almeno 10 motivi (buoni e cattivi) per NON rinunciare al selfpublishing


(C) wunee at Morguefile
(C) wunee at Morguefile

Se in un precedente articolo ho esaminato con un po’ di ironia i motivi per rinunciare al selfpublishing, ecco ora a voi più o meno i motivi per non farlo, ma, come già detto nell’altro articolo, vi prego di non prenderli alla lettera, va bene? 🙂 . Diciamo che sono articoli con un piccolo fondo di ironia. Non sono cattivo.

Piccola premessa. Scrivo e riscrivo testi da circa  30 anni, ovviamente non in maniera continuata, cosa che è avvenuta solo dal 2010 in poi. Leggo da circa 27 anni.

A me piace la regola numero 30 😉 .

Perché non potrei rinunciare al selfpublishing?

  1. Non mi interessa sfondare, diventare un best seller e con il selfpublishing non c’è questa ansia da prestazione. Chi mi vuol leggere lo fa, chi non vuole non lo fa.
  2. Non devo perdere tempo a cercare un editore che non ha tempo da perdere con nessuno scrittore a meno che non sia già una persona molto nota in un certo ambito (politico, rockstar, giornalista, valletta, vincitore del concorso di Mr Gay, Miss Mondo, Miss Italia, ecc…, vincitore di un talent show musicale e non, ecc…).
  3. Non devo rinunciare alla paternità delle mie opere e regalare i diritti per 3-10-20 anni a chi non necessariamente vuol pubblicizzarmi.
  4. Il mio cartaceo non sarà buttato al macero dopo 90 giorni, anche se in una libreria fisica non ci arrivo.
  5. Non devo pagare nessuno per pubblicare.
  6. Posso imparare tante cose nell’arte dell’editing con la collaborazione di amici umili come me e che magari ne sanno molto più di me in quanto a editing.
  7. Posso scegliere e realizzare la mia copertina.
  8. Non devo cambiare il titolo della mia opera se non mi va.
  9. Posso pubblicare quando voglio, quando mi sento pronto per farlo o non farlo affatto.
  10. Posso scrivere ciò che voglio, cioè non devo accontentare nessun gusto del pubblico perché devo vendere 100’000 copie o 1’000’000 di copie. Non vendo pentole o bicchieri, ma un testo su cui bene o male ricevo buoni consigli da tanti che piaccia e convinca prima me, senza avere dei temi obbligati, format e regole ferree che se non rispetti è la tua fine.
  11. Posso godere delle primissime impressioni dei miei beta lettori prima ancora che il testo arrivi su Amazon/Apple/Google/Kobo.
  12. Posso ricevere messaggi da lettori timidi che non amano recensire.
  13. Posso trovare nuovi lettori su Twitter che desiderano leggere il mio prossimo romanzo e fare in modo che a loro piaccia per i motivi del punto 6, 7, 8 e 9.
  14. Decido io il costo del libro in modo da non eccedere.
  15. Decido io se regalarlo o meno, quando e perché.
  16. Faccio un ebook che molti editori non sanno fare. Lo so, può sembrare che me la tiri su questo punto, ma chi legge molti ebook ed è addentro al codice XHTML, HTML, CSS, chi è un tecnico, sa che è proprio così.
  17. Posso mettere più di due temi nel libro, tanto non sto preparando il libro per un editore.
  18. Non devo sprecare tempo e soldi a inviare tre copie del manoscritto all’editore tal dei tali che non ti dirà nulla prima di un anno, ma nella migliore delle ipotesi non ti dirà nulla mai.
  19. Non devo convincere nessuno delle mie qualità.
  20. Non devo andare sulla bacheca Facebook di un altro scrittore dicendo che lui/lei è solo invidioso/a del mio successo dei miei tanti libri pubblicati con un grande editore. (Episodio di cui si è parlato di recente su un giornale locale on-line 😀 e io me la ridevo)
  21. Non devo partecipare a presentazioni.
  22. Non dovrò andare in trasmissioni televisive per far conoscere il mio libro a chi non interessa.
  23. Posso anche vendere solo 10 copie del mio libro o anche 0. Non devo lamentarmi, ma gioire se a quei 10 lettori il testo è piaciuto molto.
  24. Non devo scandalizzare nessun ex-editor grande casa editrice che sbarra gli occhi davanti all’aggettivo “disarmante” quando poi questo stesso aggettivo l’ho visto nel primo paragrafo di un paio di libri editi da questa grande casa editrice.
  25. Non devo dimostrare niente a nessuno. Non c’è lo scrittore di serie A, serie B o serie C. C’è chi riesce a scrivere benissimo una storia, bene, male o malissimo.
  26. Non devo convincere altri amici scrittori a cercare per forza un editore.
  27. Non devo convincere amici scrittori a partecipare per forza a concorsi.
  28. Mi piacerebbe essere contattato da un grande editore e ignorarlo.
  29. Non mi va di prendermi sul serio. Iniziare a pensare di fare lo scrittore professionista è bello, interessante, ma in Italia non ci vivi e poi non voglio entrare in quei complessi meccanismi in cui pensi di essere il migliore di tutti e di fare cose come al punto 20, soprattutto perché ho un carattere un po’ troppo sensibile e già un po’ troppo convinto su certe cose. Devo rimanere il più possibile coi piedi per terra, poi se capita che Amazon Crossing scelga un mio testo e decida di tradurmi e vendermi ai quattro angoli magari poi va bene, ma sempre mantenendo i diritti sulle mie versioni in italiano del testo.
  30. Magari cancellare tutti i motivi di cui sopra ed essere un selfpublisher solo perché mi va. Senza una ragione specifica. Senza giustificazioni con nessuno. Nascondendomi e rarefacendo la mia presenza su Internet.

30 motivi saranno sufficienti? Non saprei. Forse no. Sono appena all’inizio, magari ne posso aggiungere altri.

Tu selfpublisher che hai letto questo articolo qual è secondo te un altro possibile motivo?

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9 thoughts on “almeno 10 motivi (buoni e cattivi) per NON rinunciare al selfpublishing

  1. Ciao Giovanni, ti seguo da tempo, ne approfitto per commentare aggiungendo qualche punto.

    31) I libri pubblicati dall’autore indie sono il patrimonio dell’autore. Di recente seguendo il caso Mondazzoli, ho letto che il valore di Bombiani è alto per gli autori che possiede in catalogo. A me rabbrividisce pensare che ceduti i diritti, l’editore è padrone del testo e che questo sia suo patrimonio e non dello scrittore.
    32) Essere autore Indie permette di avere flessibilità massima: modificare un romanzo che non è andato. Stabilire calendari di pubblicazione serrati o meno.
    33) Un autore Indie nel medio e lungo periodo può esercitare una promozione dei suoi libri di gran lunga più efficace di qualsiasi editore (grandi inclusi).
    34) Un autore Indie pone il proprio destino di scrittore nelle sue stesse mani. Si autodetermina.

    Ok mi fermo qui… Bel post, complimenti. 😉

      1. La promozione purtroppo è un elemento imprenscindibile per un autore indipendente.
        A volte sembra impossibile perché la si immagina come un castello complesso. Bisogna partire dalle cose semplici. Prima una casetta di paglia, poi d’argilla, poi di legno e su su.
        Occorre prima predisporre la struttura di base, le fondamenta (la piattaforma e i canali di comunicazione). E da questi un passo per volta iniziare a plasmare sulla propria misura e possibilità e le azioni consequenziali. La promozione richiede intraprendenza e molta inventiva.
        Un amico di recente mi ha detto che pur avendo svolto tutti i punti suggeriti da un prestigioso manuale di book marketing non ha avuto risultati. Per certi versi è ovvio. Si è limitato a svolgere il compitino, come se emergere ai lettori fosse una formuletta magica dove si intrugliano gli ingredienti della pozione.
        Purtroppo non è così, occorre molta inventiva e sperimentazione.
        Ti consiglio di non scoraggiarti. 😉

  2. Il tuo elenco è completissimo e, conoscendoti un po’, so che sei stato sincero e che non abbia tirato fuori tutti questi motivi da volpe di fronte all’uva.
    Però, io mi dico sempre: ma allora, non siamo davvero convinti di scrivere per essere letti, perché altrimenti cercheremmo di emergere e non di essere un numero fra tanti, cercheremmo di essere riconosciuti, attraverso la partecipazione a concorsi o con tutte le seccature della trafila classica oppure puntando a un marketing vincente pure da self-publisher.
    Invece, così è come se dicessimo: vabbè, io scrivo, chi mi ama mi segua. Ma vatti a pescare in mezzo a tutto il mare magnum che fa tutto da sé!

    1. Non lo so, ma per fare marketing devi studiare… Magari hai la fortuna come è capitato a me che Amazon mi selezionasse per l’offerta del mese ed è stato in quel momento che qualche lettore in più è arrivato. Io ho così tante cose da scrivere che magari prima o poi riuscirò a trovare il tempo e il metodo per pubblicizzarmi. Perché uno il tempo può pure trovarlo, ma se fa cose che non vanno benne il tempo lo butti. Non so, paghi 100 euro per una pubblicità su Twitter, la imposti male, Twitter pare stia morendo, ha perso tempo e denaro. I concorsi mi sono piaciuti sempre poco, ma non perché volevo vincere a tutti i costi perché spesso ho visto che era organizzato malissimo, ma malissimo, poi richiedono sempre la stampa del tuo edito in 3 copie, il pagamento di una tassa di partecipazione, poi sulla mia strada (lo so capitano sempre a me) ci sono state anche persone disoneste.
      So bene che ci sono milioni di scrittori in un catalogo come può essere quello di Amazon. L’articolo continua lunedì 😀 .

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