L’autopubblicazione è un ripiego?


Image by HowardWilks available on Pixabay. Relased with a CC0 license.

Spesso, molto spesso, si sente dire, proprio da chi si pubblica senza un editore, che l’autopubblicazione è un ripiego in attesa del colpo di fortuna che gli permetterà di essere pubblicati da un grande grande grande editore.

Pensavo anche io a un grande grande grande editore tanti anni or sono, poi ho iniziato a leggere di più e di tutto e mi sono reso conto che esistono anche altre case editrici e alcune di esse sono anche buone, buone così tanto che poi spariscono fagocitate dal mare di quelle che vendono testi molto molto commerciali e magari pure raffazzonati (editing assente, correzione di bozze assente, copertina mediocre, ecc…). Parlo di WePub, casa editrice che pubblicava solo in e-book testi davvero ottimi, ma che, ovviamente, non piegandosi al commerciale, essendo piccola, nuova, ha chiuso i battenti in pochi anni.

A me, WePub, sembravano davvero una gran bella realtà, e pure molto seria.

Poi ci sono quelli che si pubblicano da soli, ma non ci credono affatto e iniziano a buttare fuori testi per ripiego in attesa che un editore, un grande grande grande editore li contatti. Speranza vana davanti a testi molto molto curati, in cui ci sono stati letture da parte di diversi beta lettori, editing, ottima copertina e impaginazione, buon e-book non fatto in tre secondi con una conversione, ma magari costruito in modo artigianale usando CSS e HTML. Figuriamoci se un testo è stato pubblicato per ripiego. Inoltre, pochi forse sanno che un grande editore accetta testi solo da agenzie letterarie e giornalisti, musicisti, ecc…

Se queste cose le dico io forse nessuno mi dà ascolto, ma se le dice anche in modo più articolato e serio un mio collega, uno scrittore che io stimo perché scrive più che bene e che mi ha fatto innamorare dei suoi racconti, la cosa può assumere anche un aspetto diverso e qualcuno potrà dire: “Ma allora l’autopubblicazione è una cosa molto seria, non è una barzelletta o un ripiego”.

Lascio parlare Marco Freccero in questo ottimo video di cui condivido ogni parola.

8 risposte a "L’autopubblicazione è un ripiego?"

    1. be’, per i più è un ripiego. Ci sono così tanti e-book, in alcuni gruppi sono mentalità. Però c’è da pensare che qualsiasi cosa fatta per ripiego non porta a nulla nella vita. Se uno vuole fare l’università per ripiego non si laureerà mai o magari sì, ma a 40 anni. Se fai il panettiere per ripiego e senza passione, il tuo pane non saprà di nulla, così come fare il cuoco, o lo sviluppatore di software. Solo che per la narrativa ci deve essere la credenza che fatto l’e-book (in qualsiasi modo e senza un minimo di editing) e buttatolo su Amazon poi si vende da solo e si diventa pure famosi e poi un editore viene e ti fa diventare ancora più famoso. Potrei quasi dire che io anche agisco con ripiego relativamente al marketing perché non ne faccio proprio. Eppure sono ben cosciente che senza marketing uno è meglio che le storie che gli vengono in mente le lascia tornare da dove sono venute senza provare a metterle nero su bianco. Ciò che non faccio per ripiego è curare la scrittura perché più o meno so come si fa, sono accurato, poi è chiaro che si può fare sempre meglio avendo tempo e desiderio. Spesso non hai il desiderio di consumare tempo e poi non arrivare a nulla se non al fatto che hai rinunciato a delle cose per qualcosa (la scrittura) che è diventato un qualcosa che fanno troppi. Certo magari se arrivi a pubblicare 70 romanzi forse un domani troverai dei lettori, ma senza pubblicità credo che lo scenario sia sempre uguale. Alcuni però partono con il ripiego già dalla prima fase.
      Il self-publishing è un impegno davvero oneroso. Devi farti venire in mente una storia, scriverla, riscriverla, editarla, farla leggere, ricorreggerla in base alle note che ti hanno fatto, scegliere la copertina, scegliere il titolo, farci la grafica, l’impaginazione del cartaceo, creare l’e-book, farci promozione, proporlo a blog, impostare campagne pubblicitarie studiando tutte queste cose. Penso che passerebbe la voglia a chiunque se davvero si sapesse tutto questo enorme lavoro che aspetta al fatto di fare da sé.

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