Editoria e scrittura in Itaglia…


Sì, avete letto bene. Itaglia, non Italia. Questa tanto bella repubblica delle banane, dove certa gente dichiara che di cultura non si mangia. E sì oggi si magiano le escort 😀 . Prima, durante e dopo i pasti.

A parte questo bel preambolo veniamo al dunque. Leggevo un articolo molto interessante su quella che è la situazione dell’editoria e della scrittura in Italia. Un articolo tosto, ma molto veritiero.

È apparso su Alfabeta2, preciamente qui. Purtroppo se le dichiarazioni e i fatti della politica ci portano a essere una delle ultime nazioni europee che non investe in cultura le conseguenze sono queste.

Scrivere all’estero è un mestiere. In Italia chi scrive è considerato un fannullone. Uno che non ha voglia di lavorare. Assurdo! Come se uno scrivesse un romanzo di 300 pagine in una settimana. A volte si parla di anni. Ci sono revisioni continue sul testo, a volte anche stravolgimenti. Un lavoro assurdo che nel migliore dei casi resta nel cassetto. E se non succede e si ha una botta di fortuna resta invenduto perchè pubblicato non a pagamento con una casa editrice che lascia la promozione completamente nelle mani dell’autore godendosi solo i soldi dei ricavati dei libri che l’autore ha piazzato.

E l’autore quanto guadagna in tutto ciò? Nulla 😀 . Ovviamente. Sì, perché il 6% di 15 EUR quant è? Sono 90 centesimi a libro. Se è fortunato e vende 200 copie? Sono 180 EUR e nel frattempo ne ha spessi 500 e più per far promozione nelle varie città d’Italia. Pernottamenti, treni, benzina se va in auto, permessi al lavoro e tutto per pochi euro.

A questo punto la voglia di pubblicare è prossima allo zero. Forse meglio un bel PoD… Un servizio di stampa a richiesta. Ma in tal caso non c’è il lavoro di correzione e adattamento che una casa editrice dedica. Ci sono alcune case editrici poi che i diritti d’autore nemmeno li pagano o altre che mentono dicendo di aver venduto 200 copie e nel frattempo ne sono state distribuite 500, hanno indetto concorsi dove per partecipare si devono versare 10 EUR per i diritti di gestione della segreteria, ma dopo poco spariscono intascandosi i soldi di noi fessi che crediamo in loro.

Naturalmente ci sono anche case editrici serie che accompagnano fianco a finaco l’autore in tutte le fasi della pubblicazione e che sono accanto all’autore nelle presentazioni, ma oramai sono poche e in ogni caso mancando un canale di distribuzione la diffusione del libro è difficile, ma meno rispetto a quelle case editrici che si riducono a mere tipografie con un po’ di editing minimo.

In fine dei conti a che scopo farsi un cuore così per restare esordiente a vita e senza alcuna soddisfazione se non quella di qualcuno che ha letto il libro e ne ha apprezzato i contenuti? Cosa che non si verifica spesso. Ci sono lettori che oltre a leggere il libro non sanno nemmeno valutarlo.

Purtroppo c’è troppo Amici, troppo Grande Fratello e troppo pettegolezzo sull’ultimo omicidio in diretta. Preferisco guardare CSI Las Vegas. Molto meglio. Una serie televisiva con gli attributi. Oggi i lettori italiani sono la minoranza del paese e lo saranno sempre di più. È una certezza.

È tempo di emigrare all’estero e di scrivere i propri libri in inglese e proporli a case editrici americane. Poi quando qualche editore italiano chiederà di farne la traduzione gli si chiederà un miliardo di euro o nulla. Perché l’Italia non è più la nostra terra. È stata struprata troppo e da tutti.

Alla prossima.

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3 thoughts on “Editoria e scrittura in Itaglia…

  1. Ho visto ci miei occhi e vissuto quello che hai scritto tu, e confermo che è tutto verissimo. Anche se le due piccole case editrici napoletane che mi hanno pubblicato hanno fatto e fanno enormi sforzie sacrifici per distribuire e stare su di un mercato che è dominato dai giganti. Del resto, ogni giorno in Italia si pubblicano 300 libri, e di spazio nelle librerie ce n’è ben poco. Puoi scrivere anche un capolavoro come la Divina Commedia, ma se nelle librerie non cè, chi te lo compra? Io, per esempio, scrivo comico e sarei bravino, avrei anche vinto due premi Troisi, ma chi vuoi che si curi di me?

    1. Beh, oggi vanno di moda calciatori, escort e politici. Chi non rientra nella categoria è difficile che sia notato, ma poi come dicevano nell’altro articolo anche se vieni notato non puoi vivere di scrittura in questo paese… Vedi Maurizio De Giovanni… Il lavoro non lo ha lasciato. È una cosa triste, ma questa è l’Italia e in particolare Napoli dove immagino si legga meno che altrove.

  2. articolo interessante che conferma e non aggiunge nulla a quanto noi emergenti e chi scrive in genere già conosce e può confermare. Forse farsi pubblicare e leggere costa molto di più dei 500 euro che immagini, soltanto mandare i manoscritti in giro e fare raccomandate e spedizioni costa molto di più. Presentare e diffondre il libro, poi, fra critici, concorsi per edito, amici, librai, ha un costo che non voglio nemmeno ipotizzare, soprattutto se non si ha una buona rete di conoscenze su tutta l’Italia. Ho seguito amici ai quali per le presentazioni in libreria, dove ci sono ancora interessi commerciali benchè scarsi, hanno chiesto 200 euro. Inaudito, anche in posti di cultura come le librerie!
    Per quanto riguarda la proposta di cercarsi editori all’estero, anche qua devo deludere qualche aspettativa. Ho tentato di contattare delle case editrici americane, inglesi, tedesche ad una fiera di rilievo in Italia. La disponibilità al contatto, la capacità di consigliare e seguire é realmente molto positiva, ma alla fine si meravigliano che non ci si rivolga all’editoria di competenza, quella italiana, che così tanto traduce della letteratura estera. Ho anche ricevuto delle risposte e apprezzamenti solleciti da una delle editor, April Ebherart, solo quattro giorni dopo la chiusura dell’evento, ma la risposta era sempre quella: “Noi pubblichiamo solo chi é già famoso e vende molto nel suo paese!”. Evidente, loro non spendono soldi a tradurre, preferiscono fare i talent scout tra i propri scrittori e se li coltivano. Ora con questa crisi mondiale non so cosa stia succedendo, penso che anche da loro le cose stiano cambiando, ma resta l’atteggiamento positivo di fondo.
    Conclusione? Continuare a scrivere nel nostro paese, anche perché per quanto bene possiamo conoscere un’altra lingua, non la padroneggeremmo mai abbastanza da varcare indenni la soglia di un’altra nazione. Oltre al contenuto ci vuole un veicolo molto efficace, ricco di sfumature, che si domini da sempre e con maestria. C’é la ricchezza idiomatica, l’uso delle figure retoriche, la conoscenza cross e meta culturale che s’inferisce dal libro. Parola di traduttrice!
    inoltre

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