selfpublisher o autore con editore?


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Dovendo pubblicare un testo a cui ci si dedica tanto cosa conviene fare? Dedicarsi alla ricerca di un editore oppure preparare l’ebook e caricarlo su Amazon?

Forse la domanda è sbagliata sia nel titolo che nel rigo precedente.

Cioè?

Proviamo a riformulare il tutto.

Cosa ti rende più entusiasta nella tua vita? Da dove arrivano le tue più piccole soddisfazioni? Se hai dei bambini piccoli, tolti i soliti piccoli capricci e problemini, i figli, soprattutto quando hanno 3-4 anni, sono adorabili. Devi ricordarti che hanno 3-4, non devi mai incazzarti con loro come se stessi trattando questioni di stato con un uomo di trent’anni. Un bambino è un bambino ed è la gioia di mamma e papà. È la gioia di mamma e papà anche quando ha 12 anni, quando ne ha 14 o 16 o 18 o 20.

Scrivere è un’altra faccenda. Potrebbe dare piccole soddisfazioni, ma più che questo, quando riesci a stare due ore a creare personaggi, ambienti e situazioni può anche rilassare la mente. Ovviamente deve essere fatto in un ambiente tranquillo. Non puoi avere dei preadolescenti che si mettono in sottofondo con: “Wah, guarda qua! L’ho ucciso! Ora supero il quadro! No, no, noooooo! Mi ha ucciso di nuovo”. Rivolgendosi al loro tablet. Perché altro che rilassamento. Inizierai a perdere la concentrazione, sempre di più, provi con un po’ di musica (magari non senti) e invece c’è sempre i l brusio di sottofondo, puoi mettere anche una musica leggera e rilassante, ma se non hai un ambiente silenzioso e hai staccato internet non combinerai nulla. Se l’ambiente è rumoroso inizierai ad agitarti e sbraitare.

Ecco. Capito dove voglio arrivare? Più che cercare un editore o pubblicare su Amazon io penso: riesco a scrivere e mettere nero su bianco nel modo giusto le trame che mi si affollano in mente? Oggi è talmente difficile ritagliarsi uno spazio per un hobby che mia madre in primis considera una perdita di tempo perché non apporta un sostentamento economico.

Amazon o editore?

Una volta superati i 3547 ostacoli che si pongono tra te e la storia, tra te e i personaggi, tra te e lo stile eccelso che fai? Cerchi un editore o pubblichi su Amazon?

Chi sei?

Per cercare un editore devi essere già più o meno noto. Hai mai vinto il titolo di Mr Gay? Sei una rock star? Un calciatore? Una velina? Una presentatrice televisiva? Sei un giornalista? Sei uno youtuber che parla di giochi per console/tablet/Steam/ecc/ecc con un paio di milioni di iscritti al suo canale? Hai mai partecipato a Italia Got Talent? A Uomini e Donne? Al Grande Fratello? Hai mai vinto Master Chef? Hai mai vinto il campionato di motoGP?

Non sono nessuno

Se la tua risposta è “no” a ciascuna di queste domande allora devi pensare che un editore non ti vuole. Il libro è una cosa, la popolarità dello stesso è un’altra. E quest’ultima dipende dalla popolarità del suo autore.

Ti accontenti di “piazzare” anche 100 copie?

Se la risposta è: sì, forse conviene solo scrivere e lasciar perdere la fase di pubblicazione. Fatto sta che potresti trovare tante piccole case editrici che 100 libri te li vendono, ma sta a te farlo. Se il tuo mondo è fare un paio di presentazioni e incontrare il pubblico senza volerne sapere nulla di auto editing, di copertine, di formattazione ebook, marketing, allora trova questo editore, magari sei soddisfatto così.

Hai una grande ambizione?

Forse dovresti prima farti conoscere. Magari, non so, fare lo spogliarellista o la spogliarellista e registrare le tue performance canore su YouTube. Magari ti iniziano a conoscere come lo/la Spogliarellista/Cantante.

A parte l’ironia, la grande ambizione vuol dire sapersi vendere. Nel senso che o Amazon o un piccolo editore o arrivare a un grande editore tramite agente/agenzia, se non sei uno che farà vendere il libro è anche un po’ controproducente avere grandi ambizioni, perché dopo un po’ di difficoltà si verrà subissati dalla delusione, si andrà incontro a insoddisfazione e depressione.

Allora ci rispondi o no? Editore o Amazon?

Io credo che un editore convenga quando puoi guadagnare molto più di ciò che faresti tu dopo aver fatto tutto quello che ti è possibile per vendere le tue storie su Amazon per cinque anni. Oppure quando l’editore ti promuoverà anche all’estero. Non è affatto facile entrare in un mercato estero, quindi se l’editore è grosso e vuole piazzarti sul mercato tedesco/olandese/inglese, allora ti conviene, ma non farti pagare tre centesimi. Investimenti del genere l’editore li fa sapendo più o meno come gli può andare e non lo fa di certo per arrivare solo a fine mese giusto per un pelo. Il dispendio di energie per promuovere un titolo in genere è molto alto, ma farlo in una nazione che non è la propria è molto più di quanto non si pensi. Ergo, l’editore lo fa solo se ha la quasi certezza di fare un bel po’ di soldini. Certo, è sempre un rischio. Potrebbe perderci. Potreste incontrare un editore estero che vi fa quello che ha fatto un editore italiano che portava autori stranieri in Italia senza pagare nessuno. E allora vi è andata molto male.

Conclusione

Detto questo, la vita è breve. Molto breve. Le decisioni che si prendono ogni giorno sono frutto di esperienza. E l’esperienza la si fa col tempo. Oggi ti imbatti in un editore disonesto, domani pure, dopodomani vedi che c’è chi ci tiene a te, ma ha una potenza di fuoco (marketing/ufficio stampa/editor/posizione di mercato) debole, tra dieci anni magari scriverai per il New York Times. Chi può dirlo?

L’editoria oramai è esplosa. Basta guardare un po’ in libreria i titoli sulle colonnine, sugli espositori e capire chi sono e quanto tempo restano, basta vedere quante cose che 30 anni fa nessun editore serio avrebbe mai pubblicato oggi invece superano quelle che 30 anni fa avrebbero pubblicato e non perché i tempi cambiano e si migliora nella scrittura. L’editore è una azienda. Resta aperto finché fa soldi e se fa soldi da grandi banalità non gli importa più di tanto. Lo scopo lo raggiunge. Riesce a mangiare e a portare i cari in vacanza, a Londra per Natale, quindi perché mai non può pubblicare cose come “Aiutami a venire dentro”?

Selfpublishing

Il selfpublishing è un mondo nuovo. E un selfpublisher deve avere molte nozioni che vanno molto al dì la della semplice scrittura della storia. Scrivere una buona storia è difficile: serve tempo, impegno, bisogna aver letto tantissimi libri per imparare tecniche narrative, per imparare la grammatica e sviluppare la mente verso la creatività. Naturalmente i libri devono avere un certo rigore, un bello stile, ecc… Ovviamente, se vi leggete “Aiutami a venire dentro” non potete pensare di aver imparato come andrebbe davvero scritto un libro, ma avrete passato un dieci minuti a… a fare altro.

Il vero autore indie

Il vero autore indie un editore non lo cerca. Impara come fare la migliore copertina, il miglior ebook, il miglior editing. A fronte di una storia su cui si è lavorato, lavorato, lavorato e magari che in pochi leggeranno. E se non ha tutte queste competenze, paga un vero professionista per farsi aiutare, imparando a scansare il quantitativo sempre crescente di truffatori o pseudo esperti che incontrerà strada facendo.

E quindi? Ma conviene davvero buttarsi a capofitto in questo mare magnum e venire travolti dalle aspettative e delusi dai risultati? Sì, perché se ci viene bene, qualcosa ci fa stare bene, no? Se non succede nulla, ci si è divertiti. E si faccia attenzione. Se non ci si diverte, allora le domande da porsi sono altre. Se scrivere è pesante, se non si prova piacere, se non si ha tempo, bisogna non farlo, se non si legge molto stessa cosa: non si può scrivere in maniera decente e meno che mai divertirsi.

Mi raccomando, leggete buoni libri, parlate coi vostri figli e nipoti, portateli a fare una passeggiata, al lungomare, amateli e, forse, un giorno capiranno che leggendo un libro si fa una bella esperienza, no? E, magari, insieme a loro abbozzare la trama del vostro prossimo libro sui fantasmi, a volte io coi miei nipoti lo faccio, ma non leggono e l’idea non li attira più di tanto. Preferiscono farsi una dose di tablet.

puntointerrogativo

domandona finale

Tu che scrivi sei un tipo selfpublisher o autore con editore? O sei di un’altra filosofia? E perché scegli una cosa piuttosto che un’altra? Forza, forza, sono curioso della tua opinione/esperienza in merito.

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2 thoughts on “selfpublisher o autore con editore?

  1. Scrivo per il piacere di scrivere, per passione, per furor. Certamente sarei una bugiarda se dicessi che quando qualcuno apprezza ciò che scrivo non provo una bella sensazione. Il pubblico è fondamentale, così tanto che io, personalmente penso di scrivere proprio per lui. Utilizzo un certo linguaggio confidenziale, mi rivolgo direttamente al lettore, cerco di rendere i suoi dieci minuti di lettura divertenti e interessanti. E questo fa stare bene me. Personalmente non ambisco al “grande successo”, non spero di camparci, perché i compromessi sono assurdi e per me, inaccettabili.

    Sono d’accordo su tutta la linea con te. Vivere primum, deinde…scribere.

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