Gli italiani, bella gente

Photo by Paula Schmidt from Pexels

Purtroppo da marzo a questa parte sono stato costretto nel bene e nel male, a cena, a sorbirmi decine e decine di trasmissioni e dibattiti politici. Alla fine sono state pseudo trasmissioni e pseudo dibattiti politici.

Per due motivi. Il primo è che davvero ci hanno stancato. Si mettono su trasmissioni di un’ora per sentire sempre la stessa cantilena, ovvero si parla di quello che secondo qualcuno potrebbe o non potrebbe succedere rispetto a quello che qualcun altro potrebbe fare o dire, ovvero si parla del nulla.

Non si fa informazione ma pettegolezzo, intrattenimento di pessima qualità, però la si spaccia per dibattito serio, scientifico, e per informazione seria, un po’ come se io invitassi delle persone accanto a un tavolo e gli chiedessi: «Secondo te com’è questo bicchiere di vino?», e gli presentassi, invece, un bicchiere d’acqua.

È caldo? Freddo? Tiepido? E il vino a che temperatura dovrebbe essere bevuto? Però forse il paragone non tiene perché il vino è un oggetto concreto, ce ne saranno tante varianti ma quello è, cambia il colore, la consistenza, può essere non dolce, dolce, frizzantino, ma non lo confondi di certo con l’acqua, col caffè, con un super alcolico, con la birra o l’aranciata.

Invece si parla, parla e parla per ore e ore e ore di qualcosa che qualcuno ancora non ha deciso e di cui si vocifera, ma di cui nulla si sa in concreto. Si parla troppo e, spesso, in modo improprio, con la tendenza a massimizzare la confusione.

Poi ci sta la chicca finale. In queste pseudo trasmissioni in cui si invitano pseudo giornalisti di pseudo grandi testate nazionali si chiede, come se il conduttore non fosse italiano, cosa devono fare gli italiani e lo pseudo giornalista di turno, sempre anche egli italiano, risponde che se lui fosse negli italiani bla bla bla.

Italiani. Una cosa vergognosa il modo in cui si abusa di questo termine. Potrei capirlo in una trasmissione inglese, francese, americana, tedesca, svizzera, madrilena, eccetera, ma che cavolo: siamo in Italia, non puoi chiedere a qualcuno: “Ma gli italiani cosa dovrebbero fare” e l’altro: “Se io fossi negli italiani”. Ripeto, ma di che nazione siete voi? C’è una tale spocchia dietro un parlare fatto in questo modo che mi dà la nausea. Siamo cittadini, persone, non animali o non connazionali, ma la vogliamo smettere di usare questi termini “aulici” per fare informazione, per esprimerci?

Photo by David Geib from Pexels

A me sembra facciano satira, prendano in giro. Loro che le parole le dovrebbero trattare bene. Poi leggi degli articoli on-line e vedi che confondono la “è” con la “é”, la punteggiatura non sanno manco cos’è. Refusi a tutto andare e parlano di nulla. Qualcuno da Facebook, “grande giornalista” offende usando pure le male parole, come se fosse al bar con gli amici, o nella cantina a ubriacarsi e non su un social network a presentare il proprio articolo o pensiero. Sei un giornalista e devi pesare le parole, lascia che sei incazzato ma sei o non sei un professionista? Dimostralo.

Questi sono i giornalisti che l’Italia si ritrova nel 2020, quasi 2021. Per fortuna che esiste Massimo Giletti che si discosta profondamente dalla categoria. È l’esempio di buon giornalismo, dove ti fa delle ricerche, risale ai fatti concreti e tira fuori tutto il marcio di certi eventi. Non si fa le pippe mentali come in quelle trasmissioni spazzatura dove si dibatte del nulla in una sorta di salottino per elite ripetendo il dibattito intorno al nulla ogni benedetta sera.

Per non parlare di altre persone di cui non ho stima nemmeno per errore: i politici che hanno sposato la parola italiani da sempre, in costante campagna elettorale: “Lo facciamo per il bene degli italiani”, “gli italiani ce lo chiedono”. Perché, anche quelli che ci governano/vorrebbe farlo, sono non italiani? Mah.

Che poi non fanno nulla per il bene di nessuno di noi, ma solo per il loro egocentrismo che in un’epoca dove conta molto di più un’offesa, un “like”, un “selfie”, un “tweet”, una foto su Facebook, uno stare sempre al centro delle attenzioni e fare parlare di sé non ce ne sta più per nessuno. Siamo condannati in eterno a essere presi per i fondelli ogni momento. Non puoi credere più a nessuno. Adesso dichiarano X e 5 minuti dopo il contrario di X e dopo altre 5 minuti il contrario degli altri 5 e 10 minuti precedenti in una terza versione ibrido umano-alieno.

Piuttosto che avere un programma politico nero su bianco e rispettarlo visto che qualcuno ti ha votato fai i tuoi comodi, violi le leggi che stesso tu col tuo partito hai approvato.

Solo il presidente del consiglio ci chiama cittadini, invece di italiani, e questa cosa mi piace. Il problema è che lui è confuso peggio di noi. Questa storia dei colori, dei giorni, delle fasce orarie, delle regioni, dei comuni, di cosa puoi o non puoi fare e quando non ho capito nulla di nulla di nulla. Una sola cosa mi è chiara. Il 3 gennaio è zona rossa, il 4 gennaio no, il 5 sì. Vai a capire che cavolo cambiava se anche il 4 fosse stata zona rossa. No, altrimenti non generi ulteriore confusione, ti pare? Ma, d’altra parte, è noto che “Le parole confondono”, non vi pare?

Gli italiani, bella gente.

Non tutti siamo uguali, non tutti abbiamo lo stesso grado sensibilità, lo stesso modo di esprimerci, ma ha senso dire “italiano” a un altro italiano in Italia per parlare del nulla e del contrario di nulla?

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