I concorsi letterari e… Amazon


Photo by Robin Stickel from Pexels

Nella mia visione, un concorso letterario è un’opportunità che permetterà di selezionare, da un insieme di testi di scrittori, qualcosa che abbia una storia valida che emoziona e che viene raccontata nel modo giusto da qualcuno che ha talento e che magari è un perfetto sconosciuto. Il concorso letterario gli darà un minimo di visibilità.

Darà visibilità alla sua bravura a prescindere dal fatto che il testo sia o meno vendibile a livello editoriale, anzi che sia vendibile o meno non dovrebbe importare a nessuno. Quale sarebbe il senso di premiare qualcosa di vendibile di un autore, magari, senza talento e che non ha idea di come si scrive, o di quale sia la grammatica, di quali parti si compone un testo narrativo, che non sa come si gestisce un dialogo o un personaggio? Perché, se non guardi queste cose cosa selezioni esattamente?

Lo sappiamo (credo in pochi) che scrivere è una gran rottura di scatole. Non è il semplice far scivolare parole una dietro l’altra senza prestare attenzione. Quando si presta attenzione massima, non si riesce così facilmente a scrivere un testo, figuriamoci improvvisando. Certo, poi la differenza la fa il talento, magari c’è un talento nascosto che sa come funziona la scrittura, non conoscerà tutte le regole, ma sì, ha talento da vendere, e lo si capisce leggendo il suo romanzo, la sua novella.

C’è chi offre rivelazioni in appena 23 pagine su come si scriva un best seller. Altri insegnano la stessa cosa dicendo che occorrono giusto 7 giorni per scrivere un testo che spacca tutto, magari in un videocorso a pagamento di un paio d’ore.

Ma la storia non è solo la storia. Bisogna saperla narrare, sapere come vengono presentati i personaggi, avendo idea di come farli interagire. La storia è: quali emozioni suscita, quanto risultino convincenti e coinvolgenti i dialoghi. E non è solo questo. Entrano in gioco anche tanti e tanti altri fattori. Inutile farne un elenco. Dimenticherei sicuramente qualcosa.

Questa è la mia visione, dove un concorso importante lo può vincere anche chi non ha follower su instagram/twitter/facebook, che non si mette in mostra in alcun modo, che non scrive con l’intento di vendere milioni di copie ma di faticare duramente. Testi del genere ne ho letti. Nessuno li ha premiati mai in concorsi letterari. Non dico che nessun concorso scovi mai il talento. Non sto affermando ciò.

Ma so bene che la mia visione nei confronti di un concorso letterario è piuttosto romantica.

I concorsi letterari oramai hanno distrutto questa mia visione diversi anni fa.

Leggevo che anche Amazon ha indetto un concorso letterario. Mi sono detto: “Vuoi vedere che il mio pensiero vedrà la luce in un tal concorso? Uno sconosciuto e la potenza di fuoco di Amazon”.

Poi vai sul sito del “Premio Letterario Amazon Storyteller” e leggi:

«Fase iniziale. Ciascun Libro sarà valutato in base all’interesse collettivo suscitato e ad altri criteri di tipo commerciale e di contenuto, secondo quanto stabilito dalla Società promotrice».

Ovvero, se sei un tipo che scrive libri che sono la moda del momento, se sei in grado di riceve molti apprezzamenti (recensioni a 5 stelle? Molte vendite? Restare in classifica top 10 per mesi?), allora vai in finale insieme ad altre quattro persone e, solo dopo, una giuria di 7 persone fa una selezione.

Pensavo Amazon volesse rompere gli schemi, volesse premiare il talento e, invece, c’è l’ennesima conferma: Amazon premia chi riesce a vendere di più sul suo store. Non solo, ma se vuoi partecipare, non potrai pubblicare su nessun altro store. Solo su Amazon.

Una cosa del genere è stata fatta anche da Kobo per diverse edizioni.

Tanti si possono organizzare per spingere la classifica, usare meccanismi per cui arrivano recensioni a 5 stelle e in gran numero attraverso meccanismi che io ignoro. Ma anche se non fosse usando questo tipo di trucchi, mi pare di capire che non si premia il talento, che è proprio ciò che nemmeno tanti editori fanno più da decenni. Quindi, da questo punto di vista, si sono uniformati, la cosa non fa una piega. Sono diventati tutti venditori che devono vendere per mandare avanti la baracca. Lo posso accettare. I tempi cambiano.

Ma cosa avrebbe di letterario tutto ciò?

Ah, sì, giusto. Il nome del concorso.

Eppure Amazon va apprezzata per la sua totale chiarezza, a differenza di chi non lo scrive in maniera esplicita nel regolamento di un concorso e finisce per applicare le stesse regole.

D’altra parte, cosa poteva mai fare un negozio on-line se non premiare chi vende di più?

E, infine, cos’è davvero la letteratura?

Chi giudica chi?

Chi siamo noi e dove stiamo andando?

Tanti auguri a tutti.

2 risposte a "I concorsi letterari e… Amazon"

  1. Beh, per quanto Amazon sia molto onesta nel chiarire il suo anteporre i numeri a un’eventuale qualità artistica, sappiamo tutti benissimo quanto un meccanismo di quel tipo sia esposto al ‘cheating’ tipico di quel mercato di distribuzione.

    Ma, in definitiva, ci frega qualcosa?

    Ho letto di recente un post su Nocturnia che fa un paio di considerazioni dedicate alla letteratura di genere paragonando i vari concorsi ad affluenti che portano ‘acqua’ (idee, novità) a un settore. In questo senso l’idea del concorso, anzi dei concorsi, mi piace già di più.

    1. A me non frega una ceppa 🙂 . Non darei mai l’esclusiva a uno store dove c’è un tale intasamento di qualità da record. Non mi sento degno e preferisco la libertà, sono un autore indipendente. 🙂

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