case editrici: di chi fidarsi?


Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo.

Con chi pubblico?

Ci sono scrittori che si guardano in giro ancora prima di pubblicare qualcosa, anche solo per curiosità, per essere preparati e, in un certo senso, capire se si aspira a essere pubblicati o meno. In fondo si può anche scrivere e non desiderare di essere pubblicati. Certo è un caso particolare, ma può capitare.

Scrivere può essere un esercizio che rilassa, può essere un modo per focalizzare sul mondo, su se stessi. Spesso lo scrittore attinge a piene mani dalle proprie esperienze personali, magari, a volte, troppo personali per poter considerare davvero di pubblicare quanto scritto. In ogni caso lo scrittore quando inventa storie si mette a nudo. Ci sono piccole parti di se stesso che si spandono nel testo attraverso i tanti personaggi e le storie e solo chi ci conosce bene ne coglie i tratti.

Case editrici a pagamento e non

Partiamo dal presupposto di voler pubblicare, di avere qualcosa da pubblicare. Come si fa? Come si dovrebbe fare? Diciamo che in genere partire in quarta, scrivere un romanzo e vederselo pubblicato da una casa editrice seria è difficile. In genere si fa un passaggio precedente al romanzo. Si scrivono racconti, si cercano concorsi a cui mandarli e ci si fa un po’ un curriculum letterario.

Un paio di settimane fa mi sono imbattuto in quello che credo sia una casa editrice a pagamento… Sì, perché dovete sapere che esistono case editrici a pagamento e non. Le prime vi pubblicano qualsiasi schifezza, tanto le pagate. E a questo punto chiunque può pubblicare, bastano 2000-3000 EUR e vi passa la paura. Il problema è che poi vi dovete fare promozione da soli… Scrivere un libro è solo il primissimo passo. Dopo di questo c’è la revisione. Che è una riscrittura di quanto messo su carta. La casa editrice a pagamento fa un po’ di quello che in gergo si chiama editing, ovvero le correzioni in varie parti del testo, alcune nemmeno se la prendono la briga e vi ritrovate con un pessimo biglietto da visita. Se il vostro testo è ancora immaturo, o pessimo, vi siete bruciati la possibilità di essere pubblicati perché valete.

Alcune case editrici non a pagamento se sanno che avete pubblicato a pagamento buttano nel cestino il vostro testo senza nemmeno leggere la prima riga. Queste non a pagamento valutano il testo e se interessate a farvi emergere non vi chiederanno un solo centesimo e vi divertirete anche, infatti organizzeranno tanti eventi per pubblicizzare il vostro libro. Di solito sono piccole case editrici che non possono competere con colossi come Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, … Ma volete mettere a essere pubblicati perché siete in gamba? Preferisco questo caso. Ci saranno posso essere anche occasioni dove uno è bravo, ma il tema trattato nel racconto o nel romanzo non è in linea con i criteri di pubblicazione della casa editrice. Per esempio è ovvio che è inutile mandare un racconto di fantascienza a una casa editrice che non ne pubblica. E comunque i racconti vanno mandati solo se la casa editrice ne richiede.

Concorsi letterari…

Alcune case editrici indicono concorsi letterari a cui si può mandare un racconto con un limite di tot battute. Di solito si parla di cartelle (1800 caratteri formano una cartella). Ebbene, sto partecipando a varie concorsi letterari, ma come dicevo all’inizio mi devo essere imbattuto in una casa editrice a pagamento. Perché? Ora ve lo spiego.

… a pagamento

Il concorso in sé è simpatico. Scrivere un racconto ambientato a Roma. In giuria c’è anche uno scrittore di cui ho letto il suo primo romanzo (e mi è piaciuto). C’è da pagare 15 EUR per accedere al concorso. Beh, non è un problema. Molti concorsi, ma non tutti, richiedono, 10-15 EUR per accedere. Il problema di questo presunto concorso è che nel bando c’è scritto con molta semplicità che se si viene selezionati poi bisogna comprare minimo 5 volumi dell’antologia di racconti… Ma dico, stiamo scherzando? Uno posso pure prenderlo, perché in fondo è una sorta di “coppa” della gara, come a dire “c’ero pure io”, ma cinque e obbligatoriamente non ha senso. Il concorso quindi costava al più: 15 + 12 * 5 per un totale di 75 EUR. Naturalmente prima di dire che il tutto viene 75 EUR mi sono informato. Ho scritto alla casa editrice pensando che magari mi sbagliavo… Cavolo se mi sbagliavo e me lo chiamate concorso letterario in cui si viene valutati e solo chi è bravo può essere pubblicato? Assurdo. Si ricevesse una valutazione dettagliata sul racconto potrei anche forse capire, ma non capirei comunque. C’è sempre il molto più prestigioso premio Calvino in cui fanno una bella scheda di valutazione e chiedono 60 EUR, ma è il premio Calvino, non il primo premio di pinco pallino.

Concorsi interessanti per tutti

Morale della favola. Un concorso serio non va oltre i 25 EUR, molti si mantengono su 10-15 EUR. Chiunque ne chiede di più o deve essere un notissimo premio letterario dove vi permette di avere fama e riconoscimenti nazionali che vi aprono le porte alla possibilità di essere più visibili o niente, rinunciate. Sono case editrici a pagamento a cui non frega nulla degli autori emergenti.

Naturalmente se il premio Calvino mi apre le porte devo sempre essere io scrittore a valere e ad avere una buona opera nel cassetto, pronta. Tramite quel premio potrei essere contattato da una casa editrice seria, ma se non valgo non ho possibilità. Io la penso così. Prima la qualità di un testo e poi il resto pian piano. Non si può pensare di partire alla ricerca di case editrici quando non si ha nulla su cui si sta lavorando con impegno e amore. Una ricerca per curiosità fa bene. Io per esempio fino a un anno e mezzo fa ero convintissimo che per essere pubblicati bisognava per forza pagare e quanto mi sbagliavo! Ora non mi faccio più incantare… E sopratutto scrivo perché mi piace. Se un giorno sentirete parlare di un mio libro vorrà dire che a qualcuno deve essere piaciuto.

Ritornerò sul concetto di pubblicazione a pagamento e non perché l’argomento non si esaurisce qui. Scusate il mio modo di essere prolisso.

Alla prossima.

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3 thoughts on “case editrici: di chi fidarsi?

  1. Le case editrici servono, non possono non esserci più, ma bisogna distinguere da quelle a pagamento e quelle non a pagamento. Ne conosco almeno un po’ che non sono a pagamento e sono serissime.

  2. Giovanni, trovo questa discussione fortemente interessante. Soprattutto noto un processo di crescita simile a quello mio e penso che debba essere lo stesso per quanti hanno l’umiltà e la pazienza di aspettare e rendersi conto se la passione per la scrittura prevale su quella della notorietà e del narcisismo. Come tutti i processi di crescita é lungo, complicato, e richiede cautela, studio e informazione.
    Complimenti per il tuo sito
    Luciana

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