testa per un po’, diciassette persone lo hanno letto e hanno detto la loro sul romanzo pubblicamente su Amazon. Qualcuno è entrato appieno nella storia al punto da coglierne gli elementi più profondi, cosa che non è da tutti i lettori. Sono rimasto folgorato da tre recensioni in particolare che mi hanno fatto amare ancora di più questa storia.

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I dettagli… che sono sempre più banali

(CC) by Marina del Castell / Flickr. Immagine non modificara: licenza.
(CC) by Marina del Castell / Flickr. Immagine non modificata: licenza.

9 luglio 2014. Salvatore Giordano, un ragazzo di allora 13 anni e mezzo muore. Perse la vita mentre passava, il giorno 5 luglio 2014, davanti la Galleria Umberto I di Napoli coi suoi amici, un sabato pieno di sole e di vita. Una vita che gli fu sottratta ingiustamente da qualcuno che ancora non è responsabile. Quattro giorni di coma e la notte del 9 luglio Salvatore sale in cielo.

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Era tutto previsto: la colpa è del maggiordomo che non c’è

Sabato 5 luglio 2014, Salvatore Giordano, un ragazzo di 14 anni abitante a Marano di Napoli, faceva un giretto a piedi coi suoi amici. La cosa che il piccolo Salvatore non sapeva è che di lì a poco avrebbe incrociato la morte a causa della strafottenza genetica e conclamata di diversi “responsabili” irresponsabili. Morire nel pieno centro di una città stupenda. La Città Stuprata. È il nuovo nome con cui mi sento di battezzare questa città. Perché? Alcune riflessioni le ho fatte qui: leggi l’articolo.

Veniamo a 7 giorni esatti dal crollo dei calcinacci che hanno strappato la vita al piccolo Salvatore.

(c) Giovanni Venturi
(c) Giovanni Venturi

Ogni tanto qualcuno lascia una preghiera e dei fiori davanti la Galleria Umberto I. Domenica mattina l’ho fatto anch’io, un po’ incerto, ma mi sentivo di doverlo fare. La vicenda l’ho sentita anche mia e non chiedetemi perché.

A 7 giorni esatti dai fatti, pare che tutta la zona sia supertutelata. Il sindaco è costernato. Napoli crolla a pezzi e il sindaco di Napoli è costernato. In quale città svolge il ruolo di sindaco il sindaco di Napoli?

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