Qualche giorno fa rileggevo degli articoli sul self-publishing, sulla mia prima pubblicazione, sulle recensioni che mi fecero attraverso i blog, le interviste, addirittura. Sono passati 13 anni ed è cambiato tutto e niente.
Molti, nel 2025, saranno dell’idea che il web è il posto dove si va su un ben preciso motore di ricerca (il quale ci profila) e tramite esso si cercano le cose sul web. Come se non esistessero alternative, o “luoghi” dove arrivare direttamente senza intermediari. Come se il web fosse noto solo a tale motore di ricerca e basta. Conosco persone che per non scrivere l’indirizzo di siti come Facebook, lo cercano su Google e fanno clic sul link del primo risultato ottenuto arrivando così a destinazione. E credono davvero che sia il metodo più semplice. E poi da Facebook si cercano altre cose, notizie. Il che fa sorridere. Visto che Facebook non crea notizie ma preleva i vostri dai personali per venderseli e far allenare le loro IA.
Bentrovati a tutti in questo anno nuovo iniziato già da tre settimane. Non aggiornavo il blog da un po’ di tempo a questa parte, ma oggi sono qui per raccontare quali sono le cose che sto cercando di portare avanti, anche se con estrema difficoltà.
Una su tutte è la stesura dell’ottavo volume della serie “Le parole confondono” (testi comunque leggibili in maniera indipendente), il quale volume prosegue dal punto esatto in cui si è fermato il romanzo precedente, ovvero “Quel minuto prima di te”. I due libri hanno in comune l’ambientazione che vede ancora una volta Londra, anche perché i protagonisti lì vivono, beati loro!
Un altro lunedì, un’altra settimana, nuovi pensieri, ansie, preoccupazioni, azioni di mobbing nei propri confronti, felicità che si allontana, crisi all’angolo, certezze incertezze sempre pronte ad assalirci.
Giunge ancora una volta il mese del NaNoWriMo, ovvero il mese in cui si può partecipare insieme a tanti per scrivere la bozza di un proprio romanzo di 50’000 parole, cosa che ho usato in passato per “Joe è tra noi”, per “Un giorno, sempre” e per romanzi vari. In realtà io provo a scrivere tutto l’anno e sono arrivato a 77’080 parole per l’ottavo capitolo della saga “Le parole confondono”. Credevo che con il settimo volume, di cui ho venduto 7 milioni e mezzo di copie in tutto il mondo, potessi mettere la parola fine alla storia di Andrea, Giulia, Francesco, Sergio, Salvatore e Monica. Ma a quanto pare Francesco ha ancora qualcosa da dire.
C’è differenza tra scrivere di narrativa e tra lo scrivere su un programma di messaggistica istantanea. La narrativa ha delle regole, ha la sua precisione, non è facile portare avanti la scrittura, ma quello che viene messo nero su bianco, alla fine, diventa chiaro nella testa dell’autore e, si spera, anche in quella del lettore, tranne casi di romanzi sperimentali, onirici, confusionari.
Mandare un messaggio a qualcuno a cui si tiene, invece, in certi casi, può farci passare per una persona fastidiosa, insicura, perché se un testo di narrativa ha una sua ben strutturata precisione, un messaggio istantaneo è diverso, è scritto in fretta, non viene riletto, lascia esposta una certa interpretazione, parte e non ci si rende conto, magari, che non andava scritto in quel modo, oppure che non andava inviato affatto.
Nel mentre cerco di mettere ordine nella mia vita, non riuscendoci affatto, mi ritrovo a pensare all’arte di raccontare una storia. Sto guardando delle serie TV italiane che per la prima volta mi stanno prendendo molto. In genere ho una pessima opinione delle serie TV italiane, ma ho sempre pensato che se avessero voluto farle bene ci sarebbero anche potuti riuscire e, infatti, Mare Fuori e Un Professore mi hanno preso molto. Mare Fuori tantissimo. È ambientata in luoghi che conosco bene.
A volte ci si prova a concedere del tempo per pensare al futuro, o quanto meno all’immediato presente. Cos’è l’immediato presente? Non so, le prossime 4-5 settimane. Si cerca di capire qualcosa in più della propria vita e perché è così tanto difficile affrontarla, cambiarla. Ammesso che ci si possa ragionare sopra. Si ha la forza e il desiderio di cambiarla? Il desiderio c’è però, forse, è ridotto al minimo perché mancano le forze.
Ci ho pensato spesso in questi anni. Tutti cambiano, per necessità, perché obbligati, per scelta, e per mille altri motivi. E poi c’è chi non è mai cambiato sin dall’adolescenza.
Immagino questa scena.
Qualcuno ti fa incazzare all’ennesima potenza al lavoro – è molto facile che succeda considerando che nessuno è responsabile mai delle proprie azioni, in certi contesti – e allora cambi. Lasci il posto di lavoro all’istante, prenoti un aereo, vai in aeroporto non più tardi del giorno dopo, magari nel pomeriggio, giusto per mantenere l’adrenalina dell’incazzatura che ti ha fatto mandare tutto all’aria. Se te la prendessi comoda e prenotassi l’aereo quando costa di meno, magari dopo una settimana o due, o un mese, non faresti nulla di tutto ciò. Resteresti dove sei, ridimensioneresti l’incazzatura del momento. Si deve agire in fretta, dopo l’ennesima incazzatura. Cogliere l’attimo.