l’empatia per il protagonista


(c) Claudio Riccio / Flickr
(c) Claudio Riccio / Flickr

È cosa nota che quando si scrive una storia, nella testa si hanno le gesta del personaggio principale, ma in una vera storia non esiste solo il protagonista, altrimenti non si chiamerebbe protagonista e non esisterebbe nemmeno una storia. Sarebbe un lungo monologo, adatto forse a una qualche forma di racconto breve.

In una storia ci sono più soggetti che interagiscono tra di loro. Lo scrittore che mette su questo contesto di vita interagisce con tutto il resto attraverso l’empatia con il personaggio principale.

Devi iniziare a pensare al suo posto, diventi lui in tutto e per tutto, apri porte, osservi panorami, vivi situazioni al limite della tolleranza, problemi che ti cadono addosso dal cielo di punto in bianco perché li sta disseminando la parte narratore del tuo io.

Io mi diverto molto a incontrare personaggi, guardarli, osservare quello che fanno, quello che dicono, come si muovono in una stanza. La cosa difficile è quella di ricreare il dinamismo che si ha ben chiaro in testa e che quando passa nero su bianco diventano poche frasi che magari non accennano a nessuna descrizione. La cosa difficile è mantenere l’empatia con il protagonista dando il dovuto spessore anche agli altri attori della storia che, se vogliamo, hanno più urgenza di lasciare il loro passaggio sulla pagina.

Perché? Semplice. Il protagonista ci accompagnerà dall’inizio alla fine della storia, quindi mi sembra più che doveroso dare spazio anche agli altri, interagire con gli altri. Adoro aprire porte, osservare i panorami, bisognerebbe mostrare anche suoni, odori e sapori, ma è davvero complicato. Come si fa a mostrare un suono? E un odore? Un sapore? Sappiamo tutti come sono buone le fragole, ma far capire a chi legge che un personaggio si sta sciogliendo nel sapore di una macedonia di fragole è praticamente impossibile. Credo che solo un bravo scrittore sappia muoversi bene in una situazione così. E, soprattutto, questa scena deve essere evocativa, lasciare qualcosa nel lettore, altrimenti non è tanto interessante dire quanto sono buone le fragole per il protagonista o per uno dei personaggi secondari.

(c) Elena Maria Atzori / Flickr
(c) Elena Maria Atzori / Flickr

La scrittura è un continuo mescolare di sensazioni, forti e meno forti, tutte da mostrare, tutte da lasciar intendere tra le righe, bisognerebbe abolire gli aggettivi che descrivono lo stato d’animo di un personaggio, si rischia di fare un rapporto scientifico più che la scrittura di un romanzo.

Serve moltissima empatia e moltissima coscienza della storia e delle sensazioni che si vogliono far trasparire, un uso scientifico degli aggettivi indispensabili e di cui davvero non si può fare a meno.

Ieri sera, per esempio, mentre scrivevo è venuta fuori una nuova scena, non contemplata, ed è entrato in scena un nuovo personaggio secondario, qualcuno che potrebbe avere spazio limitato a quelle tre pagine che ho scritto. Mi serviva semplicemente per rallentare le angosce del personaggio e per dare vita a un intreccio che si sviluppa a livello interiore nel protagonista e che lo proietta in una situazione particolare. Ovviamente bisognerebbe avere il testo sotto mano per capire.

Altra cosa da fare è confondere il protagonista stesso in alcune situazioni al fine di non far capire come andranno a finire le cose. Confondere nel senso di omettere alcuni pensieri, alcune cose che solo il lettore, mettendo assieme i pezzi, ricostruirà pagina dopo pagina. È davvero divertente disseminare indizzi.

Io e Francesco Sacco abbiamo creato molta empatia, come del resto mi accade sempre coi protagonisti delle mie storie. Non li abbandono mai alla casualità, mi immedesimo il più possibile perché è un gioco divertente.

Certo, la scrittura non è solo questo, ma anche questo.

E voi scrittori? Come gestite l’empatia coi vostri protagonisti? Come avviene l’interazione coi personaggi secondari? Quanto spessore gli date?

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2 risposte a "l’empatia per il protagonista"

  1. Discorso difficile per me, che non amo particolarmente il concetto di protagonista, e tendo a creare romanzi corali. Il vero protagonista in questo tipo di storie diventa il luogo, oppure il gruppo dei personaggi, o ancora l’atmosfera, e questo genera problemi un po’ diversi.
    Il protagonista del romanzo che sto scrivendo adesso è un “catalizzatore”, che modifica, guida e quasi “contiene” gli altri senza esserne influenzato. E’ più facile immedesimarsi negli altri personaggi che in lui 🙂

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