Se io fossi fuoco…


… arderei il mondo?

Beh, no, se io volessi diventare ricco, o quanto meno fare soldi gratis, aprirei una casa editrice. Non una casa editrice qualsiasi, attenzione. Non facciamo di tutta un’erba un fascio.

Ah, voglio avvertire. Questo articolo è molto ironico e non va bene per i deboli di cuore 🙂 . Quindi affrontate la lettura sempre in chiave ironica. Su certe cose meglio ridere che prendersela. Alla fine dell’articolo però ci sarà una lieta novella. Non sono sadico. L’articolo è particolare. Scegliete se leggerlo o meno, ma se iniziate spero arriverete fino all’ultima riga 🙂 .

È doverso aggiungere che fatti e riferimenti a fatti realmente accaduti sono da ritenersi puramente casuali.

Se come casa editrice volessi fare i soldi senza problemi potrei:

A. Imbandire un concorso letterario a pagamento, diciamo 25 EUR, con racconti di massimo 6-8 cartelle e poi pubblicherei un’antologia con i migliori racconti pervenuti, meglio ancora se metà del libro la dedico alle poesie, così avrei un pagina, un autore. Quindi in teoria potrei pubblicare anche 40-50 autori in un libro. Se partecipano 300 persone? 300 x 25 EUR = 7500 EUR puliti. Poi l’antologia non la manderei in distribuzione in libreria. La venderei a 15 EUR tra i 40-50 autori proponendo uno sconto se l’autore ne compra 3 copie o 5 oppure 10. In modo che se gli servono 4 copie una la paga a prezzo intero e le altre tre no, così da forzare un ulteriore acquisto e da battere cassa. Meglio 5 che 4. Facciamo una media di 10 EUR ad antologia considerando chi ne compra 10 e chi 1. Non tutti prenderanno un’unica copia. Quindi 7500 + 50 x 10 = 8000 EUR . Se fossero solo 40 autori? Allora 7900 EUR. Ovviamente l’antologia si venderebbe da sola tra gli autori e io avrei incassato forse all’incirca 7600 EUR puliti. Le devo fare stampare 100 copie? Diciamo un costo di 2.50 EUR, forse 3 EUR cadauna. Naturalmente mettiamo a parte gli stipendi di chi mi deve selezionare i racconti. A questo punto per risparmiare fare fare un editing minimalissimo o nessun tipo di editing, escludendo a priori i racconti scritti male e pieni di errori grammaticali o di errrori di battitura. Un vero scrittore la correzione bozza e l’editingo lo fa da solo. 20-25 persone che scrivono racconti in modo decente non si trovano? E 15-25 poeti? In Italia siamo tutti scrittori e poeti, no? Beh visto che sono tanti migliaia di EUR nel concorso darei anche un premio in denaro ai primi tre classificati in modo da non essere così cattivo. Magari anche la pubblicazione di un paio di monografie (un romanzo e una raccolta di racconti) degli autori più meritevoli. Un po’ di lavoro di editing per arrivare con un buon testo… Ne vale del nome della casa editrice, no? Però poi l’autore deve promuovere tutto da sé. Fare le sue presentazioni da solo. Vendere il libro da solo. Qua non bisogna perdere tempo. Bisogna batter cassa, sennò come si fa?

Oppure:

B. Creare un meccanismo meno evidente di profitto. Prenderei senza alcun costo racconti non oltre le 2-3 cartelle e poesie e ripeterei la stessa azione di cui al punto A. Ovviamente non ci sarebbero i guadagni dovuti al pagamento dei 25 EUR per partecipante, ma avrei comunque il guadagno assicurato dagli autori che acquistano una o più copie dell’antologia in cui compare un loro testo. Diciamo che per 60 autori ad antologia e la solita media di 10 EUR a testo si hanno 1000 EUR (100 copie), quindi magari 700-800 EUR di ricavo netto se considero 200-300 EUR per la stampa. Chi autore che viene pubblicato in una antologia non è soddisfatto e felice al punto tale da comprare come minimo una copia? E se lo è ancora di più da voler organizzare letture dei testi in luoghi lontani dalle librerie dove si vende il testo a prezzo pieno? (I famosi 15 EUR di cui al punto A). Sarebbe ottimo!

Perché non nelle librerie? Semplice. La libreria chiede uno sconto del 40% sul costo di copertina. Ecco perché metterei 15 EUR base. Così se per disgrazia il libro deve finire in libreria si hanno: 15 EUR – 40% – 2.50 EUR di guadagno, ovvero 6 EUR puliti. Se invece il testo lo compra l’autore ci guadagno 12 EUR pieni se ne compra una sola copia. Naturalmente le spese di spedizione le farei pagare all’autore. Ho detto che voglio guadagnare, mica fare beneficenza? 😉

Potrei trovare anche sistemi meno artificiosi di guadagnare. Tipo:

C. Indire un concorso in cui accetto tutto: poesie, romanzi, racconti singole, raccolte di racconti, saggi, fantasy, letteratura erotica. Qualsiasi cosa, magari anche la lista della spesa. Far pagare tipo 10-15 EUR a persona. Dare un titolo assurdo al concorso tipo “Autore sei tu” e dire che si pubblica una sola tra tutte le opere pervenute, magari poi affiderei la cosa a una casa editrice a pagamento dove magari l’autore spende tra i 500 e i 2000 EUR per vedersi stampare 50-100 copie con l’illusione di aver pubblicato. Io in quel caso mi spaccerei come associazione “Tal dei tali” che si impegna a promuovere sul territorio la ricerca di nuovi talenti letterari. Oggi è di moda cercare esordienti, no?

Sì, ma se volessi essere un po’ disonesto? Tanto la gente pur di pubblicare o di veder leggere le sue opere penso pagherebbe anche 130-200 EUR. Farei così:

D. Indirei un concorso per selezionare racconti per una antologia. Ogni partecipante dovrebbe inviare 10 EUR tramite PayPal e poi il racconto. Potrei poi dire che siccome ci sono state tante richieste posticiperei la scandenza dello stesso di altri due mesi e poi non farei sapere più niente a nessuno. Non risponderei alle email. E nel frattempo bandirei altri concorsi e altri ancora. Immaginate. Se partecipano 100 autori mi frego bello bello 1000 EUR, se poi ne partecipano in 200-300 parliamo di 2000-3000 EUR senza dover muovere un solo dito. Poi magari dopo un po’ sparirei del tutto, cambierei nome della casa editrice e ripartirei con il giochetto. Tanto per 10 EUR chi vuoi mi venga a far causa? Tanto gli autori che partecipano al concorso mica si conoscono? 😉

Oppure se non volessi perdere tempo:

E. Un concorso per romanzi brevi/racconti e favole. Mi farei mandare il materiale per via cartacea, per PDF su CD-ROM. E poi non manderei mai nemmeno un’email per informare dell’avvenuta ricezione oppure della proclamazione degli autori. Indicherei delle date ipotetiche nel concorso e poi magari direi che i testi che non hanno superato la selezione sono votabili su internet sul sito della mia casa editrice, così magari qualcuno passa, vede qualche libro e, possibilmente, lo compra. Poi farei votare la gente senza assicurarmi della validità dell’operazione. Nessuno si deve registare per votare. Non farei mai sapere a nessuno che non rispetto la data di scadenza indicata sul regolamento e meno che mai avvertirei i pochi finalisti on-line che sono tra i finalisti. Scriverei nel regolamento di affidare la votazione a una giuria tecnica di cui ometterei i nomi e poi mi limiterei a fare passare dei giorni lasciando vincere chi ha ricevuto più voti su internet. Tanto chi può sapere se il gusto degli internauti coincide con quello della giuria tecnica? Metterei i risultati sul sito senza mai mandare alcuna emai. Mi costerebbe inviare una sola emai a poche persone che hanno pagato 20 EUR per avvertirli che all’indirizzo tal dei tali ci sono i risultati! A chi volete rompere. Io dovrei solo guadagnare e non perdere tempo prezioso a mandare email per rendere note le varie fasi del concorso e i relativi finalisti e poi vincitori. Che poi la votazione senza registrazione si può falsificare con liste di proxy web che me ne frega. I disonesti sono quelli che lo fanno, giusto? Io avrei la coscienza pulita.

Oppure, meglio ancora:

F. Imbandirei un concorso per racconti su una città d’Italia, magari Roma. Indicherei uno scrittore quasi noto, quindi non esordiente che valuta i racconti. Pagamento di tassa di iscrizione al concorso. Diciamo 15 EUR, poi nel concorso scriverei che gli viene selezionato e vince la pubblicazione ha l’obbligo di comprare 5 volumi di cui il prezzo non è noto. Potrebbero costare 10 EUR o anche 15 EUR. Geniale, no? Magari lo scriverei in piccolo sul fondo del bando. Mica tutti leggono il bando fino all’ultima riga? Magari un bel bando di 2 o 3 pagine 😉 . Così avrei 10 (i vincitori) x (5 copie + i 15 EUR). Totale di 650 EUR se considero solo i vincitori e il costo dell’antologia a 10 EUR. Mettiamo che mi arrivano 200 racconti arriviamo a 3650 EUR senza muovere un dito. Quindi se stampo 100 copie fanno 3250 EUR puliti. Facile, no?

Oppure se volessi guadagnare solo un po’ di più e non così tanto come nei casi precedenti?

G. Potrei aprire una casa editrice. Fare fare un corso di scrittura creativa a qualcuno che ha pubblicato un libro. Non mi interesserebbe la qualità del libro che ha pubblicato. Farei venire di volta in volta scrittori esordienti che hanno pubblicato il loro primo libro e poi non li pagherei. Gli direi: “vi fa curriculum” oppure “sarà una bella esperienza, basta questo, no?”. Oppure poi prometterei qualcosa in via informale e in modo verbale, senza mettere niente per iscritto, così da potermi tirare indietro in qualsiasi momento. Magari fisserei il costo del corso a 270 EUR. Se una situazione non dipendente strettamente da me imponesse di saltare alcune lezioni direi ai potenziali autori che hanno partecipato al corso che le l’unica lezione verrà recuperate. Farei finta di aver dimenticato che in realtà erano di più. Tanto poi per una sola lezione chi si lamenta? Glielo scrivo magari per email e poi non lo faccio. Gli prometto di valutare un racconto da inserire in una delle nostre prossime antologie solo se ci piace e così non gli farei pensare che siamo disonesti, ma solo distratti, ma non darei mai alcuna indicazione sul racconto stesso e farei in modo da tagliare a corto se mai chiedessero informazioni. Direi: “sì, dài, appena mettiamo l’idea dell’antologia nero su bianco vi facciamo sapere”. Poi se volessi insistere gli scriverei dopo mesi che è finito il corso dicendogli che abbiamo dei bellissimi servizi editoriali di valutazione testi e di editing che costano un po’, ma gli direi che il prezzo è onesto. In fondo i servizi editoriali si pagano. Basta guaradre il sito internet di qualsiasi casa editrice. Oh, mica è illegale? È tutto perfettamente lecito. Sì, dei servizi di questo genere qualsiasi casa editrice te li fa pagare una cifra. Un bell’editing lo metto a 1.50 EUR a cartella. Così un editing professionale viene a costare magari anche 500 EUR. Una scheda di valutazione 250 EUR, magari potrei proporre uno sconto visto che hai fatto il corso con noi.

Se invece volessi tagliare la testa al toro e agire in piena legalità, ma essere proprio disonesto?

H. Aprirei una casa editrice a pagamento. 2000-3000 EUR a persona che vuol pubblicare. Andrebbe bene anche la lista della spesa. Tanto se uno vuol pubblicare ed è disposto a sborsare soldi che mi importerebbe cosa pubblicare? Io per quella cifra mi farei un bellissimo viaggio, ma se gli altri preferiscono buttare i loro soldi nel cesso io non posso fare altro che approfittare. Evvai! Voglio arraffare soldi e farlo in maniera facile e in modo legale.

In quest’ultimo caso mi farei proprio tanti soldi. Potrei addirittura fare pubblicità sulle reti Mediaset, su quotidiani. Tanto vorrebbe dire che se pubblico 500 autori all’anno ci sono entrate per un milione di EUR. Tanto non si perde tempo a fare belle impaginazioni. Nessuna correzione di bozze. Nessun editing.

E se invece volessi essere onesto? Rinunciando anche a grandi guadagni?

Beh, potrei aprire una casa editrice che anche se chiede, non so, 15 EUR per un concorso, poi dopo manda email costanti a tutti i partecipanti per informarli dell’evoluzione del concorso. Eventuali ritardi. Conferma delle date in cui sono resi noti i finalisti, poi i vincitori. Ma lo direi a tutti i partecipanti, perché la comunicazione è segno di professionalità e di onestà di una casa editrice. Di interesse e rispetto verso chi ha partecipato. Segno di una bella organizzazione e impegno, oltre che di trasparenza. Cercherei di investire dei soldi per evitare che un autore si trovi allo sbaraglio a doversi fare promozione da solo. A dover contattare giornali, a dover scrivere da zero il comunicato stampa da mandare a librerie e giornali. I volantini per la presentazione. Le richieste continue dei volumi presso la libreria in cui va fatta la presentazione. Proporrei all’autore le presentazioni e i luoghi relativi occupandomi come editore di contattare i responsabili e di essere presente alle stesse. Pagherei i diritti d’autore allo scrittore comunicando in maniera onesta l’esatto numero di copie vendute nell’anno. Anche se gli dovessi dare 50 o 100 EUR di diritti d’autore glieli darei e non me ne andrei per vie e viuzze dicendo: “ma sono solo 50/100 EUR; ti servono subito? Puoi aspettare un po’? Vuoi cumularli con quelli dell’anno prossimo? Che dici?”

Gli editori seri e onesti ci sono (sono la minoranza) e anzicché essere poco seri si può sempre scegliere di aprire una bella macelleria, una salumeria, un panificio o un supermercato. Gli articoli alimentari si vendono sempre. Oppure si possono fare altri mestieri altrettanto redditizzi. Lascio a voi immaginare cosa. So che la fantasia non vi manca.

In veste di autore, invece, potrei cercare una casa editrice seria come ne ho conosciute nell’arco degli ultimi 12 mesi e a cui ho dedicato degli articoli speciali. Ma oggi non voglio fare nomi di buoni o cattivi. Dico solo che le persone oneste ci sono.

Oppure se non mi riesce potrei sempre considerare che se mi piace scrivere lo faccio indipendentemente dalla pubblicazione e che al limite (dico “al limite” e sottolineo “al limite”) mi affido a un servizio di “stampa su richiesta”, ma non a uno qualsiasi. Anche lì ci sono quelli che non convengono e quelli che convengono. Come in tutte le cose.

Alla prossima.

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4 thoughts on “Se io fossi fuoco…

  1. Letto l’articolo, molte le ipotesi e complesse, direi che non fa una piega. Anzi una forse sì: lo stesso metro si può utilizzare con i medici, gli infermieri professionali, gli avvocati, le imprese edili, gli amministratori e mille altri mestieri, imprese e professioni. O non si è rigorosamente onesti e si pensa soprattutto al profitto, senza porsi scrupoli ( la regola nella nostra società ) o si ha tanta passione e si rischia ( pochi lo fanno ). Del resto le case editrici DEVONO guadagnare, altrimenti chiudono, e i dipendenti sono licenziati. L’autore non può permettersi di essere ingenuo, deve sapere quello che vuole, chi pensa di poter puntare in alto aspetta e spera, magari cerca di migliorare, chi vuole pubblicare, per soddisfazione o deliranti sogni di grandezza, paga. Ma poi c’è sempre un dubbio: davvero sono i migliori autori quelli che arrivano sui banchi delle librerie? E lì nessuno lo sa con certezza, se pensi che “Il gattopardo” e “Il maestro e Margherita” sono usciti postumi. Allora la mia visione è quella di una commedia, cerchiamo di non farci fregare, e qui il tuo articolo è assolutamente da non perdere, e anche di divertirci, se ci capita l’occasione.

    1. Sì. Puntare in alto è un utopia a mio avviso. E anche se si arriva in alto poi si deve avere quel calibro che permette di mantenersi in alto e anche i grandi scrittori e le grandi scrittrici non possono sempre essere impeccabili. Bisogna trovarsi nell’epoca giusta e avere tutta una serie di fattori fortuiti che si susseguono oltre che passione, ma sognare fa bene, ovviamente non si può sognare troppo in grande, ma bisogna riconoscere con il metro giusto quanto possa essere sogno nel cassetto o meno.
      Soprattutto condivido al 100% con te che per scrivere bisogna divertirsi e anche se si dovesse pubblicare, poi nelle presentazioni bisogna continuare a divertirsi anche perché forse quello è il momento più bello della scrittura stessa. Quando si parla della propria creatura e si comicia a presentarla a un pubblico. Quando arrivano i primi commenti.
      Il problema che poi si ha in Italia molto più che in altri paesi… Mmm diciamo pure SOLO in Italia. È che tanto con la cultura non si mangia e che visto che produciamo le più belle scarpe del mondo a cosa serve la ricerca? In fondo se nessuno ne vuol sapere di libri e cultura e non si creano e finanziano gli strumenti per cui i piccoli editori non restino sempre piccoli avendo più problemi di altri mestieri è ovvio che lo scrittore passerà sempre come un poco di buono, ma solo chi non legge non può sapere che è falso.

  2. Sono d’accordo che le presentazioni sono la soddisfazione più grande, raccogliere le impressioni dei lettori, manifestare e interpretare la visione del mondo. Creare, insomma, poi entrare in comunicazione oltre l’immediato. Non conosco la situazione negli altri paesi, tu dici che è migliore e non ne dubito, anche perchè leggo generalmente narrativa internazionale e mi pare ottima. E poi gli italiani… continuano a emigrare.

    1. La patria della letteratura è l’America per eccellenza, poi ci sono gli inglesi. Se non erro hanno (americani e/o inglesi) dei corsi di scrittura creativa addirittura nelle università. Stephen King ne è un esempio. Ha insegnato egli stesso all’università. Ha tenuto seminari. Ma al di là di King che è uno scrittore moderno ci sono quelli che sono i veri pilastri della letteratura dell’800 e del 900 e da là vengono. Noi in Italia stiamo passando un pessimo periodo figuriamoci se qualcuno si sogna di promuovere editori o giovani scrittori oggi nel 2010… Certo qualcuno lo fa, ma deve avere grandi risorse e deve credere tanto. Poi chissà.

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