Sabato, 10 dicembre 2016: Più Libri Più Liberi


(c) Alessandro Scarcella / Flickr - no changes made to the photo
(c) Alessandro Scarcella / Flickr – no changes made to the photo
Sabato 10 dicembre scorso ero alla fiera dei libri “Più Libri Più Liberi” di Roma. Solitamente non partecipo a fiere. Sono in realtà mercatini in cui ogni editore espone la sua merce e su cui ci sta poco altro da fare. Quando hai guardato le copertine e i titoli, poi, che fai? Forse qualche conferenza in aula, qualche presentazione di libri.

Sono stato lì perché invitato da una mia amica a un dibattito che si faceva in un’aula al primo piano dove si parlava di selfpublishing.

Roma

Ho approfittato per visitare Roma il giorno prima avendo trovato un’offertissima di un hotel a pochi passi da Termini. Il venerdì me ne sono andato a Fontana di Trevi, Galleria Alberto Sordi, il Pantheon, Piazza Navona, Piazza di Spagna di pomeriggio e di sera.

Ho riportato alla mente ricordi vari su Roma, incluso un pomeriggio in cui io e mio padre mangiammo una specie di pizza biscotto di lato alla stazione Termini.

Roma è decisamente migliorata rispetto a quel che ricordavo. La stazione sembra un mega aeroporto, con il nuovo primo piano composto da ristoranti di super lusso… una fettina di torta 3,50 euro, lasciata ovviamente lì in vetrina. Da queste parti per quel prezzo si compra l’intera torta e, immagino, anche in un supermercato di Roma.

Roma, per certi aspetti, mi ricordava Londra, con gli infiniti passaggi da percorrere a piedi tra le varie connessioni metropolitane di linea A e B, aperte fino a molto tardi, treni ogni cinque minuti, più o meno. Certo andrebbe ripulita un po’, liberata da venditori vari, pareti da ridipingere. Gli autobus somigliano molto a quelli di Napoli. I romani lamentano le stesse identiche problematiche di ritardi delle linee e delle obliteratrici non funzionanti.

Mi sono perso i Fori Imperiali e le vie dello shopping (non che dovessi comprare qualcosa), non sapevo dove fossero mercatini di Natale e non ho avuto modo di cercare su internet visto che non ho più il 4G.

Più Libri Più Liberi

Non mi ha impressionato più di tanto. Ho ritrovato vecchi editori che tanto si fanno paladini della buona editoria e che invece non pubblicano e non leggono nulla di quello che viene mandato, manco per sbaglio. Hanno i loro autori che contattano di persona, insomma, tutta scena. Non mi ci sono avvicinato perché altrimenti avrei dovuto fare polemiche che non avevo alcuna intenzione di fare. Che ognuno gestisca una casa editrice come meglio gli pare e piace e che esponga sul proprio sito il messaggio che più gli piace, ingannevole o meno. Perché dovrebbe interessarmi al punto di litigare? No, no. I tempi in cui andavo attaccando brighe è finito. Che ognuno si senta a proprio agio come meglio crede.

Stesso discorso quando ho notato la presenza di una nota casa editrice a pagamento. Mi sono avvicinato al banchetto, volevo tirare una questione sul fatto che non era corretto dire che si pubblicano libri come editore quando ci si limita a stampare un testo e assegnargli un codice ISBN e poi si chiede all’autore di pagare per “pubblicare” il libro, anche se tecnicamente la pubblicazione è quella: rendere pubblico un testo che abbia un codice ISBN.

Mi sono spacciato per un autore che aveva scritto un libro e ho chiesto. Subito si sono avvicinati per illustrarmi i fatti. Ho chiesto se si dovesse pagare per pubblicare e, ovviamente, mi hanno detto quello che già sapevo: “Sì”. Mi hanno informato del fatto che il costo dipende dal genere, dal tipo di pubblicità che l’autore richiede. Sui costi non mi hanno dato informazioni, ma già so che si parla di 2000-3000 euro a meno che non abbiano poi adottato un po’ di politica di saldi. Alla fine non mi interessava nemmeno sapere, chiedere, far polemica con chi è un editore a pagamento. Ripeto, che ogni autore paghi o meno per pubblicare come meglio gli fa piacere. E che ogni editore a pagamento o meno faccia ciò che vuole. Non deve dare conto a me.

Certo, finché qualcuno pagherà per pubblicare, questi tipografi avranno lavoro, ma, ripeto, non è un mio problema, non fanno nulla di illegale. In realtà ho abbastanza nausea dell’editoria in generale. Io faccio l’autoeditore quando mi riesce, e nemmeno tanto bene visto che mi mancano le basi per un marketing presente, per promuovere i miei lavori e queste energie non ce le ho, quindi sarò anche un autoeditore, ma incompleto.

E se non è ancora chiaro: che ognuno si inventi e faccia ciò che vuole per fare soldi coi libri.

Sono passato poi dallo stand di Edizioni E/O e gli ho mostrato la foto fatta a una libreria a Londra che esponeva alcuni libri in inglese della tetralogia “L’amica geniale” di Elena Ferrante e chiesto se l’autrice sta lavorando a qualcosa di nuovo, ma non si hanno notizie, l’unica cosa che si sa è che c’è la nuova edizione de “La Frantumaglia”.

Ah, dimenticavo. Alla fiera mi sono portato il mio “Le parole confondono” e un editore, passando davanti al suo stand, mi ha chiesto se ne ero io l’autore. Non mi hanno voluto rivelare come abbiano fatto a capirlo. Mi hanno solo detto: “Riconosciamo gli autori al volo, infatti siamo editori”.

Un altro editore, che conosco da anni, mi ha invitato a presentare il mio libro presso la loro sede domenica prossima. Ho comprato un suo libro che cercavo da un po’: “Party per non tornare”.

"Party per non tornare" di Gruppo 9, editore Home Scrivens
“Party per non tornare” di Gruppo 9, editore Home Scrivens
Il convegno

E poi il convegno sul selfpublishing, giusto?

Ho conosciuto di persona Francesco Zampa, altro autore self con cui sono in contatto da qualche anno; lui scrive gialli. Ho ritrovato Rita Carla Francesca Monticelli, autrice della space opera Aurora che il mese scorso ha pubblicato il terzo volume (titolo: Ophir) della serie e che sto attualmente leggendo.

Lei è stata invitata dall’AIE (Associazione Italiana Editori) per parlare del selfpublishing. In effetti ancora non si è capito che quando si parla di selfpublishing in realtà il nome corretto non è autore autopubblicato, ma autoeditore, almeno quando lo si fa con un certo impegno e costanza come accade per Francesco Zampa, per Rita Carla Francesca Monticelli e per me. E si parla spesso di editoria contro il selfpublishing, quando poi molti editori tradizionali scavano nelle classifiche di Amazon tra autori con pseudonimi femminili di romanzi rosa per metterli sotto contratto. Il “contro” ancora non si capisce perché. A parte a pensare che si cataloghi il 100% (o quasi) del selfpublishing come immondizia da parte degli editori tradizionali. Eppure certi editori vanno a nozze con gli autori che si pubblicano da sé. Il 47% dei titoli in ebook che vanno a ruba sono romanzi rosa e, quindi, si parla di una ben specifica casa editrice che ne è specializzata, direi. Non è stata una novità apprendere questo dato.

Nel convegno hanno tirato fuori anche altre cifre per fotografare la situazione selfpublishing, ma non hanno tenuto conto del fatto che moltissimi autori non usano ISBN italiano o non lo usano proprio, come ha fatto notare la Monticelli che è una vera esperta del settore in Italia. Perché non si usa un codice ISBN o uno italiano? Perché su Amazon non è richiesto e molti pubblicano solo su Amazon per sfruttare alcuni (davvero inesistenti, dal mio punto di vista) benefici, altri si fanno assegnare gratuitamente un ISBN da retailer esteri come Smashwords e Lulu. Un singolo codice ISBN italiano per un selfpublisher costa una cifra da capogiro. Mi si spiega quando uno recupera i soldi di una tal spesa? Boh. Quindi non è possibile fotografare una situazione reale, ovvero: quanti selfpublisher esistono in Italia? Sono di più o di meno degli editori tradizionali? Che poi ogni selfpublisher è un “editore” a sé. Non che mi interessi davvero, le cose che volevo sapere erano altre.

C’era un editore di testi tecnici che diceva che per gli ebook non usano la copertina. Cioè usano sempre la stessa cambiando il titolo del libro e il nome dell’autore. Ecco, gli editori tradizionali non amano l’ebook, mi sembra ovvio, l’ho detto più volte. Se uno cerca dei libri su uno store di ebook nota la copertina, a prescindere da che tipo di libro sia, poi, se si tratta di narrativa, ci si ispira dal titolo e, infine, dalla sinossi. Se si vedono copertine tutte uguali è abbastanza ovvio che il testo viene subito scartato perché non ha una propria anima, almeno io lo scarto senza nemmeno conoscerne il contenuto, poi vi dirò che non è il primo editore che dice questa cosa di usare una sola copertina per gli ebook. Come ci sono editori che perpetrano lo stesso concetto anche per il cartaceo. Certo, i libri pubblicati dall’editore intervenuto sono tecnici quindi si può anche pensare che non serva una vera copertina, però poi dice che per i cartacei usa copertine diverse. Non riesco a capire perché non applicare lo stesso concetto ai propri ebook, mi sfugge. Boh. Torno a ripetere ancora una volta: ognuno faccia come meglio crede, gestisca la propria casa editrice secondo quelle che sono le regole e le proprie convinzioni e non stia a sentire nessuno se ritiene giusto.

La Monticelli ha parlato per appena sette minuti. Sette minuti per tratteggiare un ampio e contraddittorio e diverso universo (ogni selfpublisher è un editore diverso con suoi modi di porsi) sono il nulla. Non è colpa di nessuno, ma se devo dire che questo chiacchierare di 45 minuti mi sia piaciuto mentirei. L’argomento meritava meno tecnicismi, meno cifre, anche perché si è capito che non sono realistiche, anche se si può apprezzare lo sforzo fatto per tirarle fuori queste cifre, ci mancherebbe, dico che a me interessavano altri discorsi.

Infine, mancava la parte dedicata alle domande del pubblico che io ritengo fondamentale in un evento del genere, fossero anche state solo due o tre per massimo dieci minuti, ma sarebbero servite. Il tempo era davvero limitatissimo. Certo, le domande sono state poste dai singoli interessati dopo, a intervento ultimato, e fuori dall’aula perché ci hanno letteralmente cacciati.

Ho capito che i convegni sull’editoria non fanno per me. C’è troppo autoreferenzialità, troppe chiacchiere inutili e poco di veramente utile o sensato. Non ho guardato altre cose perché non ero molto interessato a questioni di editoria. Ero lì per ritrovarmi con gli amici selfpublisher: una di vecchia data e uno nuovo.

Non mi sembra che sia cambiato molto nel panorama editoriale delle piccole e medie case editrici. Ah, sì, dai dati nelle slide che ho visto, una cosa nuova, ma non tanto, c’è. Pare che gli editori forse vendano più cartacei rispetto all’anno scorso e meno ebook in proporzione, nel senso che la gente tra un ebook e un cartaceo, preferisce sempre l’odore della carta. Non che importi, sono cose scontate.

Questo è quanto.

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3 thoughts on “Sabato, 10 dicembre 2016: Più Libri Più Liberi

  1. Io come sai sarei andata volentieri. Lo faccio ogni anno da quando sono qui a Roma e mi piace sempre. I miei punti fermi sono i banchetti di SUR, MInimum Fax, Iperborea, l’anno scorso ho scoperto Edizioni Socrates. Mi ero segnata anche alcuni appuntamenti ai quali non volevo mancare e invece? Tristezza, una serie di intralci me lo ha impedito. Pazienza, sarà per la prossima.

    Brutto, però, quel discorso sulla copertina degli ebook sempre uguale, squallidissimo più che altro!
    E poi le case editrici a pagamento, no, quelle continuano a non piacermi per niente.

    1. Con le copertine ci facciano ciò che vogliono, come detto però se nel cartaceo differenzia non si capisce perché non lo faccia anche per l’ebook. Fatti non miei di certo. A volte io uso pure copertine diverse per l’ebook se capita e sarebbe quella la regola perfetta, ma le copertine costano e farne due diverse non sempre si può.

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