L’amica geniale, di Elena Ferrante


Ho concluso la lettura dei quattro libri che compongono la tetralogia, nonché saga storica, de “L’amica geniale” di Elena Ferrante. Una serie di romanzi che seguono le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo dall’età delle scuole elementari fino verso i sessanta.

Mi sono appassionato sempre di più alle vicende di Lila e Lenù, i diminutivi con cui le due amiche si chiamano e con cui tutti le chiamano, e in sessanta anni le due protagoniste ne combinano di tutti i colori, affrontano la vita con determinazione, in certi casi con l’incertezza che è sempre dietro l’angolo per chiunque, in una Napoli reale.

La città non è solo sfondo, ma è parte attiva della storia. Ci si muove per le strade con speranza, mentre fuori il mondo diventa brutto e i caratteri delle due protagoniste rimangono costanti in tutti e quattro i volumi. Ci sono i loro amici: Gigliola, Alfonso, Stefano, Carmela, Pinuccia, Rino, ci sono poi i figli e le figlie di Lila e di Lenù, c’è il periodo della politica di cui le due donne si preoccupano. Più Elena che poi attraverso la scrittura cercherà di ordinare le idee, di ricordare alcuni eventi traumatici, di dare senso ai suoi ragionamenti e come sempre accade a tutti gli scrittori, affronta la vita attraverso la scrittura di cui ne è prima soddisfatta, poi insoddisfatta. Addirittura lei si chiede se ogni cosa che abbia scritto non sia robetta e se non abbia mai avuto il coraggio pieno di scrivere qualcosa che restasse a lungo, si chiedeva cosa mancasse in quel testo per renderlo vero, interessante. Domande che ogni scrittore che si rispetti si fa.

Vediamo i cambiamenti, ma Napoli resta una città che prende e dà e questo ci viene testimoniato dal modo di vedere la stessa da Lila che è più realista, mentre Lenù per quanto si renda conto delle cose, ha sempre un’aria un po’ trasognante.

Molto toccante la parte in cui Elena si ritrova con la madre poco prima che questa muoia.

Interessante il personaggio di Nino, Giovanni Sarratore, che vuole essere diverso dal padre, ma che alla fine diventa anche peggio di Donato. Dissemina figli ai quattro angoli del paese, si circonda di donne che gli possono essere utili per la sua carriera. Ama tutte senza lasciare nessuna non amata.

La Ferrante, chiunque essa sia, ci regala belle pagine e un finale amaro, sconcertante, doloroso, dopo quattro romanzi pieni di eventi e storie, di dolori e gioie, ci lascia con un po’ di incertezza. A volte sentivo la scrittrice come se parlasse a me, come se mi mandasse dei messaggi sul futuro, sul mio futuro e attraverso i personaggi mi parlava attraverso quelle stesse domande che anche io mi faccio di continuo e a cui non riesco, non voglio, dare risposta. Ho sentito tutta la forza di questa scrittrice.

Mi piacerebbe che ci fosse anche un quinto volume che desse quelle risposte finali che hanno lasciato l’amaro in bocca, ma forse il modo in cui è finito è quello più giusto e corretto, più onesto.

A molti interessava conoscere la vera identità della persona che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante. Io ho sempre pensato si trattasse di marito e moglie editori che hanno pubblicato tutti i suoi lavori, ma pare essere un’altra persona. A me non interessa più di tanto, anzi, non lo voglio proprio sapere. Vorrei solo capire come si riesce ad avere tanta popolarità pur nascondendosi. Elena Ferrante ha realizzato il sogno della mia vita: scrivere belle cose, diventare popolare, ma senza stare su social network. Qualche altro si è sentito indignato perché la finta Elena Ferrante rilasciava interviste, un personaggio inventato che veniva reso reale attraverso una serie di cose costruite come si fa coi personaggi dei romanzi. Al di là di tutto a me interessa la storia di un libro, anche se incontrassi i miei autori preferiti (Stephen King, John Grisham, Elena Ferrante, Erri De Luca, Rita Carla Francesca Monticelli) non avrei domande particolari da fare, anche perché con una di loro discorro ogni tanto e già faccio domande e l’ho incontrata, cerco consigli, con gli altri non avrei nulla di particolare da chiedere.

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