“House of Cards” di Michael Dobbs


Immagine del romanzo “House of Cards” di Michael Dobbs

“House of Cards”, il romanzo di Michael Dobbs non è il romanzo da cui è tratta la serie TV “House of Cards” con Kevin Spacey e Robin Wright. In realtà la versione americana della serie TV è solo si ispirata al personaggio di Francis Urquhart di cui si narra in questo libro e ad alcuni episodi. Quello della serie TV americana si chiama Francis Underwood. Si mantengono le uniziali FU.

Il libro di Michael Dobbs si ambienta nei corridoi della politica del Regno Unito, a Londra, a Westminster, mentre nella famosa serie TV di Netflix si parla di Stati Uniti e di Washington.

Questo per dire che la copertina dell’edizione italiana trae completamente in inganno. Quella dell’edizione originale inglese non ha Kevin Spacey in copertina, ma una foto di Londra. Certo, Spacey è arrivato più di 20 anni dopo il libro di Dobbs.

Dal romanzo di questo autore è stata sì tratta una serie TV che rispecchia nomi e luoghi, prodotta dalla BBC e abbastanza datata.

Oggi, nel 2017, quasi 2018, tutto quello che si racconta nel libro, dopo aver visto anche il bravo Kevin Spacey nella parte di Frank Underwood, è praticamente storia vecchia. Anche in Italia ci sono intrighi politici vari di cui è meglio sorvolare. Non mi ha particolarmente emozionato o scandalizzato, essendo abituato alle notizie dei media del nostro paese e a quelle che ci danno su presidenti americani di continuo.

Ovviamente anche se romanzato, il tutto è abbastanza credibile se lo si proiettasse in qualsiasi stato o nazione. Omicidi, ricatti, manipolazioni varie. Tutte cose già viste e sentite. Sicuramente gran bella storia 24 anni fa ma, ripeto, oggi è ben poca roba, ecco perché il romanzo non mi ha particolarmente preso. Il personaggio di Francis non è molto tratteggiato, sappiamo molto poco del suo passato, come anche quello della giornalista o di chiunque altro passi attraverso le pagine del libro, lo scopo era creare una trama d’effetto. Il mio voto resta sulle tre stelle. Non credo leggerò anche gli altri due capitoli. È raro che una serie TV o un film sia migliore di un romanzo, però a volte succede. Immagino, in questo caso specifico, perché tra il romanzo e la nuova serie TV ci siano più di 20 anni di mezzo di storia moderna. Di Londra non si vede tantissimo, nemmeno poco, però magari un stile leggermente più ricco, giusto un pochino, lo avrei preferito. Nemmeno a me piacciono lunghe descrizioni solo riempitive e distaccate dalla storia o dal senso che ne deve uscire.

Alcune frasi mi ricordano il Frank Underwood televisivo, con il suo carisma e il suo cinismo politico e, infatti, mentre lo leggevo, le immaginavo pronunciate dal doppiatore di Spacey.

Consiglio questo romanzo a chi non ha visto né la serie britannica “House of Cards” e nemmeno quella americana, altrimenti alcune cose si ricollegano facilmente agli eventi che si vedono nella stessa, anche se libro e trasposizione televisiva americana sono due cose ben diverse.

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