Elena Ferrante e i casi dell’editoria


(C) Jamierodriguez37 at Morguefile
(C) Jamierodriguez37 at Morguefile

Su Elena Ferrante c’è da dire parecchio. Più o meno. È uno pseudonimo. Un giornalista ha fatto un’inchiesta e ha capito dalle dichiarazioni dei redditi che Elena Ferrante è Anita Raja, moglie di Domenico Starnone, autore a sua volta che pubblica con Feltrinelli e di cui lessi il divertente “Ex cattedra” (un racconto).

Sarà vero? Sarà falso? A me non può fregare di meno.

Quando si scrive ci sono motivi per celarsi dietro uno pseudonimo, ma, come si dice sempre, anche se spesso è una forma estrema di educazione e basta, conta solo il testo di un autore. È solo una forma perché appena scopri una o più di queste cose:

A. non è pubblicato da un grande editore;
B. si autopubblica;
C. è stato pubblicato da un piccolo editore;
D. è un esordiente;
E. non è un best seller.

La gente ti guarda con il naso storto, come se all’improvviso avesse sentito puzza di merda.

Conta solo il testo, ma chi si legge il testo del signor o della signora nessuno? Nessuno appunto 😀 . O nessuno di quelli che contano che potrebbero renderti il signor/la signora qualcuno.

Non è il caso di Elena Ferrante che:

A. ha pubblicato per un medio-grande editore;
B. non è più esordiente da anni;
C. è un best seller MONDIALE.

L’amica geniale

Sto leggendo la sua tetralogia de “L’amica geniale” e devo dire che davvero non c’è male. Ti coinvolge attraverso la storia di queste due amiche da bambine sino all’età adulta e oltre. Una saga storica. Lila e Lenù, queste due ragazze hanno un bel caratterino, ne fanno di cotte e di crude. La storia dipinge una Napoli reale, una Napoli che sembra essere rimasta sempre così da centinaia di anni. Uguale, forse per paura che se fosse cambiata in meglio nessuno l’avrebbe più desiderata… o disprezzata? Una Napoli come la troviamo anche in “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese. Ci sono scene che a me hanno fatto sorridere, ridere, dire “wah, no, ma guarda tu un po’, e adesso che succede?”. Insomma bei quattro libri. Sono all’inizio dell’ultimo e non credo che il ritmo cali, poi, se cala, pazienza. A me sono piaciuti i tre precedenti e leggerò questo quarto fino alla fine e scommetto mi piacerà.

Un caso internazionale

Elena Ferrante è un caso internazionale (vende in tutto il mondo e bene), o lo si fa diventare caso per aumentare le vendite (l’articolo inchiesta del giornalista per rivelarne l’identità)? La cosa davvero singolare è il successo pur essendo sconosciuta, oggi ai tempi di Facebook, Twitter, Google+, dove, accidenti, se non sei sui social network, se la gente non sa chi sei, che fai, cosa mangi, se sei figo o meno, non sei un c… ehm, nessuno. Se non hai partecipato a un talent almeno una volta in vita tua, se non l’hai vinto, se non sei un giornalista, se non sei un politico, se non hai conoscenze politiche e non, se non compri pubblicità sui giornali, se non hai l’amico nei giornali nazionali, ecc… come fai a spingere per vendere? Basta la bravura, giusto? No. Quella la danno tutti per scontata, anche se non lo è, ma la Ferrante a me piace, è brava, l’ho detto? Lo ridico. E non sto scherzano o facendo ironia. Da questo punto di vista non fa una piega. La bravura viene riconosciuta e premiata. E leggerò anche gli altri suoi libri. Se un autore, un’autrice mi piace perché non dirlo?

Ma allora i social network? I blog?

Cioè non servono?

È davvero fantastico che in questi tempi di voyerismo incontrollato, di social network asociali, ci sia un’autrice brava di cui non è nota la vera identità. È una cosa belllllllllissssssima.

Io vorrei essere ignoto sconosciuto che piace a tanti e scrivere e basta. Quanto lo vorrei. Un bello pseudonimo. Ce l’ho già in mente, anzi ne ho due. Niente blog, niente Twitter, niente Facebook. O forse non resisterei a entrare in contatto con i miei lettori? Non resisterei oggi che davvero ne ho pochissimi… E quei pochissimi li amo, li stimo. Siete 5? Quanti siete? Perché poi non tutti ti contattano, ma è anche normale. Il lettore vuole leggere, mica fare altro? Ed è giusto così.

Ma come diventi un caso internazionale?

Come diventi un caso internazionale? Non saprei. Ci sono varie variabili. Non so come si diventa un caso.

Eppure uno può essere bravo quanto vuole, potrei anche essere io così bravo, ma se non sai muovere le manopole giuste, se non hai conoscenze, resti comunque nessuno o poco più che nessuno, puoi avere una discreta riuscita di qualche mese e poi sparisci dalle scene… non che uno ci sia entrato, eh, sia chiaro. Io non ci entrerei se dovesse significare andare da Fazio, dalla D’Urso, da Giletti, interviste su interviste.

Qualcuno potrebbe dire: “Parli così, un po’ a c… perché non sei nessuno. Tu in realtà vorresti stare in TV, eccome se lo vorresti, di’ la verità, lo vorresti?”. No, io in TV non ci saprei stare. Ci sono regole che non mi piacciono, meglio tenersi alla larga e farci andare chi davvero non può farne a meno.

Si mormora che la persona reale che è dietro l’autrice già lavorasse come traduttrice per edizioni E/O e, per tanto, il suo manoscritto è stato letto appena ha chiesto che fosse letto, forse non in questi termini precisi, non lo so, qui si va di fantasia, anche perché non è assolutamente detto che fosse davvero così, ma magari lo è. Boh. Fatto sta che la cosa non sarebbe di alcuna novità.

Se mandi un manoscritto a chi vuoi tu nessuno te lo legge, ma nemmeno il primo paragrafo. Lo sanno tutti, pure le pietre. Si ricevono troppi manoscritti, qualcuno scrive anche che, accidenti, tutti avranno una risposta. Su due casi provati di persona posso dire che al 50% è vero. Poi ci sono alcuni nomi importanti che ti rispondono con formule standard, però, insomma, una risposta te la danno, hanno educazione e rispetto anche se non gli interessi, gli altri sono tutti spocchiosi che sanno loro cosa è letteratura e non, sanno loro cos’è la cul-tura e non. Sono tutti più bravi, belli e buoni e pazienti di me, del sottoscritto. Quattro anni fa ho detto: “Amici, ma sapete qual è la novità? Ma statevene tutti nelle vostre case editrici a giudicare il mondo intero”. Loro non possono perdere tempo con me? Sono io (io io io) che non voglio perdere tempo (e aggiungerei: la testa) con loro. Hanno ragione, sì, ma fino a un certo punto, anche perché poi io sono stato contattato da un editore, ma ho rifiutato educatamente.

Come si pubblica?

Ce lo dice il personaggio di Lenù (Elena Greco) nel romanzo della Ferrante. Nel terzo volume della tetralogia, per la precisione.

Conoscendo le persone giuste, i giornali, in modo da avere recensioni, avendo contatti con qualcuno di importante in una casa editrice. È esattamente così che un qualcosa di scritto bene (ricordate che quasi sempre vale la regola del buono=pubblicabile, poi c’è anche la regola del vende=pubblichiamolo lo stesso, anche se NO buono) può essere pubblicato in quattro e quattro otto come accade a Elena Greco e di cui si hanno molti dettagli chiaramente… non inventati? È un romanzo, quindi fiction, quindi finzione, no?

Eppure c’è chi ti pubblica

Poi ci sono le eccezioni. Mandi il manoscritto per la miliardesima volta, se lo leggono, ti contattano e ti vogliono pubblicare e tu pubblichi, ma non è che si vada molto lontano. Molto lontano? Dipende da uno cosa vuole dalla vita. Io non rinuncerei mai ai diritti sul mio manoscritto perché è figo pubblicare per un editore. Se l’offerta fosse bella forte ci penserei, ma, in ogni caso, non mi starei a un contratto standard. Vorrei mantenere i diritti sull’eBook completamente. Ho notizie di autori che anche con grandi editori devono autopromuoversi parercchio parecchio. Ma va’? E dove sta la novità? Spero che almeno un 20’000 euro li abbiano beccati, per rinunciare a 10 anni… 10 anni di rinuncia ai propri diritti? Allora no. Facciamo 300 euro al mese proprio perché non ci vogliamo vivere di scrittura: 300x12x10 euro fanno: 36’000. Ci sono editori che danno 36’000 euro per un contratto di un romanzo? Non lo so. Tanto non sarà un mio problema. Io non mando manoscritti in giro, ma non penso che chi lo fa non dovrebbe. Ognuno si senta libero di fare ciò che vuole e di impiegare il tempo e il denaro come meglio crede.

Feel free, dude!

Domanda

Hai mai letto Elena Ferrante? Eri impaziente di conoscere la sua presunta identità? Cambia qualcosa per te?

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