“Le parole confondono”, il NaNoWriMo 2018 e il giuramento


Dopo il mio sudatissimo NaNoWriMo 2018, concluso con la scrittura ex novo di parte del quinto volume de “Le parole confondono”, c’è stato il Now-What? del NaNoWriMo, ovvero il : “E ora?”. Cioè, il giuramento.

La promessa che ho sottoscritto è la seguente.

«L’ho fatto! Io, autore di talento, mi sono impegnato a modificare e revisionare il mio manoscritto.

Ho giurato di intraprendere il non lussuoso processo di editare la prima stesura del mio romanzo. Capisco che questo processo può essere caotico e scoraggiante, ma alla fine altrettanto gratificante come se lo stessi scrivendo per la prima volta.

Ho sostituito tutti gli strumenti creativi (penne, matite, tastiere, touchscreen, penne e pezzi di carbone) nel mio spazio di lavoro con quelli distruttivi (cancellatori, tasti backspace, bianchetto e mazze comiche di grandi dimensioni). Raffinerò e triterò frasi, paragrafi e capitoli con ferocia imparziale.

Soprattutto, ho promesso di considerare il mio romanzo con un occhio critico ma non crudele, perché è un lavoro della mia unica e sola immaginazione e merita di essere reso ancora migliore.»

Quindi, se c’era l’incertezza rispetto al fatto che non sapessi se pubblicarlo o meno, ora non c’è. L’importante è finire questo testo, anche perché, in questo periodo, una nuova lettrice, non so come, visto che oltre il blog e Twitter non vado, ha letto il primo romanzo della serie e le è piaciuto. Sono contento che ogni tanto mi arrivi qualche soddisfazione. Fa sempre bene al morale.

La lettrice ha letto anche il secondo volume, le è piaciuto e nella recensione ha detto che proseguirà anche con il terzo, che spero piacerà ancora e poi il quarto e poi spero che attenderà un attimo il tempo che mi resta da dedicare al quinto, che è moltissimo, visto che è ancora in piena fase di lavorazione.

In teoria dovrei lavorare all’editing di un romanzo concluso ma, sapete, io soffro di alti e bassi e la fase di editing si porta via molte energie. Sembra sempre tutto corretto, poi lo rileggi e dici: «Ma questa frase qui, perché mi era sfuggita? E quella lì? Non sembrano scritte da me». E fosse solo questo! Il problema è che bisogna capire come presentare il testo dopo aver fatto editing su 36 personaggi e le loro storie. Un grosso mal di testa, perché se riesco a farci editing e farlo bene mi ci vorranno forse 18 mesi, visto come sono fatto.

Ma torniamo al quinto volume. Quando potrebbe uscire? Non saprei. Forse Natale. Dipende quando lo finisco. Al momento non sono lontanissimo dalla fine. Ho scritto circa 71’000 parole e vorrei non andare oltre le 80’000, poi non so. Verrà il più breve dei cinque se mantengo il testo all’interno di questo limite, ma sarà comunque un storia non brevissima.

C’è una lettera misteriosa, un ricordo di infanzia che distrugge l’animo di Andrea Marini nonno di Andrea e ci sarà il complesso rapporto con il nipote e con il figlio. Non svelo altro, ma ho già pronto titolo e copertina perché, quando inizio a scrivere un romanzo, ho le idee molto chiare su cosa voglio raccontare. A volte anche molto prima di iniziare. Mi serve solo tempo. Le storie continuano a invadermi la mente. Idee ne ho tante. Non so se il quinto sarà l’ultimo. Dovrebbero dirmelo, a questo punto, le mie due lettrici fedeli, il mio beta reader. Ho alcune idee per il sesto, ma non riescono ancora a giustificare un sesto volume. In realtà ho un’immagine di come potrebbe essere l’inizio (forse di vari volumi), ma è decisamente presto per dire qualcosa. Una di queste immagini iniziali condurrebbe la storia in una brutta direzione per i personaggi. Non posso fargli qualcosa di ancora più duro di quanto non gli abbia già combinato nel cinque volumi editi.

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