I dettagli e le emozioni dentro un’immagine


(C) Giovanni Venturi
(C) Giovanni Venturi

Non so se lo sapete, ma adoro fare fotografie. Sono un artista, esprimo il mio estro anche attraverso la fotografia, la musica e i video. Adoro fare booktrailer. Sto cercando di specializzarmi. Mi rilassa.

Dalle mie foto evito di farci rientrare persone per un fatto di privacy e perché di ogni foto che faccio voglio immortalare un aspetto particolare di un ambiente senza persone. In alcuni momenti è difficile fare in modo che ciò che vuoi fotografare non abbia la presenza di soggetti fermi o in movimento che disturbano.

Vedo un paesaggio, il tempo di prendere la macchina fotografica e puntualmente ti si piazza qualcuno davanti che si ferma e a gruppi iniziano interi book fotografici di autoscatti con i cellulari. Che fine faranno tutte ste foto? Inonderanno i social network, ovvio. Milioni di foto arrivano su Instagram, Facebook e Twitter ogni giorno. Migliaia di aste si elevano al cielo per altrettanto numero di autoscatti per ogni occasione.

C’era anche un ragazzo che mi seguiva su Instagram perché gli piaceva la galleria di foto che avevo condiviso. Aveva un suo account dove si baciava con la sua ragazza in ogni foto. Pensai: e se la lascia poi i baci con la nuova ragazza li mette su un altro account? Cancella quelli fatti con la ragazza precedente o li accoda in modo da dimostrare la sua virilità? Deve dimostrare qualcosa attraverso quelle foto? Mi faccio sempre domande.

Ma, a parte questo divagare, veniamo alla fotografia. Alla mia passione.

Da tredici anni oramai che ho comprato la mia prima fotocamera digitale, ho scoperto che di aver collezionato quasi 4700 foto di Napoli. Alcuni soggetti, alcuni panorami, li ho ripresa da ogni angolatura, sotto ogni effetto di luce e in diverse ore del giorno e dell’anno. Ci sono dettagli anche minimali che cambiano, soprattutto quando cambia la luce, cambia il periodo dell’anno, cambia il tempo (nuvoloso, con pioggia, con sole leggero invernale o primaverile, sole bruciante estivo).

Sono un quantitativo impressionante di scatti.

E quando vado sul Castel dell’Ovo resto folgorato da quelle onde che sbattono sugli scogli sottostanti. Le osservo, ascolto il rumore del mare, mi sposto e osservo di sotto da diverse parti delle terrazze e da zone panoramiche, e ciò che vedo giù cambia di poco o di tanto, ma cambia. Sembra una visione nuova ogni volta. I dettagli sono tanti, le emozioni anche. A volte ripenso a mio padre, a volte penso mentre sono per le strade di Londra, altre volte non penso a nulla, resto lì ad ascoltare il rumore del mare.

Altre volte, rarissimamente, mi porto i miei nipoti appresso e loro si annoiano a guardare il mare di sotto da diversi punti di vista, loro non sono per i dettagli, per l’osservare una scena da diversi punti di vista.

«Ma è uguale, tanto è sempre il mare che sta giù» è quello che dicono senza manco sforzarsi di guardare.

Non sembrano aver sviluppato una vena artistica e hanno tanto disinteresse per il mondo. Proprio i ragazzetti dovrebbero dire loro a me quali differenze notano in un’onda da un’angolazione piuttosto che da un’altra (la presenza di una parete d’angolo, una parete più verticale, di meno). Hanno l’età per poterlo dire, non hanno paura a guardare di sotto, anche perché ci sono io che vigilo con massima costanza. Ma la loro unica vita si svolge sullo schermo di un tablet. Assurdo che senza un aggeggio del genere tra le mani non sappiano apprezzare il mondo, non leggano, non disegnino, non imparino la musica, non abbiano un hobby qualsiasi che fa loro svagare la mente. Le generazioni future porteranno la morte della creatività? La morte per l’arte? Per il contatto con la natura?

Me li porto rarissimamente dietro perché ogni volta che chiedo loro se vogliono venire rispondono che non possono rinunciare alla loro massiccia dose di giochi su tablet/computer/console al punto che se non hanno questi strumenti con loro, dopo mangiato, scappano a casa dove possono mettersi a deprimersi dietro quegli schermi.

Amo tanto certe zone della mia città al punto che la copertina di “Sai correre forte” è opera mia. È un mio scatto.

Amo fare foto e video. A volte è anche attraverso queste due realtà che immagino nuove storie o dettagli per quelle in corso. Mentre cammino faccio uno scatto di un dettaglio e la mente si illumina.

A te piace la fotografia? Nei sei attratto al punto da riceverne ispirazione? Il mare cosa ti trasmette?

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6 thoughts on “I dettagli e le emozioni dentro un’immagine

    1. Ci saranno sicuramente corsi dove spiegano teoria e pratica, la differenza tra le varie lenti. Io lo faccio senza corsi. Provo a fare ogni foto in modo diverso, anche se mi innamoro di certi soggetti e ci torno e ritorno provando a coglierne l’essenza che mi è sfuggita.

  1. La amo molto e anch’io sono una fissata. Nelle occasioni ho sempre una fotocamera dietro e ho fatto video editing per anni che hanno fatto il giro di parenti, amici persino di scuole. Pensa che avevo una Canon reflex stupenda, regalo di laurea con un super zoom, fotografie mitiche, più che altro primi piani… Poi si è rotta e invece di comprarne un’altra sono subentrate tutte ste macchinette super digitali con prestazioni grandiose ma mai soddisfacenti come la buona vecchia macchina fotografica. La tua immagine bella davvero, complimenti. 🙂

    1. Anche io ho una Canon, digitale, ma non reflex. Costano molto e bisogna davvero studiare un po’ per saperla maneggiare e sfruttarne tutte le potenzialità. Qualche parametro manuale lo imposto sulla mia Canon, ma le reflex sono un altro pianeta 🙂

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