Il caso “Thirteen Reasons Why” di Jay Asher


Quella che segue non è una recensione vera e propria. L’ho sempre detto che le mie sono opinioni. Soprattutto sarà un mio punto di vista sul tema del romanzo.

Ho spesso detto che non avrei letto bestseller, soprattutto se ne traggono serie TV o film.

Ho fatto uno strappo alla regola perché il tema mi interessava. Ho visto prima la serie su Netflix e poi letto il libro.

Ho notato subito grosse differenze e ho capito che la resa nella serie TV prodotta tramite Netflix e messa in onda su Netflix è decisamente migliore, più violenta di ciò che Jay Asher tratta nel romanzo. L’ho letto in inglese perché volevo sfidare me stesso in questa impresa. Imparare un po’ meglio la lingua, anche se in realtà non è inglese, ma inglese americano.

Ci possono essere 13 ragioni per farla finita? In realtà ce ne possono essere un milione o anche mezza. Se uno vuol togliersi la vita lo fa e basta.

Ciò che non mi torna è il fatto che uno incida 13 cassette dopo aver fatto uno schema preciso delle persone che hanno portato al proprio collasso mentale. Non mi intendo di suicidio, però chi non ha mai pensato di farla finita? Di smettere di vivere? Parlo di quando si è adolescenti. Però tra il dire e il fare c’è il mare. E, nel frattempo, il proposito non lo si è mai davvero portato a termine.

Sarò banale, scontato, sottovaluterò la gravità di un suicidio, ma io non trovo credibile questa storia. Se uno vuole uccidersi, non perde tempo a raccogliere informazioni, a catalogarle e incidere 13 audio cassette in cui spiega in maniera più o meno precisa eventi della propria vita come se fosse un audio diario.

Serve del tempo per incidere ben 13 cassette e continuare, alla fine, a desiderare la morte. Nel frattempo non ci ripensi? Tutto questo organizzare e pianificare lo fa uno scrittore per un romanzo che ha in testa e che è delicato, ha una trama non semplice che si lega a ogni singolo pezzo, ma non credo lo faccia uno che si vuol togliere la vita. Se io volessi uccidermi non riuscirei a pianificare per così tanto tempo. Sarebbe un impulso che viene fuori da tormenti di mesi/anni e culmina in un gesto rapido e irrazionale. Soprattutto irrazionale. Ma le 13 cassette sono qualcosa di molto più che razionale.

Soprattutto nelle audio casette non viene fuori nulla di sconvolgentissimissimo, parlo del romanzo. Che è decisamente pure più leggero dal punto di vista emotivo. Una lite con una amica che smette di esserti amica e che si vede in segreto con un tuo amico. Ciò non può davvero portare al desiderio della morte. Anche la serie di motivi messi uno dietro l’altro non spiegano ciò in tutto e per tutto.

Alcuni motivi sono gravi, seri. La protagonista viene violentata. Il fatto è grave. Forse è l’unico motivo per cui si potrebbe accettare un gesto del genere, perché gli altri motivi sono davvero banali per spingere a un suicidio. Soprattutto perché la storia comincia quando la protagonista, Hannah Baker, è già morta, quindi non c’è modo di conoscerla meglio di capire della sua storia personale. Se aveva subito traumi, se era fuori di testa da sempre, se c’era qualcosa contro cui combatteva da mesi/anni. Lo covi dentro finché non esplode.

La scena delle violenze nel libro sembra quasi di nessuna importanza, non che bisognasse descriverle, no, io parlo dell’impatto sulla protagonista che non dà modo di capire quanto profondamente viene sconvolta per mettere in atto l’idea di togliersi la vita.

Di alcuni di questi temi io ho accennato nei miei romanzi, ma, ora, mi sembra più sconvolgente come io abbia trattato gli argomenti di un autore bestseller americano. Davvero.

Ma allora si sarebbe dovuto leggere un romanzo più cupo? Certo. Stiamo parlando di suicidio, mica di andare in giro a piagnucolare che la tua nuova amica si è messa assieme al tuo nuovo amico senza dirti nulla? Che poi, mi sembrano anche scene un po’ forzate. Nella serie TV viene fatto di peggio, viene elaborato ciò che nel libro rimane sulla superficie. La scena del suicidio nella serie TV è da brividi, ti fa mancare il fiato.

Eppure quelle audio cassette mi sembrano assurde, anche perché la protagonista sorride spesso, ha una voce di una ragazza tranquilla, addirittura c’è una cassetta in cui lei praticamente dà a uno dei 13 motivi una motivazione per NON farlo.

C’è Clay Jensen, interpretato nella serie TV dal bravo Dylan Minette. Senza la sua bella interpretazione e alcune degli altri, inclusa quella dell’attrice che dà vita ad Hannah Baker non si capirebbe molto di ciò a cui si sta assistendo.

Ripeto: il romanzo doveva essere più cupo? Sì. Ma se fosse stato più cupo, avrebbe ottenuto tutto questo successo e ne sarebbe stata fatta una serie TV? Non credo proprio.

Ma il suicidio può davvero essere meditato così a lungo, documentato e poi messo in atto? Magari sì. Il suicidio non è una banalità, nel romanzo in pratica si mostra un suicidio senza dare una storia regressa sul personaggio di Hannah Baker. E anche la sua morte lascia un po’ indifferenti. Se uno si deve immaginare cosa ha provato davvero, senza vederlo mostrato dall’autore, allora possiamo leggere qualsiasi libro su qualsiasi tema e costernarci, rabbrividire? Non penso proprio, se non riesci a creare un legame tra personaggi e lettore non vai da nessuna parte. Non puoi dire: “Ehi, ma in questo libro si parla di suicidio, di una ragazza adolescente che muore”. Io dico: “È un romanzo, giusto? O è un servizio al TG? In un romanzo serve molta empatia”.

Non perché stai parlando del tema del suicidio che uno deve partire con l’idea che hai scritto un capolavoro, impeccabile. Anzi, proprio perché hai scelto una brutta gatta da pelare, un tema complicato, che poi devi esserne all’altezza. Devi chiaramente mostrare. Il problema è che come la metti e come non la metti, anche se l’idea delle 13 cassette in cui viene spiegato il motivo per cui hai deciso di morire, colpa di 13 persone, è intrigante, poi, a conti fatti, non tiene.

Se invece pensiamo che è fiction, allora magari va bene così. Un romanzo gioioso, poco cupo, se non per l’idea stessa della morte che aleggia, che tutti possono leggere.

Do tre stelle su cinque perché non è scritto male, forse troppo gergo, ma il problema non è il gergo, il problema è che, ripeto, non credo che uno pensa di uccidersi e perde tempo a incidere 13 cassette e in ciascuna cassetta dà la colpa a una persona. Dovrei dire 12 persone, visto che in una delle 13 cassette la ragazza loda invece uno dei suoi amici. E quindi, visto che lo lodi, perché poi decidi comunque di farla finita e non di stringere di più la tua amicizia con lui? Se nella vita reale si fanno anche cose senza senso, in un romanzo, questo è un problema, perché ogni scelta del personaggio deve avere delle motivazioni, a volte anche forti. E dove sono esattamente? Non le puoi accennare.

Io ho letto tutto il libro, ho visto tutte le 13 puntate della serie, ma più leggevo e più guardavo e non mi tornava il fatto che si parlasse di suicidio. La serie è più cupa. C’è più bullismo. Il libro è stato scritto almeno 10 anni fa e il tema del bullismo nemmeno veniva rappresentato in narrativa o in serie TV, forse è questo il vero problema? Era qualcosa di nuovo, un territorio su cui non ci si sapeva muovere, oppure può davvero essere che chi vuol davvero togliersi la vita ragioni così? E che il fatto che registri 13 cassette audio per spiegare quello che secondo lui/lei sia così grave ai propri occhi da non permettere di continuare a vivere è anche normale?

Forse il problema del libro era il target a cui era rivolto: un pubblico giovane? E in tal caso non si poteva calcare così tanto la mano per non spingere i ragazzi a suicidarsi. Oppure perché nessun editore avrebbe pubblicato un libro cupo? Oppure il desiderio per la morte è un sentimento che non ha spiegazioni scientifiche e psicologiche ben precise. Salta qualcosa in testa e segue la deriva anche perché, un ragazzo ti bacia e poi va dicendo in giro che è stato più di un bacio è così grave? Non lo so. Al di là di tutto, non c’è empatia per Hannah, forse per Clay, ricordando il personaggio della serie TV, perché nemmeno di Clay sappiamo nulla nel libro, ma anche nella serie TV. Se non fosse per l’interpretazione dell’attore direi che questo libro trasmette ben poco. Dov’è la forza narrativa che un testo deve avere? Ho letto di meglio. E non parlo di bestseller o di autori noti.

Il vero motivo che rende questo testo un romanzetto è che non si scava in profondità, non si penetra in quelle emozioni, in quella parte di storia che rende vivo un personaggio e che te lo farà restare in testa anche dopo la conclusione della vicenda. Si resta costantemente sulla superficie. Un testo del genere sarebbe scartato da un editore che pubblica buona narrativa, ma, si sa, oramai non si parla di narrativa, ma di battere cassa, di vendere. Se poi un testo ha forza narrativa, spessore, cala in profondità nei personaggi, nella trama, è un di più. Oramai è completamente ribaltato e saltato il concetto della buona e potente scrittura che una volta era la base di partenza per la pubblicazione.

Ed ecco che questo libro conferma ancora una volta che i bestseller non sono altro che operazioni commerciali. Di sicuro esiste un libro in cui una ragazza decide di togliersi la vita e in cui il personaggio alla fine ti fa piangere, ci entri in empatia, ma nessuno conosce questo romanzo e nessuno ne conosce l’autore. E mai ne faranno una serie TV su Netflilx.

C’è chi bestsellera e chi no.

Voi cosa ne pensate? Avete letto il libro? Visto la serie TV? Sono io superficiale o tanti piccoli banali motivi seguiti da un grosso motivo possono spingere a decidere di pianificare in modo meticoloso la propria morte?

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