beta reading, editing, self-publishing, editoria o bubbole?


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Oggi, pubblicare e pensare che si è giunti a un punto di arrivo, è quanto di più sbagliato si possa pensare. Anche perché la quantità di testi che arriva su Amazon, tanto per fare il nome di un book store, è impressionante. Non c’è più posto per nessuno. Ci si deve prendere a gomitate con tutti gli altri scrittori.

Perché editoria, invece di self-publishing, non è sinonimo di scelta migliore? Se non lo sapete ancora – mi dispiace che debba essere io a farvi questa rivelazione – il 90% dei piccoli e medi editori non fa editing approfondito sui testi. Se trovate in libreria libri di piccoli editori che in realtà vi sembrano una bozza su cui lavorare ancora, ora sapete il perché. Ma perché lo fanno? Forse questioni di soldi. Magari lo scrittore paga per pubblicare, in qualche modo (acquisto di copie o quant’altro), e quindi finché arriva il soldo non importa cosa pensi chi di cosa, male che vada si chiude un marchio editoriale e se ne apre un altro.

Se vi imbattete in un editore NON a pagamento, sappiate che nel 99% dei casi non accetta un testo che non abbia già avuto un pesante e completo editing e, oltre a questo primo vincolo, non si accettano nemmeno testi che superino le 30’000 parole e non si accettano testi di autori che non abbiano già un bacino di lettori pronti a comprare tutto ciò che pubblica.

Ma quindi oggi chi fa o come viene fatto l’editing? Oggi l’editing lo deve pagare di tasca propria lo scrittore che desidera pubblicarsi. O lo paga a un editor professionista (potrebbe anche chiederti 3’000 euro se il testo è molto lungo, tipo sulle 100’000 parole) oppure paga una agenzia letteraria che valuta, edita e propone il testo agli editori. Il problema è che nella maggior parte dei casi anche l’agenzia letteraria fa pagare valutazione ed editing. Qualcuno dice, magari con grosse fette di prosciutto davanti agli occhi, che le agenzie letterarie serie prendono solo una percentuale (10-12%) sul ricavato del compenso che darà l’editore sulla pubblicazione, ma non fanno pagare valutazione ed editing.

Immaginate un testo da correggere in tanti punti in ogni paragrafo? Magari un certo numero degli stessi da riscrivere proprio? Qualcuno avrebbe il coraggio di presentarlo a un editore e perdere di credibilità sul proprio lavoro? La gente lavora gratis? Oppure sì, non chiedono soldi, solo se già è stato pagato un lavoro di editing sul testo presso un editor professionista e, come gli editori esigenti del 2018, non c’è altro lavoro da fare, quindi lo scrittore è un ottimo cliente di tutto questo bel sistema economico. Ottimo cliente, direi.

Non esiste che si scrive, lo si guarda un po’ e, miracolo dei miracoli, è tutto a posto.

Quindi se oggi un editor non lo paga più un editore e lo deve fare uno scrittore contattando di sua iniziativa la figura dell’editor professionista o un’agenzia letteraria, ha senso pubblicare? Io, personalmente, con 3’000 euro posso restare un mese, un mese e mezzo o due a Londra. Anche perché, scrivere e farlo bene, è molto tosta e non ci ricompensa di sacrifici anche assurdi fatti – tipo editare, editare ed editare fino alle tre di notte? – e, in ogni caso, un libro di successo non implica che il successo rimane per sempre e non implica che il prossimo libro avrà lo stesso riscontro, potrebbe non averne affatto. Si parte sempre da zero con ciasun libro, ogni volta.

Quindi se si devono investire 3’000 euro da soli, a meno che non si sia detentori di un gran patrimonio di cui non si sa come sperperare, le possibilità sono poche. O si trova un editore che offre da subito dai 5’000 euro in su, magari poi devono essere anche 7’000 se si arriva alla pubblicazione con intermediazione di una agenzia letteraria, perché ricorda che il 10-12% spetta a loro per contratto. Oppure si pubblica da soli se si sa di poter vendere almeno 1’400 copie in e-book a 3,99 euro, oppure si parla di almeno 11’000 copie se il prezzo lo si impone a 0,99 euro. Quale delle due opzioni sceglieresti? Forse nessuna delle due, a meno che non si abbia già tutto fatto. Magari siete gli amici dell’editore e sapete che lui vi proporrà questo favoloso contratto, oppure vi sarà fatta una correzione all’acqua di rose a costo zero.

Senza editing si può pensare di trovare dei beta lettori e, in base alle loro reazioni, correggere il testo.

Non è così facile. I beta lettori non sempre si rendono conto cosa li aspetta, altre volte li perdi per strada. Ti abbandonano e basta sul più bello. Punto. Non c’è più comunicazione e ti ritrovi al punto di partenza. Ovvero, o ti inventi editor professionista (nel senso che studi in modo approfondito tecniche varie) oppure paghi un editor professionista. Mi è capitato che qualcuno mi lasciasse sul più bello, ma mi è capitato anche di ricevere note molto precise da un beta lettore in particolare, quello senza del quale io non mi azzardo proprio a pubblicare.

In ogni caso, anche dopo un editing pagato si deve guardare al testo con un occhio molto critico (possono scappare comunque refusi), nel caso di beta lettori spetta sempre e comunque allo scrittore la responsabilità di rivedere il testo per intero, di capire e integrare note ricevute. E spesso l’integrazione introduce errori, refusi. Per quanto gli altri possano dire e fare su un testo, ricorda che sarai sempre solo tu responsabile di ciò che pubblicherai. Se ci sono cose che non vanno è solo lo scrittore che può rendersene conto, se ha abbastanza mente fredda e lucidità e, questo, succederà proprio quando è convinto che è tutto a posto e che può pubblicare, o per eccessiva precisione.

Che fare? Un editing pagato poco vale pochissimo. Meglio lasciar perdere.

E poi, oramai, siamo al punto che il proprio tempo è relativo, e quello degli altri a volte sembra molto più importante del proprio (vedi editori che non vogliono perdere tempo, ma che chiedono testi formattati in modo particolare, stampati in più copie, perfettamente editati, ecc…), forse meglio spenderlo in modo migliore, il tempo, visto che la differenza tra l’investimento economico di un buon editing e il ricavato dalla vendita di e-book e cartacei sarà sempre in negativo. Piuttosto che dannarsi a fare anche le tre di notte su un testo che pareva perfetto e che invece ha tanti piccole cavolate che vanno rimesse a posto bisogna magari fare altro. Anche perché, l’ho già detto?, pubblicare è solo il primo passo, non è il punto di arrivo.

Converrà ancora farlo? Dico, pubblicare un testo in modo decente? Ma c’è qualcuno che davvero lo fa? A parte i grandi dell’editoria che se non si possono permettere loro un editor, di certo non possono gli altri. Qualcuno c’è, ma insomma, parliamo di rare eccezioni.

Oppure c’è magari qualcuno ricco di famiglia che non sa come spendere i soldi e arriva anche a ripetere ogni anno, per 10 anni di seguito, un corso di scrittura creativa da 2’300 euro, invece di iscriversi in palestra, o fare vari fine settimana fuori. Magari fanno anche quello perché i soldi da spendere sono così tanti, eh! Queste persone danarose non si spaventano se devono pagare un editor o una agenzia letteraria 3’000 euro, oppure un “editore” che gli chiede 3’000 euro per pubblicare, oppure 8’000 per tradurre anche il testo in inglese. Io spendo per comprare pasta, frutta, verdura, il danaroso investe in editoria.

O magari, miracolo dei miracoli, fonda una propria casa editrice e magari non paga editor e magari finisce per chiedere contributi di pubblicazione in forme varie perché fiuta poi l’affare.

Ho deciso! Folgorazione! Aprirò un servizio di editing a pagamento!

Ah, ma l’ho detto? Qualcuno che fa un buon editing c’è. Se lo fa da solo, con pazienza. Basta pazienza e tempo, tempo e pazienza, pazienza e tempo, tempo e pazienza, impiegando anche due anni se serve.

aggiornamento 4 ottobre

Propio stasera ho risentito il mio beta lettore.

Mi sento quasi non degno di avere un beta lettore così attento.

Tiro un bel sospiro di sollievo. Ma proprio grosso, eh.

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5 risposte a "beta reading, editing, self-publishing, editoria o bubbole?"

  1. Uhm, non facevi prima a intitolarlo “sono incazzato perché il beta reader mi ha mollato, senza dirmelo”? 😀
    Penso ci siano persone che si prendono degli impegni mosse dall’entusiasmo, senza però ponderare bene la quantità di tempo e dedizione che li aspetta. E che poi non abbiamo proprio il coraggio di dirti che non ce la fanno più. Pensano che il silenzio sia sufficiente.

      1. Guarda, questa ti farà ridere: a me è capitato il contrario, dire esplicitamente di non poter più seguire un progetto e non essere creduta per almeno due anni!! Avevo prestato il mio contributo in acque ancora tranquille, eravamo in un gruppo di 10 ed ognuno aveva assicurato di fare la propria parte. Via via ognuno aveva i propri problemi di vita quotidiana, ma riuscivamo a sopperire. Se n’è andato l’altro “tecnico” e ho chiesto che trovassero qualcun’altro per darmi una mano, o che qualcuno di loro di buona volontà imparasse qualcosina. A parola furono “si”, nei fatti erano “no”. E poi purtroppo è stata la mia volta, il mondo mi è caduto addosso: non potevo scendere nei particolari, per privacy, ma dissi che ero fuori, non potevo più occuparmene. Non capirono, per un anno intero, finché all’ennesima loro richiesta di aiuto urgente, giunta nel bel mezzo di una mia settimana infernale, ho consegnato le chiavi. Un gesto estremo, la cui risposta fu addirittura comica: “Ma allora davvero non te ne puoi più occupare?” (pensavano che scherzassi dunque?) Uno ha riferito di aver litigato con me, quando io non ricordo proprio nessuna discussione!
        Ne ha risentito l’amicizia ovviamente. Io però ero stata chiara fin da subito, non mi hanno creduto! 😀

      2. ti credo, ho visto e sentito troppi fatti strani succedere nella vita reale, quella che supera sempre di gran lunga la fantasia, confermo 🙂
        Prendo appunti dei fatti che vedo per strada e mi dico, ma se uno li leggesse tutti in un libro, poi magari direbbe che l’autore dà i numeri? Ha troppa fantasia? Credo che l’interazione umana abbia, a volte, strane regole non dette e che non ti dicono e boh…

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