Il quinto giorno, di Frank Schätzing


Il quinto giorno, di Frank Schätzing

Erano anni che non leggevo un romanzo così lungo come “Il quinto giorno”. Più di mille pagine.

Il testo si apre con il verificarsi di strani fenomeni legati al mare, scoperti inizialmente da una compagnia petrolifera che ha intenzione di installare alcuni impianti in una nuova zona. Per procedere devono verificare che sia possibile farlo senza creare danni ambientali, così ricorrono alle conoscenze scientifiche di un abile ricercatore, amico di una dipendente che segue il progetto. Scopriranno la presenza, sul fondale, di strani e voraci vermi.

Nel proseguire della storia si scoprono nuove anomalie sempre legate al mare, e la cosa si fa interessante. Balene e orche pacifiche che si trasformano in fredde assassine. Comparsa di strani granchi bianchi, sostanze velenose.

Tutto sembra condurre all’abuso che l’uomo ha fatto inquinando il mare e ogni cosa sembra collegata. Infatti sembra un po’ una storia moderna sulle conseguenze dell’inquinamento e la cosa ci sta tutta. È credibilissimo.

Ogni informazione è corredata in maniera molto dettagliata, senza mai essere pesante o dispersiva, da fondamenti scientifici che rendono il romanzo ancora più interessante. Sono proprio queste le parti che ho amato perché si capiva che c’era la preparazione tecnico scientifica giusta (come poi l’autore dice nella postfazione ringraziando i vari scienziati e ricercatori). Le scoperte e i legami che man mano si consolidano tra i personaggi, parte del loro passato.

Finché non si arriva a uno tsunami. Che viene descritto in maniera vivida e angosciante incollandoti alle pagine. Leggevo e immaginavo ogni cosa, questa enorme onda distruttrice, come se fosse un film.

Fino a questo punto il romanzo meritava cinque stelle piene, ma dopo questa parte siamo scaduti nel film catastrofico hollywoodiano con effetti speciali, militari, presidente degli Stati Uniti che comanda l’Unione Europea e che impone il suo potere sopra l’Europa per la risoluzione di un problema che arriva ad affliggere anche gli Stati Uniti. Insomma, il classico film catastrofico americano con effetti speciali e boiate varie che distrugge completamente l’impianto narrativo che l’autore aveva ben preparato.

Il continuo citare film vari, il fatto di dice che nemmeno nel più grande film catastrofico si potevano verificare fatti del genere fa scendere un po’ la stima per l’autore. Non ho capito se ha voluto creare un romanzo ispirato a quelle pellicole da B movie o se volesse in qualche modo farsene beffa. Ma se la sua intenzione era quella di deridere i film con i militari americani e le cospirazioni, con i sentimenti di superiorità americani che solo loro sanno risolvere problemi di tali proporzioni, non ci è riuscito.

La cosa è scaduta sempre di più. Un tocco di originalità in ciò che segue c’è stato, ma questa presenza di militari e segreti è un qualcosa di già visto in tanti e tanti e tanti film sul genere. L’autore non so per quale motivo abbia voluto procedere banalizzando il tutto.

E il finale! Oramai la storia era pienamente compromessa quindi alla fine anche il finale non ci meraviglia più di tanto. Si è persa ogni empatia coi personaggi, non che si sia creata al punto da mettersi nei loro panni. Alla fine se morivano o restavano in vita non mi poteva importare più di tanto. Descrivere dei personaggi che entrano nelle corde del lettore non è facile, solo i bravi autori ci riescono. Il finale arriva senza emozione alcuna. D’altra parte come sarebbe mai potuto finire?

Per tutto questo giù visto sottraggo due stelle lasciandone tre su cinque. Avrei voluto lasciarne solo due di stelle anche perché non è un’opera di grande letteratura, ma la cura scientifica del testo mi è piaciuta molto e mi rendevo conto, prima che lo rivelasse l’autore, che era tutto scientificamente documentabile, si leggeva tra le righe. Su questo veramente tanto di cappello.

Che dire de “Il quinto giorno”? Consiglio questo romanzo fino alla conclusione della prima delle cinque parti. Appena entra in scena Judith Li potete anche chiudere e passare a un altro libro risparmiandovi circa 700 e passa pagine di cose già viste.

Non so se leggerò altri testi di questo autore perché sono sempre e comunque testi di 1000-1300 pagine. Serve tempo. Li leggerei anche se sapessi che poi non andiamo incontro a militari e cose già viste in quei film di pochissimo spessore narrativo.

Mi dicono molti che “Limit”, di ben 1378 pagine, merita. Magari ci proverò, ma molto più in là.

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