Rita, su Netflix

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Rita è la seconda serie televisiva danese che guardo su Netflix. La prima, come già recensito, è stata Borgen.

Entrambe mi sono piaciute molto. Trattano di due argomenti completamente diversi. In Rita si parla di una insegnante di scuola che risulta fuori dagli schemi, molto eccentrica e che ti dice sempre cosa pensa, si mette anche contro le persone, arriva anche a correre il rischio di farsi licenziare, o lo supera, se lei crede nella buona causa per cui si batte.

Rita fa l’insegnante per salvare i ragazzi dai genitori. Il che è proprio vero, perché molti genitori risultano avere delle fisime esagerate e, quelle fisime, le incollano anche addosso ai figli, che non pensano più con la loro testa, ma secondo schemi fissi che Rita non sopporta. E la cosa effettivamente è così. Alcune frasi dei ragazzi vengono direttamente dalla bocca dei genitori. Tipo il fatto che i figli, ragazzi delle scuole medie, non possono mangiare cibi con zuccheri. Mai. Un conto è non mangiarne mai, altra cosa è l’abuso di zuccheri.

Ci vorrebbero più insegnanti come lei. Coraggiosi, che ti dicono cosa pensano, certo, a volte il personaggio crea situazioni imbarazzanti, ma sempre perché c’è quel velo di ipocrisia negli altri, e a lei piace metterlo in evidenza, fare ironia, si sente di morire se non fa notare certe cose. La adoro.

Rita tra le varie difficoltà e il suo carattere particolare deve crescere tre figli, in particolare Jeppe, il quale si scopre ben presto essere omosessuale. Rita vive rapporti difficili un po’ con tutti, figli, colleghi, partner, ma cerca di andare avanti, di cambiare, di adattarsi cercando di mantenere la sua coerenza, cosa che ho apprezzato molto.

Le sigla è particolare e la musica è della stessa è energia pura.

La serie ha avuto molto successo, infatti su IMDB ha un punteggio alto. Prodotto dalla TV danese, poi Netflix subentra con la terza stagione, finché non si decide di chiudere i battenti con la quinta stagione per non rischiare di minare la qualità del prodotto. Molte serie TV vanno avanti tanto per inerzia, scadendo sempre di più. Non è facile tenere il ritmo, soprattutto quando affronti certe tematiche. Forse si poteva arrivare a sei stagioni, però forse è giusto siano solo cinque.

E nella serie ho visto cose molto moderne rispetto all’Italia. Qualcosa che ce lo si sogna e, al di là della modernità, nella serie si combatte per i propri sogni, si fa il conto con il passato, con il presente, ci si mette di fronte a scelte, insomma bisogna godersi i vari aspetti di Rita e si può imparare anche a proiettare le cose verso il proprio presente, per quanto sia completamente diverso e si viva in un contesto molto più bigotto e ipocrita, il combattere per i propri sogni è qualcosa di universale.

Voto con un bell’otto e mezzo. Le prime tre stagioni sono molto molto molto belle, le ultime due un po’ meno, ma sempre molto buone, soprattutto rispetto alla maggior parte delle serie italiane, tolte alcune eccezioni. Mille Dinesen molto brava nel ruolo di Rita, come anche il resto del cast.

Alla prossima serie TV.

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