The Good Wife: una gran serie televisiva


Spesso le serie televisive ben fatte sono poche, inoltre quelle che sono in grado di mantenere sempre alto l’interesse nel corso degli anni, senza risentire dell’avanzare del tempo, ne sono ancora meno; e non si parla di quelle italiane, quelle non le considero nemmeno.

The Good Wife, una serie televisiva che tratta di legge, politica e tradimenti, rientra nelle cosiddette serie drammatiche a carattere giudiziario, e riesce perfettamente a essere sempre interessante, dalla prima puntata della prima stagione fino all’ultima della settima e definitiva stagione.

La protagonista di questa storia è Alicia Florrick, interpretata dalla bellissima e bravissiama Julianna Margulies, già incontrata in E.R. nel ruolo dell’altrettanto brava infermiera Carol Hathaway.

Questa serie si compone di un cast eccezionale, attori tutti bravi, una storia ricca di creatività, che riesce a portare spunti di riflessione, comicità, drammaticità e che tratta temi attuali. Basti pensare che tra i personaggi secondari c’è anche uno personaggio, Neil Gross, che crea un motore di ricerca, nonché social network e distributore di video on-line Chumhum e che creerà anche un rivoluzionario tablet. Un personaggio che fa pensare, almeno a me lo ha fatto pensare, a un misto tra i fondatori di Google, Facebook e il creatore dell’iPad Steve Jobs.

Alicia Florrick è la moglie del procuratore di stato, Peter Florrick (interpretato da Chris Noth), che proprio nella puntata di esordio della storia viene coinvolto in uno scandalo sessuale. Peter è andato a letto con delle prostitute. Pare quasi una prassi che accomuna politica americana e italiana, solo che il procuratore di stato si dimette, si fa processare e via discorrendo.

La storia invade così la politica, ma anche la vita privata dei personaggi. Alicia ha due figli e nella serie televisiva avranno anche un ruolo ben definito che tende un po’ a scemare rispetto agli eventi cardine della trama che alterna puntata dopo puntata casi giudiziari che Alicia seguirà di volta in volta.

Ci sono giudici e avvocati che si alternano e che tornano in varie puntate, uno di questi avvocati è Louis Canning, interpretato da Michael J. Fox; ci sono investigatori privati con la loro storia personale. Penso al personaggio di Kalinda Sharma, interpretato dalla bella e brava Archie Panjabi che resta per le prime sei stagioni.

Altri personaggi di spicco sono Eli Gold e Diane Lockhart interpretati rispettivamente da Alan Cumming e da Christine Baranski. Eli è il consulente politico di Peter Florrick ed è colui che condurrà le campagne di Florrick, lavorerà al fianco di Alicia e sarà un personaggio secondario di spicco, presente poco nella prima stagione, ma regolarmente in tutte le altre sei e, inutile dirlo, davvero bravo. Anche Christine Baranski svolge il suo ruolo con maestria, tanto che dopo The Good Wife la rivedremo, come molti dei personaggi di The Good Wife, in The Good Fight, questa nuova produzione, targata sempre CBS, andata in onda proprio da poco che spero Netflix ci porterà presto come ci ha portato le sette stagioni di The Good Wife.

Si creano quindi trame e sottotrame per tutti i gusti. Intrighi, momenti alti di tensione, passaggi da uno studio legale a un altro, amore, scandali su scandali, inchieste dell’FBI, processi in cui a volte si rivedono gli stessi avvocati, giudici, clienti, elezioni truccate.

Da queste puntate c’è una gran spettacolarizzazione per quella che è la politica a cui non viene perdonato nulla, né dai media i quali non hanno remore a mostrare gli scandali dei politici e a criticarne l’operato, cosa che invece non avviene in Italia dove il politico non ha alcuna remora a restare in carico anche davanti a processi in cui è stato condannato anche in via definitiva e dove la stampa tace, tranne poche voci, per compiacere.

La politica. In America viene presa molto seriamente da tutti i punti di vista. Basta anche fare un errore in buona fede che parte una denuncia dell’FBI che ti porta in galera oppure ad accettare un patteggiamento dove accetti la tua colpevolezza con tanto di carcere per evitare una condanna molto più pesante che una giuria potrebbe infliggerti. Alla fine come dice Eli Gold, non è quello che hai fatto, ma è quello che sembrerà tu abbia fatto. E non solo per la politica, ma anche nella vita reale. Ci sono personaggi che la fanno franca perché gli avvocati sono così bravi e creativi, altri che vengono accusati ingiustamente perché alla fine non si riesce a provare in nessun modo la loro innocenza. Crociate contro le persone solo per assicurarsi il posto di potere, per scalare il potere. La legge in America parte dal presupposto che tu sia colpevole e che devi dimostrare la tua innocenza.

E se un politico mente o non è integro, la paga. Cosa che è completamente diversa nel nostro continente, dove la menzogna diventa il pane quotidiano con cui il politico di turno riesce anche a farsi rieleggere. Ma la politica è molto intricata anche in America, dove la persona giusta e pulita deve farsi da parte per scelte molto opinabili. Insomma non è tutto bianco o nero, ci sono tutta una serie di sfumature e colori che questa serie rappresenta in maniera, credo, verosimile.

Ho imparato che se non hai un buon avvocato, che devi ben pagare, e per caso ti imbatti nella legge americana, sono dolori di pancia grossi, anche perché in molti stati vige la pena di morte.

Il finale di questa serie? L’ho trovato molto forte e un po’ infame. Un finale finale, dove la storia non poteva continuare. Tutte le trame e sottotrame sono state chiuse. Certo, c’è sempre modo di continuare una storia, l’ho imparato anche io e, infatti, continua in maniera diversa con The Good Fight.

Consiglio The Good Wife? Certamente. Se non siete abbonati a Netflix, questo è uno dei motivi molto validi per farlo.

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