Intervista a Floriana Coppola


Sono nata donna
"Sono nata donna" di Floriana Coppola, Boopen LED

Eccoci quest’oggi con un’altra interessante chiacchierata. Oggi è la volta di Floriana Coppola, autrice Boopen LED. Autrice del testo poetica “Sono nata donna“.

Scrivere come un incessante movimento, un profondo esercizio di attenzione verso se stessi e l’altro, scrivere come un tentativo estremo, radicale, di registrare l’attesa, lontano dalle ombre, verso ogni possibile luce. La poesia di Floriana Coppola è un argine, una spinta interiore contro ogni soluzione comoda, è incitamento a guardare oltre, a non fermarsi mai al primo scoglio, a buttare il cuore oltre la siepe, eccitando l’ascolto e l’immaginazione. Dall’indignazione umana, civile e politica, approda, nella leggerezza del canto, alla ricerca di un significato, per cercare un’insperata riconciliazione.

la poesia è una valigia di sassi
nello stomaco
lo dico sempre a mia madre
non è vero che voli
cerchi solo di atterrare
in altri suoli

Intervista a Floriana Coppola

Giovanni: Ciao, Floriana, benvenuta nel mio piccolo e modesto spazio internet, accomodati pure 🙂 .
Floriana: Ciao, Giovanni, è un piacere per me stare qui.

Giovanni: Floriana, com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Floriana: La mia è una relazione di vecchia data. Non mi ricordo quando ho iniziato a scrivere ma da adolescente ho scelto la pagina poetica come uno spazio segreto, intimo e personale,  dove appuntare immagini, sensazioni, sentimenti e impastarli con i suoni delle parole che mi hanno sempre affascinato. Proprio questa sinergia tra suono, significato e immagine mi ha fatto scegliere la poesia  e, poi la poesia visiva come stanza principale del laboratorio della scrittura. In fin dei conti si tratta sempre di un esperimento che continua a intrigarmi. E che ogni volta mi conduce verso esiti inaspettati.

Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittrice, scribacchina, artista, o in altro modo?
Floriana: Sicuramente la mia natura è duplice perché scrivo e compongo tavole di poesia visiva con carta, giornali, altri materiali di risulta e china. Quindi non riesco a definirmi in modo esatto dentro una sola classificazione, perché la vivrei come un limite, ma preferisco sentirmi al confine di molte aree espressive-artistiche.

Giovanni: Dai qualche aggettivo che definisca il tuo testo poetico “Sono nata donna”. Come mai questo titolo?
Floriana: Il primo aggettivo che mi viene in mente è “impegnativo”, perché questo testo nasce dal mio bisogno di dare voce anche all’indignazione civile e politica verso  una serie di ingiustizie e di violenze presenti nella nostra cosiddetta “società civile”, sia verso le donne che verso delle categorie sociali più fragili. Inoltre la sezione dedicata ai poeti mi sollecita un’altra riflessione sulla genitorialità letteraria, che io ho voluto in questo libro rivelare, con omaggi espliciti ai molti autori e alle molte autrici che mi hanno ispirato. Il titolo della raccolta nasce da una poesia contro i maltrattamenti e le mutilazioni sessuali che le donne ancora oggi sono costrette a subire, sia nei periodi di guerra che in alcuni paesi arretrati culturalmente.

Giovanni: Sei alla tua prima pubblicazione? Quanto tempo hai impiegato a raccogliere le poesie che sono state pubblicate nel libro? Quanto è facile/difficile narrare un’emozione attraverso i versi? Bisogna conoscere molta poesia per poterne scrivere, giusto? Chi sono i tuoi poeti preferiti?
Floriana: Questa è la mia terza pubblicazione. Ho pubblicato il romanzo “Donna Creola e gli angeli del cortile” con Guida  e la  silloge poetica “Il trono dei mirti” con Melagrana Onlus, e altre piccole partecipazione antologiche con poesie e racconti. I testi raccolti in questa ultima silloge, che ho pubblicato con la Boopen LED, sono relativi agli ultimi 5 anni e corrispondono quindi alla mia produzione dell’età matura. Anche per questo posso dire che, con il passare degli anni, divento sempre più esigente nel cercare il modo per esprimere in versi un’emozione. Il verso diventa un’operazione che ha perso per me quella spontaneità dei  tempi dell’adolescenza e diventa oggetto di una ricerca semantica e fonica, musicale, che si affina giorno per giorno. Come uno scultore che lavora il marmo per sottrazione e per levigazione della materia, così procedo con il verso. Le parole sono in un certo senso una materia che va plasmata, trasformata per aderire il più possibile all’idea che fa da motore al verso e l’idea spesso concentra in se stessa più nature: filosofica, esistenziale, espressiva. Si tratta di un processo che posso anche definire “artigianale”. La revisione del testo, la sua attenta rilettura, diventano operazioni irrinunciabili per costruire un verso convincente e maturo, che non rimane acerbo oppure retorico e quindi già sentito, finto. Per lavorare sulla poesia e non accontentarsi in modo ingenuo e superficiale  dei primi esiti che si fermano sulla pagina, bisogna leggere moltissima poesia. Come quando si fa musica. Bisogna sentire tanta buona musica per scrivere una canzone che non sia stata già sentita! Così è anche per la poesia. Non ho poeti preferiti perché ogni poeta mi sollecita e mi incuriosisce. Sicuramente Yeats, Keats, Garsia Lorca, Neruda Campana, Hikmet e Hafez mi hanno affascinato, Alda Merini, Patrizia Valduga, Mariangela Gualtieri, Patrizia Cavalli, Nelly Sachs, Anne Saxton… come poetesse, ma l’elenco è interminabile. E ogni volta che entro in una libreria aumenta…

Giovanni: Sei soddisfatta di questo libro? Pubblicare e far conoscere la poesia è molto più difficile che per raccolte di racconti e romanzi. Come se la sta cavando il tuo testo? Quanto va seguito?
Floriana: Sono sicuramente contenta che i miei amici poeti, gli amici più lontani da questi contesti letterari e persone a me estranee hanno apprezzato i miei testi e ogni reading è stata una buona occasione per provare l’esito positivo del pubblico. È fondamentale, soprattutto per la poesia, la lettura pubblica, perché permette di verificare dal vivo la capacità delle poesie di arrivare a smuovere gli animi, di far emozionare e riflettere. Si tratta di investire tante energie nelle presentazioni ma è necessario seguire il libro, rendersi conto di una sua incidenza reale.

Giovanni: Ci sono cose che ti hanno sorpreso del tuo testo? Non so, domande dei lettori, osservazioni, cose che non avevi considerato? Presentazioni particolari?
Floriana: Devo dire che sono sempre molto emozionate durante i reading e le presentazioni, ma sicuramente mi fa piacere organizzare eventi a più voci, perché è più stimolante e diventa meno autoreferenziale e autocelebrativo. L’ipertesto che mi hanno donato a Gaeta, nella Biblioteca Comunale, curato  da Sandra Cervone, Loredana Nugnes e Sara Di Mare è stata forse una delle emozioni più intense che ho provato durante le presentazioni. Sentire i tuoi versi smontati e rimontati, letti e recitati a più voci in una silloge personale e dedicata è stata veramente una testimonianza di grande affetto e di stima che non dimenticherò.

Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Floriana: Si, sto curando un’ altra mia raccolta di versi. A breve uscirà l’antologia di poeti campani, a cura mia e di Ketti Martino. Sto promuovendo un altro quaderno antologico che raccoglie i versi di 27 poetesse che hanno partecipato al Festival  della Letteratura e della Poesia di Narni organizzato da Ester Basile e forse durante il prossimo autunno dovrebbe uscire il mio ultimo romanzo…. un bel po’ di lavoro in pentola, quindi!

Giovanni: È stato facile trovare un editore che credesse in te? Ci parli un po’ di questa fase? Cosa è successo quando hai capito che avevi abbastanza poesie da comporre un volume tuo?
Floriana: Per alcuni anni, avevo smesso di cercare perché avevo capito che la richiesta economica  da parte degli editori era sempre presente e questo autofinanziamento mi sembrava un modo per avvilire la mia ricerca poetica, le mie reali capacità. Poi Rino De Martino, alla Libreria Treves di Piazza Plebiscito a Napoli, mi ha fatto conoscere Aldo Putignano, una persona di grande sensibilità culturale e letteraria, un ricercatore, un vero professionista, direttore editoriale della casa editrice Boopen LED. Questo incontro mi ha permesso di riavere fiducia nuovamente nell’avventura editoriale. Aldo Putignano ha creduto nel mio testo e abbiamo pubblicato con grande entusiasmo questa raccolta di versi.

Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Floriana: Non credo che ogni atto letterario sia puramente un’esperienza solipsistica, credo sia nella maggioranza dei casi la ricerca effettiva di un interlocutore, di un potenziale lettore, anche solo interno, psicologico, relegato nel tuo passato, immaginato nel futuro. Esiste un destinatario in ogni  opera  e forse non è mai del tutto dichiarato. C’è nel dramma della scrittura un pubblico silenzioso, un ascoltatore senza volto che immaginiamo benevolo e curioso, mentre scriviamo. Può essere anche un ascoltatore indignato oppure che l’autore vuole rendere indignato, per condividere con lui la sua rabbia , la nostalgia, la tenerezza, la delusione, ogni sentimento che prova.

Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Floriana: No, ma l’ascolto della musica è una fonte di ispirazione a latere della poesia. La poesia per me nasce in un territorio neutro, desertico, dove c’è solo la parola, l’immagine e il processo alchemico di fusione nel verso.

Giovanni: Premesso che io sono appassionato dei libri nel classico formato cartaceo che ti permette di sentire l’odore della stampa, di sfogliare e di percepire sensazioni tattili. Di recente si fa un gran parlare di ebook ed ebook reader. Cosa ne pensi?
Floriana: Non criminalizzo nessun avanzamento tecnologico, anzi, mi incuriosisce molto. Ma credo che dobbiamo essere furbi nel non abbandonare le altre tecnologie che ci hanno accompagnato fino ad ora.

Giovanni: Com’è la tua vita di scrittrice? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale? Hai un taccuino dove scrivi mentre ti viene l’ispirazione fuori casa?
Floriana: Sono assolutamente incostante, ma pronta al non lasciarmi sfuggire nessuna sollecitazione che mi arriva durante il giorno e la notte, nei momenti più imprevisti e quindi ho sempre con me un taccuino su cui appuntare, una frase una parola, un verso, un’immagine.

Giovanni: Domanda forse banale, ma intrigante. Vorresti diventare una grande scrittrice, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Floriana Coppola che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso le poesie restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori?
Floriana: Per scrivere e non smettere di scrivere non bisogna mai farsi questa domanda terribile perché può essere un fattore che influenza il testo e ti può far diventare anche vittima di seduzioni da parte del mercato editoriale. Meglio solo seguire la propria vocazione, senza proiezioni inutili o etichette.

Giovanni: Bellissima chiacchierata Floriana 🙂 . Vuoi aggiungere qualche altra considerazione?
Floriana: Grazie, veramente per questo tempo speso insieme. Vorrei solo aggiungere che scrivere può essere per tutti un modo gratuito per placare i propri demoni interiori e quindi non fa che bene e allora buona scrittura a tutti.

Giovanni: Mille grazie per il tempo e per la pazienza che mi hai concesso. È stata un’intervista molto interessante.
Floriana: È stato veramente un piacere. Alla prossima!

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