Ma questo 2018 come andrà?


Immagine rilasciata con licenza Creative Commons Zero (CC0) da Dreamstime

Sembra quasi obbligatorio fare una specie di resoconto di fine anno/inizio anno. Non che ne abbia molta voglia, visto che dovrò dare conto di quanto i miei romanzi hanno avuto successo o meno e, in prospettiva, preparare l’anno editoriale 2018.

Successo. Cancelliamola questa parola successo.

Oramai è sempre più noto che con l’aumento del costo dei servizi (pare che nel 2018 ogni persona pagherà in media 1000 euro in più per avere sempre meno servizi), della noia verso la lettura, bisognerebbe davvero smettere di scrivere. Smettere non perché uno voglia davvero, ma solo perché senza storie tra le mani non viene voglia di pubblicare quelle storie e poi sbattere contro il muro del silenzio, facendosi male per l’ennesima volta, in un eterno stato di incoscienza.

La scrittura non rende, i lettori non ci sono. Detto questo veniamo a noi.

L’anno scorso mi ero detto: “E se pubblicassi tre romanzi?”. Alla fine ho pubblicato solo due romanzi. Ma l’idea di pubblicarne tre mi sembrava follia allo stato pure solo a sentirla pronunciare.

Il famoso romanzo sull’editoria

In realtà sono ancora incerto se abbia senso o meno pubblicare il famoso romanzo sull’editoria. Che poi lo chiamo così per ragioni di semplificazione. Si parla di editoria, ma si parla anche di altro. Si parla di disturbi da dipendenze, di vite sballate, di persone che minacciano e ricattano altri per sopraggiunta noia. Fatti ispirati dalle continue notizie dei telegiornali. Un romanzo tosto in cui si muovono 36 personaggi all’insegna della crisi economica, della crisi dei valori della famiglia, della crisi adolescenziale, ma di adolescenti benestanti.

Non ho nemmeno smesso di scriverlo. Cioè, il grosso è concluso, mancano le ultimi parti, ma il romanzo è così angosciante per certi versi, personaggi così negativi, antieroi che cercano 15 minuti di notorietà che bisogna trovare il modo e l’umore giusto per limare il tutto, per tratteggiare meglio le storie. Sprecare il materiale per correre verso il nulla non è nettamente entusiasmante. Forse dovrei cercare beta lettori perché essendo una storia così particolare servirebbero opinioni o forse no. Ci sono scrittori che nella loro vita hanno lavorato per anni a un romanzo sapendo bene come metterci mano. Poi, diciamocela tutta, con il fatto che non si legge, un romanzo strutturato così non se lo leggerà nessuno e non perché sia fatto male. Se c’è una cosa che in anni di scrittura ho imparato, è la strutturazione della trama e, proprio la trama di questa storia, la si potrebbe vedere come una serie televisiva un po’ ad alta tensione, ricca di spunti, dove c’è sempre qualcosa che non torna dietro l’angolo. Lo scopo del testo? Mostrare l’animo umano nei sui aspetti di arrivismo, dove tutti si giocano le loro carte, anche se per noia fanno del male agli altri senza pensarci due volte.

Il romanzo sul selfpublishing

Come spin off del romanzo sull’editoria c’è anche il romanzo sul selfpublishing, dove si radunano tutti i luoghi comuni di cui noi selfpublisher siamo bersagliati, spesso da persone molto vicine a noi e da cui non te lo aspetteresti. Naturalmente per rendere la trama interessante ha bisogno di lavoro. Parla di una selfpublisher che affronta il demone della pubblicazione e sul suo cammino arrivano tutti gli “esperti” (o presunti tali) di editoria che darebbero volentieri fuoco a chi si autopubblica. Il tutto è scritto in forma ironica per dare modo di sorridere su disgrazie quotidiane.

Le parole confondono

C’è anche il quarto volume de “Le parole confondono” che stavolta affronta in modo diretto, approfondisce molto, un tema che a volte ricorre nella serie. I pro, i contro, la realtà, i pensieri che a volte rendono lancinante vivere in modo normale e soddisfacente ai propri stessi occhi. Questo è l’unico romanzo su cui sto dedicando un po’ di tempo. Non fosse altro, ma perché ho una lettrice che si è appassionata a questa serie e, quindi, in teoria, scrivo per lei. Sono fortunato a sapere che esiste qualcuno che vuole leggere di Francesco, di Andrea, di Giulia e degli altri personaggi che sono nati nel tempo. Il quarto volume parte dalla fine del secondo volume, quando Francesco e Gianluca, dopo quattro anni di assenza di Francesco da Napoli, si incontrano di nuovo. La trama? Ci penserò, ma parla di Gianluca. Della sua adolescenza travagliata e di Francesco che cercherà di capire cos’ha, perché si porta nel cuore ancora tanto dolore. Anche dopo anni in cui sembrava tutto a posto.

Onestamente non so se questa storia, per la particolarità che porterà con sé, sarà apprezzata in tutto e per tutto da chi, come me, crede in questi personaggi e nelle loro storie.

Chi leggerà ancora nel 2018?

Un altro amico autore, nel suo blog, diceva che sta scrivendo una storia che porterà a meno lettori. In effetti la narrativa sembra avere questa tendenza, non fosse altro, ma anche i lettori che c’erano prima, poi spariscono, le difficoltà non ci abbandonano mai, molti preferiscono comprare altre cose, incluso il nuovo iPhone X da 1300 euro invece di libri. Non c’è problema. Chi non vuol leggere, che non legga. Non sono io che devo convincere altri a leggere, e in ebook.

Perché ero sparito?

Non che sia tornato in maniera stabile. Il fatto è che sono stato male, durante il mio soggiorno a Londra me la sono vista brutta. Mi sono preso un febbrone. Sapete, l’invidia è una brutta bestia. Un collega mi ha detto con una forte ed evidentissima “punta” (era molto più di una punta) di invidia, quasi fossi in debito con lui di soldi per il mio viaggio a Londra, che andavo un’altra volta a Londra. Beato me. Io qua, io là, ecc ecc… E alla fine tanto l’invidia, tanto il fatto che io già ero un po’ con mal di gola, già reduce di antibiotico (tra l’altro insufficiente), forse il freddo della notte di Capodanno lungo il Tamigi, mi è venuta una febbre che arrivava quasi a 39° C. Sono stato bloccato per due giorni in albergo. Terrorizzato dal fatto che fossi lì e che a brevissimo sarei dovuto rientrare e ancora non stavo bene e, infatti, i 39° C mi hanno accompagnato anche al rientro per ben due giorni. Immaginate la voglia di comunicare questi tragici fatti ai lettori che con nuovo anno brutte cose non ne vogliono sentire.

Buon 2018

A tutti voi buon anno nuovo. Buon lavoro nuovo (cerchiamocene uno nuovo tutti: fa bene cambiare!). Lasciamo perdere questi cialtroni politici che ci stanno preparando un 2018 coi fiocchi, lasciamo perdere le febbri a 39° C, le invidie delle persone che non capiscono nulla, non si rendono conto che dietro un viaggio c’è una preparazione, un sacrificio che si evidenzia nei mesi precedenti, e un’angoscia che va salendo mano mano che il tempo passa, c’è una necessità di andare via, c’è un bisogno di fare delle cose che permettano di distrarsi, anche se la meta si conosce da un po’. Buon anno nuovo a tutti quegli ottimi selfpublisher che vengono perseguitati da quelli che sono i geni che sanno solo loro come funziona l’editoria. Fateli pure passare avanti e cambiate strada. Lasciateli soli.

La vita è una sola e non torna più, se decide di non farlo. Buon buon 2018! Di tutto cuore.

Volete fare domande su queste storie? Volete leggere il romanzo sull’editoria? Volete più dettagli sul quarto volume de “Le parole confondono”? Volete solo farmi gli auguri? Dirmi “ciao”? Fatelo.

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4 thoughts on “Ma questo 2018 come andrà?

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