Intervista ad Anna Petrazzuolo


Oggi rilanciamo un’altra intervista. Stavolta ci addentriamo nel mondo dell’editing. Un termine spesso confuso un po’ da tutti e con cui si ha, in generale, poca dimestichezza. Un editor è una figura professionale che permette di migliorare la qualità del testo prima di poter pubblicare lo stesse in modo da ottenerne la miglior resa possibile. Migliorare non significa stravolgere le cose. Lo stile è sempre quello dell’autore, ma attraverso i consigli e le dritte di un editor si può offrire al lettore una storia che funziona meglio, che piace di più.

Intervista ad Anna Petrazzuolo

Giovanni: Ciao, Anna: benvenuta nel mio spazio internet, accomodati pure. Oggi parleremo di scrittura e di editoria. Presentati in cento battute.
Anna: Editor e copywriter, con il pallino della letteratura e della sua unità di base, ossia la parola.

Giovanni: Come ti sei avvicinata alla tua professione?
Anna: Studiare e prepararsi, qualunque strada si voglia prendere nella vita, costituiscono il kit di base. La mia innata curiosità per tutto ciò che è scrittura, ha fatto il resto.

Giovanni: Esattamente, cosa fa un editor?
Anna: Lavora sul manoscritto. In una prima fase, ne valuta la qualità intrinseca e le potenzialità rispetto al mercato editoriale. Poi, di concerto con l’autore, interviene su tutto ciò che è perfettibile.

Giovanni: Da quali segnali si comprende se un testo è adatto alla pubblicazione?
Anna: Due sono gli elementi determinanti: il cosa e il come. Occorre che il testo abbia una buona storia, solida e sufficientemente strutturata. Parallelamente, è necessaria una scrittura con carattere e personalità, capace di incuriosire chi legge.

Giovanni: Hai mai rifiutato un lavoro di editing perché il testo andava a tuo parere completamente riscritto? In tal caso, cosa hai detto all’autore?
Anna: Mi capita di rifiutare, ogni qualvolta mi rendo conto che un testo non ha le caratteristiche per definirsi letterario. All’autore, in questo caso, spiego di non buttare mai nulla di ciò che ha scritto e di continuare a esercitarsi scrivendo e riscrivendo.

Giovanni: Ti piace il tuo lavoro? Ci sono momenti in cui preferiresti fare altro?
Anna: Lavorare sulla scrittura altrui vuol dire mettere da parte se stessi e la propria creatività. Per scongiurare il rischio di un appiattimento, mi dedico a progetti di comunicazione in cui la letteratura è sì in primo piano ma affiancata dal teatro, dalla fotografia o dalla musica.

Giovanni: Oggi tutti cercano testi essenziali e libri come Il conte di Montecristo, Anna Karenina o Ulisse non sarebbero più proponibili. Troppo prolissi per l’epoca attuale o prolissi in generale?
Anna: In realtà, se guardiamo alle classifiche di vendita, notiamo che i libri che superano le trecento pagine non sono affatto in estinzione, anzi riscuotono un certo gradimento. Sono per lo più gialli, noir, thriller, fantasy, ossia prodotti di una narrativa di genere che ben si addice alla temperie sociale e culturale del nostro tempo. I classici che tu citi, sebbene siano dei capolavori letterari, parlano un linguaggio che le nuove generazioni percepiscono come distante. In altre parole, la questione non riguarda il numero delle pagine ma è piuttosto una questione di gusto.

Giovanni: Cosa consiglieresti a un giovane scrittore che ambisce alla pubblicazione?
Anna: Di non fermarsi alla prima stesura, perché scrivere è un lavoro di riflessione e sedimentazione.

Giovanni: Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Cosa stai leggendo in questo periodo?
Anna: Mi sono formata sui classici. Sono sensibile a certe suggestioni che arrivano da lontano, come il cosiddetto ciclo bretone o la scuola siciliana. Cielo d’Alcamo e Chiaro Davanzati hanno lasciato in me un’impronta importante. Senza Dante non esisteremmo. Senza Ariosto non esisterebbe la letteratura fantasy. E senza Laurence Sterne il romanzo sarebbe morto ancor prima di nascere. Carlo Dossi e Italo Svevo sono gli autori che porto dentro l’anima. Insieme a Palazzeschi, al quale devo molto. In questo momento, sulla mia scrivania c’è Storia della bellezza di Umberto Eco.

Giovanni: Come giudichi il fenomeno dell’autopubblicazione?
Anna: Penso che sia il reality dell’editoria.

Giovanni: Cosa pensi del libro elettronico?
Anna: Cambia il formato ma resta pur sempre un libro. Come, del resto, la versione audio. Rappresentano un incoraggiamento alla lettura e perciò vanno incentivati.

Giovanni: Illuminante chiacchierata, Anna. Mille grazie per l’attenzione che mi hai concesso.
Anna: Grazie a te, Giovanni, e arrivederci alla prossima occasione.

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