Hemingway non conosce l’italiano


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Eh, be’, certo, dirà chiunque. Ernest Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Autore di romanzi e racconti in lingua americana. Come potrebbe mai conoscere l’italiano come lo conosco io o magari un docente di lingua italiana nato in Italia?

Il titolo di questo articolo è una mera provocazione. In passato ho letto “Il vecchio e il mare”, ma ammetto di non ricordarne nulla. Di recente ho letto “I quarantanove racconti”. Qualcuno era interessante, altri non particolarmente.

Quando mi sono imbattuto nel racconto “Cinquanta bigliettoni” mi sono innervosito tanto. Per tutta la durata del racconto viene continuamente confuso l’uso del tempo verbale con la massima nonchalance. Si alterna in modo casuale e ripetuto l’uso del presente indicativo con il passato remoto in maniera del tutto sgrammaticata.

Nessuno mi venga a dire che è un effetto voluto o che Hemingway se lo poteva permettere. L’errore è da dilettante. E se a qualche editor, a un editore o a un lettore attento capitava un simile testo sotto mano, di un pinco pallino qualsiasi di un autore esordiente, lo avrebbe mandato per le vie, messo al bando in pubblica piazza o quasi.

Alternanza di verbi in modo confuso. Esempio:

«Come va?» dice.
«Bene» rispose.
«Vado a pesca, vuoi venire?» lo invita.
«Non saprei» disse sfiorandosi il labbro con il pollice.

Capirete che se si inizia il racconto col presente indicativo, non si può, appena alla riga dopo, in modo del tutto sgrammaticato/ingiustificato, usare il passato remoto, tornare al presente indicativo e poi di nuovo il passato remoto. Questo per tutta la durata del testo.

Mi sono forzato a finire il racconto. Era uno degli ultimi della raccolta altrimenti avrei buttato il libro nel cestino sin da subito. Lo ha fatto solo per questo racconto, ma lo ha fatto.

La domanda è: lui o il traduttore?

E quando si evince un errore di tale portata e che non ho mai – e sottolineo mai – incontrato nei testi che leggo, chi ha tradotto non poteva correggere? Oppure la lingua originale è corretta ed è stato il traduttore che non ha saputo regolarsi magari per qualche forma di slang presente nel testo?

Oppure il traduttore se ne è accorto, ma ha dovuto tradurre con tutti gli errori per non alterare la volontà dell’autore? Da un traduttore, dopo una serie così palese di errori, mi aspetterei una postilla in cui si dice che gli errori di grammatica del racconto “Cinquanta bigliettoni” sono stati riportati pari pari dal testo originale.

E “I quarantanove racconti” sono pubblicati, in Italia, da Mondadori. Sarebbe interessante vedere nelle altre traduzioni se l’errore è presente o meno e, soprattutto, sarebbe fondamentale disporre del testo originale per capire chi ha prodotto l’errore.

Poi dicono che tutti i self-publisher non sanno scrivere. Be’, diciamo pure che nessuno sa scrivere, nemmeno chi è pilastro del mondo narrativo, da quanto mi trovo a verificare da tempo.

Ho trovato lo stesso tipo di errore nella parte iniziale di “Cecità” di José Saramago. Essendo la parte iniziale dell’anteprima del Kindle, non ho concesso all’autore, benché famoso e premio Nobel per la letteratura portoghese, una seconda possibilità. Ho eliminato direttamente l’anteprima dal Kindle.

I traduttori devono limitarsi a tradurre o rendere corretto un testo sgrammaticato e/o con errori palesi che non sono funzionali al testo stesso?

3 risposte a "Hemingway non conosce l’italiano"

  1. I traduttori hanno un arduo compito quello di portare un testo nella lingua d’arrivo che deve essere il più possibile piena di significati,ma non certo grammaticata. Modificare è il suo mestiere ma rendere sempre il verosimile attaccato alla realtà della lingua d’arrivo! Facile no!?

  2. Ho studiato l’inglese e a livello dilettantesco ho anche fatto delle traduzioni. Riguardo lo spunto di partenza del tuo post ti posso dire che anche il racconto originale è così: Hemingway usa in inglese proprio frasi simili, letteralmente “io gli CHIESI – lui mi RISPONDE”.
    Riguardo la tua domanda finale, si tratta in realtà di una questione molto ampia e dibattuta. C’è chi sostiene che una traduzione deve essere fedele all’originale per mantenerne lo spirito, c’è chi dice che una traduzione deve essere “letteraria” e quindi il traduttore deve anche fare delle modifiche sostanziali se necessario. Però c’è chi obietta che così non è più “il racconto di Hemingway” ma “la versione del traduttore”.
    Difficile trovare un compromesso, te lo dico per esperienza diretta.

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