“La verità sul caso Harry Quebert”, di Joël Dicker, parte 2


La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker

Divido questa “recensione” in due parti (e una terza di cui sarà una semplice riflessione sull’editoria nell’anno 2018 e sul romanzo “La verità sul caso Harry Quebert”) perché troppo lunga.

Gli articoli già sono programmati, quindi tra qualche giorno saranno tutti accessibili: parte uno, parte due e riflessione sull’editoria di “La verità sul caso Harry Quebert”.

Parte due

Assurdo quando l’autore fa dire a Harry che gli scrittori che si suicidano sono quelli di cui nessuno legge i testi. Certo, se uno scrive sa bene quanto è difficile e snervante arrivare a farsi leggere, ma il fatto che nessuno ti legga non vuol dire che ti devi suicidare. È un dialogo sensato? Utile? Ci sarebbe da chiudere le pagine e smettere di leggere solo per questi sproloqui surreali, completamente surreali. Ma stiamo scherzando o cosa? L’autore, per aver pubblicato con un editore, ed aver venduto qualche copia in più del suo libro non può ritenersi uno Scrittore. Non stiamo parlando di King o di Grisham o di Aciman, i quali hanno una scrittura molto migliore, più profonda, più efficace, reale. E non parliamo nemmeno di un Dostoevskij. Tra l’altro ho notato, chi non l’ha fatto?, che Harry Quebert viene affascinato da questa Nola nello stesso modo in cui il personaggio di cui narra Vladimir Nabokov lo era di Lolita nel romanzo omonimo. Il richiamo è evidentissimo. Giustamente, parlando di grandi scrittori quali Nabokov e Harry Quebert e Marcus Goldman, amico di Harry Quebert e grande scrittore… N-O-L-A come L-O-L-A, ovvero LO-LI-TA.

Nola ossessionata dalla figura di Harry GRANDE SCRITTORE se ne innamora perché lui è UN GRANDE SCRITTORE. Lo osanna per questo.

Per non parlare dei dialoghi coi poliziotti che, guarda caso, si incentrano sempre sulla figura dello scrittore, stavolta sul super scrittore Marcus Goldman e sulla sua fama di scrittore, tipo decisamente eccentrico ed egocentrico quanto lo è il suo amico Harry Quebert. Per quanto una verità viene detta, cioè che ci sono i bestseller robaccia.

Spezzo una piccola lancia a favore del testo. È interessante il concetto che se sei un grande e vieni accusato di una cosa grave, la gente dimentica tre secondi dopo la tua grandezza, fa rimuovere i tuoi libri dalla biblioteca, sei già colpevole, eccetera, eccetera. Unica cosa vera di questo sproloquio di autoesaltazione verso la figura dello scrittore, cosa credibile che c’è in tutta questa storia inventata. Ricorda tanto i fatti di cui tutto il grande cinema americano sembra stato essere colpito negli ultimi mesi, dove sono stati rimossi attori da produzioni praticamente finite, bloccate e chiuse serie TV, addirittura cancellati e ripresi/negati i premi che anni e decenni prima sono stati dati per accuse di molestie varie.

I personaggi poi sono piatti, stereotipi nello stereotipo. Tipo Jenny che sogna un matrimonio di lusso con questo GRANDE SCRITTORE perché così potrà fare un grande matrimonio molto sfarzoso che tutti le invidieranno, mica un matrimonio d’amore, mica rappresentando i sentimenti del personaggio verso Harry? Il personaggio di Jenny è messo lì forse per avere ancora una volta modo di parlare dello stesso concetto? Un GRANDE MATRIMONIO non per fare parlare di lei, ma dello scrittore, del GRANDE SCRITTORE, ovvio, no?

Il vero problema di questo libro? Si è sbagliata la categoria. Non andava indicato come giallo, ma come romanzo surreale a tratti teatrale, o magari come romanzo molto sperimentale, come bozza mai editata. Credo che se avessero evitato uno strafalcione del genere, si sarebbero risparmiate molte critiche, ma è pur vero che i libri più letti sono romanzi rosa e gialli, quindi non inserendolo nella categoria giallo (la “trama principale” è l’investigazione, più o meno raccontata male, ma la categoria ci “sarebbe”), avrebbero perso una grossissima fetta di lettori. E poi c’è il problema che le categorie non sempre sono esaustive. Un giallo si può scrivere in tanti modi e si possono mischiare generi. Ci sta anche che si mischino generi, ma bisogna avere idea di come si fa e perché lo si fa, perché poi non bisogna ossessionare di continuo con lo stesso concetto, mettendo scene a casaccio.

Per non parlare del solito problema dell’e-book. La mancanza di rientri del primo rigo di ogni paragrafo sul Kindle Paperwhite e su app Kindle iOS iPhone. In realtà, si capisce che c’è, ma è una percentuale bassissima rispetto allo spazio disponibile, forse per fare in modo che non sia eccessiva su un computer Desktop con grandi schermi o un tablet di 10″. E quindi su Kindle Paperwhite e iPhone diventa inferiore a un millimetro. Un parametro di un file CSS scelto davvero male e che come risultato, spesso, ha il mischiarsi di paragrafi senza poter distinguere dove finisce uno e dove inizia un altro.

Insomma un e-book da cui tenersi lontano. Se è gratis rifiutatelo, se costa, sappiate che avete appena buttato i vostri soldi. Se siete curiosi, che vi posso dire?, leggetelo.

CONTINUA…

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