Scrittura in corso: 10 mesi dopo

(C) ditfeet at Morguefile

Il settimo volume della saga/serie “Le parole confondono”, ancora inedito, oggi compie dieci mesi: 17 marzo 2020 – 17 gennaio 2021. È molto probabile che sarà l’ultimo volume, quindi devo dedicarmici per bene.

Inoltre, tra lockdown e blocco dei viaggi non esteri ed esteri e altre cose varie, l’umore non è proprio alle stelle. Mi riesce un po’ difficile affiancare Sergio e dare voce alla sua storia, ma sto ancora meditando per alcuni aspetti, sto provando a curare un po’ tutti i personaggi che si presentano nel volume.

L’incontro tra cugini è in atto e far muovere e agire insieme diversi personaggi deve avere un senso e deve essere fatto per bene. I dialoghi possono essere un problema, il testo può essere un problema.

Ogni tanto mi fermo e focalizzo su un fatto che ho raccontato, lo vado a rivedere più e più volte perché mi viene un dubbio. Sono cose che succedono con regolarità quando non ci si dedicano diverse ore ogni giorno. Se avessi potuto, se potessi, il testo sarebbe già concluso.

Dicevo, il romanzo voglio che sia ricordato con un degno finale di una storia che ci ha accompagnato per circa nove anni e in sette libri. Non potrò mettere insieme tutti i personaggi incontrati nei vari capitoli, però quasi tutti i protagonisti ci sono. Sono tentato di mettere in scena alcune comparse, cammei, ma devo fare attenzione a non rallentare la trama.

Ho idea di varie eventi che si verificheranno. Diciamo che di alcuni ho anche delle varianti, devo solo capire quale versione di una scena mi piace di più e quale porterà alla trama il giusto apporto e, mentre scriverò quella scena, se il personaggio sarà d’accordo o vorrà un’ulteriore variante a cui non avevo ancora pensato.

A differenza dei testi precedenti, questo settimo volume necessita della lettura dei sei libri precedenti, o quanto meno del quinto e del sesto. Ovviamente i libri vanno letti tutti nell’ordine se si desidera leggerli tutti, se invece ci si vuole impegnare in un solo romanzo va bene anche uno dei sei o dei sette, una volta pubblicato anche l’ultimo, ma mi sento di dire che alcune cose saranno più chiare, i personaggi più delineati, se sono note le vicende precedenti, almeno quelle degli ultimi due libri.

Mi muovo tra le strade di Londra, guardo mappe, porto alla mente quelle strade e quei luoghi a me tanto cari e noti. Cerco di riportarli su carta in modo vivo, tridimensionale, e sensato, cerco quel dettaglio che fa la differenza. Non è facile, visto che io ci sono stato tante volte lì. Il fatto di poterci tornare tramite questo romanzo mi aiuta anche a scriverlo, e a scriverlo meglio.

Non so, alla fine, come me la caverò, ma in questo testo interagire con così tanti elementi e vicende è una bella sfida. Riuscirò a portare il lettore dentro la storia, a prenderlo per mano e accompagnarlo fino alla fine? Io penso di sì. Ci sto lavorando appunto perché accada, come per i libri precedenti.

A volte mi chiedo quanto sia pericoloso scrivere una serie. Si può venire meno in uno dei libri per stanchezza. È difficile man mano che ci si inoltra. Un po’ come in un labirinto enorme in cui ci si può perdere e non uscire più.

La sfida è forte. Mi fa andare avanti il fatto che sono il primo a volte vedere come finisce la storia. Io lo so in maniera generica cosa accadrà, ma non conosco affatto tutto, alcune cose, per esempio, sono venute mentre le scrivevo. Avevo pensato un evento specifico, ma il personaggio mi ha condotto, in modo originale, altrove.

Ricordate che una storia la fa il personaggio, non deve essere il contrario altrimenti il lettore non si lega al testo, non si crea empatia verso gli attori e la storia stessa.

Poi è chiaro che il risultato finale è sempre incerto anche quando siamo sicuri di aver visto un testo a 360° e per molto tempo anche con gli occhi dei nostri beta lettori. Questo perché le parole confondo e certe incertezze sono sempre all’orizzonte mentre si scoprono i motivi segreti dell’amore e si prova a essere felice per un giorno, sempre guardando il mondo sempre coi tuoi occhi, perché tu sai correre forte.

Alla prossima.

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