Uno scrittore si può esporre?

Foto di SevenStorm JUHASZIMRUS da Pexels

Nel 2022 oramai si assiste a una realtà deforme, rispetto a come la si sarebbe immaginata, e anormale rispetto a come la si sarebbe fortemente desiderata. Si è assistito a momenti sempre più bui e aberranti, e ancora si assiste. D’altra parte l’ho sempre detto: “La realtà supera la fantasia”.

Pandemie, limitazioni della libertà personale, guerre, pericoli di bombe atomiche e conflitti nucleari.

Sabato scorso ho assistito pochi minuti a un incontro in piazza dove ci ricordavano, con una grande amarezza, gli eventi di cui ora nemmeno più si parla.

Uno scrittore racconta storie, inventa luoghi, personaggi, trama, basandosi su esperienze personali, immedesimandosi nei diversi personaggi per creare una certa trama. Un buono scrittore usa quelle esperienze per dare vita a personaggi immaginari più o meno credibili, non racconta le sue vicende personali o quelli di altri, ma inventa.

In ogni tempo, lo scrittore ha provato a raccontare storie anche difficili, molti sono stati censurati, messi al bando, forse anche uccisi, per aver provato a mettere nero su bianco una serie di personaggi “scomodi” e “immorali”, per aver criticato l’operato di un governo che non ammetteva di essere criticato da nessuno.

Penso, per esempio, a Vladimir Nabokov, scrittore russo, con il suo romanzo Lolita. Ha dato scandalo all’epoca, forse ne dà ancora oggi nonostante sia morto nel 1977.

Enorme coraggio ha avuto, per esempio, Michail Bulgakov in “La guardia bianca”. All’epoca fu censurato perché parlava, come ora, di invasione, quella stessa invasione di oggi, e oggi come allora era vietato parlare e definirla invasione. Aveva i potenti contro, forse fu anche arrestato, non ho approfondito. La storia a volte non insegna un cappero, ma si ripete e basta.

E chi legge moltissimo avrà di certo tanti altri esempi di “immoralità”, “scorrettezza”, di “rottura del silenzio per presa di coscienza”. In alcuni casi, quando non si parla di testi come “La guardia bianca”, il problema è che si confonde sempre lo scrittore, le sue idee e la trama di un testo.

Ho letto recensioni negative nei confronti di scrittrici americane le quali raccontavano la vita di adolescenti e, secondo le lettrici, non si poteva raccontare di adolescenti che fumano, bevono o fanno uso di droghe perché si dà un cattivo esempio, come se poi non esistessero le famose confraternite americane universitarie di cui la narrativa, il cinema e la televisione ci hanno sempre molto documentato per la quantità di nefandezze che i ragazzi fanno per “divertirsi”.

Oggi qualcuno uccide e massacra un popolo e non ammette di aver invaso e di stare massacrando persone innocenti e fa imprigionare giornalisti, persone che manifestano, che vedono la cosa in modo diverso, perché secondo lui non è vero ciò che dicono di lui.

Mi chiedo quale debba essere il ruolo di uno scrittore odierno, se può “dire la sua” magari con una storia dispotica, o magari reale. Uno scrittore si espone, riceve critiche, viene bollato ed etichettato o, peggio ancora se è un reporter sul campo, imprigionato o ucciso.

Allo scrittore moderno conviene raccontare la realtà cruenta che si presenta all’orizzonte o è meglio che scriva una favoletta d’amore? Perché non è semplice rivivere la realtà in un testo. Negli ultimi due anni è stato un disastro e, questo disastro, è stato messo da parte per un disastro ancora più grande che non si sa bene come andrà a finire.

Sono rimasto sconvolto vedendo l’immagine di un bambino ucraino che correva in casa spaventato cercando la mamma mentre bombardavano tutto intorno, se avessi potuto prenderlo in braccio, carezzarlo e portarlo via da quell’inferno, con la mamma e il papà, lo avrei fatto. E poi ieri ho visto le immagini di un bambino neonato ucraino di appena dieci giorni. Mi ha fatto una tenerezza infinita.

Raccontare, documentare, raccontare storie anche inventate sulla realtà è diventato pericoloso. Meglio non scrivere, meglio non avere opinioni, non farsi problemi inutili, è più facile usare le opinioni uguali a se stesse degli altri e, se vogliamo, alla fine così succede. Leggiamo qualcosa, ascoltiamo qualcuno parlare e pensiamo di essere della sua stessa opinione, perché sembra logico, ovvio, e alla fine si parla con parole non proprie, come a ripetere una poesia a memoria.

Alla fine, se proprio si desidera dare vita a storie e personaggi, conviene forse ignorare la realtà, l’attualità giornalistica, per quanto la si voglia romanzare.

Siete della stessa opinione?

2 pensieri su “Uno scrittore si può esporre?

  1. Secondo me ci si può esporre ma bisogna essere disposti a pagarne le conseguenze, quali che siano. Perché delle conseguenze ci sono sempre, più o meno gravi. Nel caso migliore non vieni capito o bollato in maniera negativa. Dipende insomma da quanta voglia abbiamo di affrontare determinati lettori. In generale penso che uno scrittore debba sentirsi libero di scrivere ciò che sente e pensa, ma a volte ci vuole un enorme coraggio per farlo.

    Piace a 1 persona

    1. Enorme coraggio o strafottenza.
      Parlando del primo caso, per esempio, non sapevo che quello che sta succedendo oggi viene descritto da Michail Bulgakov in “La guardia bianca” e all’epoca fu censurato perché parlava come ora di invasione, quella stessa invasione di oggi, e oggi come allora era vietato parlare di invasione. Aveva i potenti contro, forse fu anche arrestato, non ho approfondito. La storia a volte non insegna un cappero, ma si ripete e basta.

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