“Camere separate”, di Pier Vittorio Tondelli

“Camere separate”, di Pier Vittorio Tondelli

“Camere separate è forse un adagio condotto sull’interiorità e sul rinvenimento delle motivazioni profonde – per il protagonista dell’amare e dello scrivere. Il primo romanzo che ho scritto dopo il compimento del trentesimo anno. Come scrive Ingeborg Bachmann: ‘Quando un uomo si avvicina al suo trentesimo anno di età, nessuno smette di dire che è giovane. Ma lui, per quanto non riesca a scoprire in se stesso nessun cambiamento, diventa insicuro; ha l’impressione che non gli si addica più definirsi giovane. Sprofonda e sprofonda.'”

Ho comprato questo libro dopo aver sentito tanto parlare della prosa di Tondelli, ma il genere non lo sentivo mio, eppure se non leggi un libro non puoi sapere se ti piacerà o meno.

Ho scaricato l’anteprima e sono rimasto colpito dalla stile dell’autore. Ho voluto allora provare a dargli una possibilità, pur mantenendomi coi piedi per terra. Alla fine mi sarebbe pure potuto non piacere, avrei potuto trovare il testo non nelle mie corde e, invece, mi è piaciuto il modo in cui narra la vicenda, il dolore del protagonista, la sua indecisione, il suo modo destabilizzante di affrontare dei sentimenti che desidera e cerca di allontanare allo stesso tempo. La perdita di un amore importante destabilizza, non ci si riprende, si possono anche fare follie per cercare di andare avanti.

La morte spaventa quanto un amore che non si riesce ad accettare fino in fondo, che si proietta sull’altro nello stesso modo in cui veniva proiettato su se stesso da qualcun altro.Come Herman trattava Leo, così Leo finisce per trattare Thomas. Ha bisogno di lui, ma non può starci insieme, ecco perché è come vivere in camere separate, poi Leo deve sopportare il suo senso di colpa, il suo aver spinto Thomas via da sé quando dovrà abituarsi alla perdita, visto che Thomas muore.

Leo cerca di tornare alle origini, al paese dove è nato, alle strade che erano parte di sé, ma non riesce a placare la sua inquietudine, non riesce più a trovare pace. Si sposta da un punto all’altro, da una città all’altra, da una nazione all’altra, senza capire più nulla, completamente perso.

Molto bello l’incipit e tutto ciò che ne segue dall’inizio alla fine, i ricordi, il tornare bambino, il tornare a cercare il proprio io, la processione del Venerdì Santo in Spagna, il costante viaggio alla ricerca di se stessi e di qualcosa che non si riesce mai a trovare.

Leo, come anche Thomas, restano accanto a noi anche a conclusione del romanzo. Non riesco a capire come la critica in alcuni casi abbia persino offeso lo scrittore senza mezzi termini, non comprendendo affatto il testo che sono andati a leggere, e Tondelli stesso dice che in alcuni casi si capiva che non lo avevano affatto letto da ciò che avevano scritto sul romanzo. Peccato la morte dell’autore alla giovanissima età di 36 anni.

Consiglio questa lettura a chi sa lasciarsi portare per mano da un autore che attraverso immagini e stile mostra dei sentimenti forti e dolorosi.

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