Mondadori, gli altri e il selfpublishing


(C) jppi at Morguefile
(C) jppi at Morguefile

Quando si parla di Mondadori si parla di una grande casa editrice, vero? Chi non vorrebbe essere pubblicato da Mondadori?

Be’, dopo aver visto diverse cose io non vorrei essere pubblicato da nessun editore, soprattutto se grande.

Mondadori ha sempre mostrato un interesse per gli autoeditori, per i selfpubliher.

TUTTI hanno mostrato interesse per quelli che vogliono pubblicare a prescindere, ma che magari non sanno nulla del manifesto del selfpublisher.

Ma, perché tutti hanno interesse per il selfpublisher? Perché gli scrittori sono narcisisti. Vogliono pubblicare anche se nessun editore li valuta. Ma come si permettono? Alcuni editori si indignano e altri si sfregano le mani perché con questa storia del selfpublishing l’unica cosa certa è che può diventare una buona fonte di guadagno per tutti.

Conosco un parente che si è fatto pubblicare da uno di questi “editori” pagando. Eh, sì, ma ha pagato dei servizi, non la publicazione in sé. Sì, e poi si sparano prezzi che manco una grande casa editrice ti fa su nomi di autori famosi. Paghi queste pseudocase editrici che ti danno un codice ISBN e poi ti stampano un libricino di 90 pagine che poi “vendono” a 14 euro con ebook a 4,99.

Oramai alcuni interpretano il selfpubishing con il vecchio termine editoria a pagamento. Sempre di narcisismo si tratta, diranno questi signori, no? Sono due cose completamente diverse, vi dico io. Profondamentissimentissimamente.

Il problema è che un autore alle prime armi, inesperto, crede che il mondo così funzioni (pagando per pubblicare o autopubblicare, tanto poi che differenza ci sta, giusto?) e quindi è un ottimo cliente per questi signori. Il problema grosso è che nessuno ti parla di cosa sia davvero il selfpulishing.

L’unica cosa che attira gli scrittori verso questa cosa del selfpublishing è il successo facile in pillole, perché poi è quello che accende la lampadina in testa: il concetto di diventare famoso in poche mosse. Eppure quello che vale per uno non vale per un altro. E, in genere, non è facendo ciò che ha reso famoso un autore che si diventa automaticamente famosi. Anzi, il vero selfpublishing è pianto, è fatica senza riposo, è dolore acuto, è rilettura che spinge all’odio del proprio scritto, è il cercare altre persone che ti completino quell’insieme di competenze che servono e che tu non hai.

Conosco selpublisher, non personalmente, che pagano volentieri belle cifre (5’000 euro? 10’000 euro?) per promuovere il loro libro con un trailer proiettato in una sala cinematografica prima della proiezione del film, gente che non si scandalizza a pagare 3’000 euro per avere un po’ di promozione, qualche intervista pagata, qualche recensione pagata e stampa di un po’ di copie. Nuove agenzie ed editori considerano il selpublsher una grande risorsa. Sì, “spenna il selfpublisher di turno”.

Anche un ramo di Mondadori (quello Retail) permette agli scrittori di realizzare i loro sogni offrendo a “Passione scrittore” una partnership, e Kobo ne fa pure promozione nella pagina di Kobo Writing Life. Di che si tratta? Una serie di servizi a pagamento per pubblicare (editing, correzione bozze, pubblicità di vario tipo, …). Sempre qualcuno che conosco è eccitato di vedersi in una libreria Mondadori. Fate pure, dico io, io non ho soldi da buttare (c’è persino l’opzione BEST SELLER 😉 ).

Se vi pubblicate da soli NON perché fate bene il vostro mestiere di autoeditori, NON perché credete nel selfpublishing come filosofia e NON perché NON volete avere un editore a cui sottostare, ma vi autopubblicate SOLO perché rifiutati dagli editori… e avete un bel conto in banca, forza, accorrete pure. C’è di sicuro il servizio che fa per voi, per un successo garantito. Si va da pochi centinaia di euro a editing molto costoso. Pagate i servizi, mica la pubblicazione?

Certo, ma perché tutti stanno a pubblicare? Ma che fine fa la vera letteratura?

Poi la cosa molto molto molto simpatica è l’editing offerto:

L’editing professionale è volto a valorizzare al meglio la tua idea, intervenendo sulla forma letteraria, su quella linguistica e sulla struttura e sullo stile del testo. Il lavoro di editing interviene sugli aspetti grammaticali e di sintassi del testo, oltre che sulla forma del racconto per adattarlo alle regole editoriali.

Dopo il lavoro di editing riceverai il tuo testo corretto in formato digitale per poterne prendere visione.
Tempistiche: 12 giorni lavorativi.

Un editing senza interazione con l’autore? Senza possibilità di vedere una prova (stai pagando cifre da capogiro)? Ricevendo il file solo a editing concluso?

Supponiamo che io voglia far editare in più o meno 12 giorni lavorativi “Sai correre forte“. Dal preventivo viene fuori: 1550,08 euro. Spendo 1550,08 euro per 96’393 parole senza interazione con un editor? Io mando il file, loro me lo rimandano correto. Certo, questi selfpublisher sono davvero il pane della vita, sono una fantastica e inesauribile risorsa per agenzie varie e case editrici varie improvvisate e non. Un’ottima risorsa, soprattutto se l’autore è molto narcisista ed è benestante. Vorremmo mai negare a qualcuno la possibilità di imbrattare un foglio scritto nei pomeriggi noiosi?

Ognuno faccia ciò che crede, tanto qua, per sbarcare il lunario, non ci stanno più soluzioni valide. Pensate che a me non hanno pagato lo stipendio di gennaio. Solo il 50%. Il resto a data da destinarsi ignota e avanzo ancora la tredicesima del 2014. E quello di febbraio che arriverà presto a scadenza tra 10 giorni? penso io. So bene che ci sono realtà in cui gli stipendi magari non li pagano da un anno. Al peggio non c’è mai fine, quindi sono anche tra i fortunati che un lavoro ce l’ha e che tutto sommato avanza poco dal datore di lavoro.

Se solo ci rifletto smetto di perdere tempo con l’autoeditoria, il selfpublishing e mi metto su un marciapiede con un cappello e le mani a coppa a chiedere l’elemosina, magari con un bel cartello: “non mi pagano più lo stipendio, se è successo anche a te almeno una volta nella vita, fai un’offerta a piacere”. Quindi figuriamoci se mi metto a spendere soldi per servizi editoriali. Chiunque li proponga.

Chi vuol spenderli quei soldi, faccia pure. Non lo giudicherò, solo, nel momento in cui spendi qualcosa per diventare famoso, ricordati di me che non vengo pagato al lavoro. Anzi, no, ricordati di quei padri di famiglia che hanno bocche da sfamare e a cui non viene più pagato lo stipendio da mesi e che vengono tenuti sotto ricatto dal datore di lavoro, ne hanno più bisogno ancora.

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