Persi in un mondo immaginario reale

Foto di Markus Spiske da Pexels

Capitano momenti in cui, dopo tanto darsi da fare, non succede mai nulla di diverso, poi ci pensi su, ti concentri, e senti che non è vero che ti sei dato tanto da fare, anzi non hai creato tu le condizioni per cambiare.

Ripetere sempre le stesse cose nello stesso identico modo crea una abitudine. A volte non si riesce nemmeno più a rendersi conto di averlo fatto, e nel frattempo si continuano a ripetere le stesse azioni senza modificare minimamente nulla, anche perché magari qualche volta si sarà anche cambiato qualcosa, ma senza alcun effetto perché non si è insistito e lo sforzo è stato troppo insignificante, oppure perché il destino ha deciso che quello non era il momento per dare una risposta diversa.

Mi sento stravolto. In questi ultimi mesi ho usato sempre di meno quello spyware chiamato Facebook, rimosse le app dallo smartphone anni e anni fa. Mi sono concentrato su Twitter cancellando il mio primo account provando a ricominciare tutto daccapo, con il risultato di avere nemmeno 10 follower e di non avere alcuna interazione, già incapace di darsi da fare per ripartire, poi Elon Musk ha comprato Twitter e la gente è impazzita pensando che ora controllerà lui Twitter, saremo piú spiati, manipolati, censurati. Il primo social network assoluto della CENSURA è Facebook. A seguire ci sta anche Twitter, ma molto meno, rispetto al primo. Musk vuole renderlo meno censurato. Peggio non può andare. Vedremo.

Nel frattempo tutti: “Passiamo a Mastodon”. E io mi sono fatto un account Mastodon su mastodon.social e non perché tema questa nuova acquisizione, ma perché Mastodon sembra un progetto interessante, decentralizzato, senza pubblicità, quindi non tracciano. E forse ci potrebbe essere molta meno follia e polemiche che su Twitter. Non so nemmeno quanto resisterò su un social, se non lascerò tutto all’abbandono. Meglio dedicarsi alla lettura, alla scrittura, a riprendere la propria vita in mano, se si riesce.

Io, nel frattempo, mi sono perso, disgustato da tutto questo caos pilotato anche da gente che “butta la manina e nasconde la pietruzza”, eh? Belle persone proprio! Gente che sono lì a creare un clima di intolleranza e odio, invece di capire come convincere, come sedare gli animi. Ma no, che scherzi? Sempre sul piede di guerra. Sempre la frase “e come se fossimo in guerra perciò possiamo fare e dire, bla, bla, bla”. E le cose non sono andate meglio, ora ci ritroviamo con la tanto nominata guerra di cui pare avessero nostalgia, un conflitto che si espanderà sempre di più perché lo si sta alimentando ed esasperando, non si fa opera di convinzione, a parte alcuni leader di altre nazioni. Non lo si è fatto in terra propria per evitare quanto è successo (anzi anzi, eh!), perché mai scomodarsi a convincere un russo a calmarsi?

E soprattutto – santa pace! – non date retta a quelli che dicono che la guerra finirà non usando l’aria condizionata questa estate. Non che ami troppo l’aria condizionata, visto che devi stare segregato in un ambiente. Queste persone fanno battute? Sanno di cosa parlano? Riconoscono il tono che usano? Non è chiaro. Devono comunque parlare, perché gli tocca, devono proprio, fanno paragoni iperbolici per fa sì che si parli di loro. Credo sia un modo per poter poi rigirare la frittata: hai usato l’aria condizionata? È colpa tua, allora, se non c’è pace. Tanto poi, pare che il problema possa davvero mai essere di chi ha tanti soldi e posti di potere.

L’unica mia tana di rifugio è la scrittura, ma a volte nemmeno. Scrivere in modo da poter trovare un porto sicuro in cui approdare. Certo, ma pubblicare? Be’, quello non è affatto una passeggiata, e poi, anche una volta pubblicato, cosa si è realizzato? Il mio modo di fare è sempre lo stesso, non muta. Anche in merito a quello che dovrebbe accompagnare il libro DOPO la pubblicazione.

E con questo torniamo all’affermazione di inizio articolo. Se si percorre sempre la stessa strada si vedranno sempre le stesse cose, succederanno sempre le stesse cose. In realtà non è nemmeno calzante come paragone perché tanti negozi sono scomparsi, sostituiti da altri o lasciati vuoti, quindi la stessa strada sarà un poco diversa, ma il concetto che voglio esprimere penso sia chiaro.

Per aprirsi a nuove cose si devono fare nuove cose. Si deve innestare un seme da qualche parte, far nascere una nuova pianta lungo il percorso, girare in un altro vicolo e andare altrove. Per trovare un nuovo lavoro si deve studiare, prendere delle certificazioni, studiare tanto e poi nemmeno sai se un lavoro nuovo lo trovi. Non è così immediato e sicuro questo passo dello studio. Serve uno stimolo che mi rimetta in forze, qualcosa che mi spinga ad alzarmi carico di energie e iniziative. Voglio riprendermi la mia vita, quella che ho sempre lasciato al dopo.

Mi rendo conto che per realizzare questo devo cambiare nazione, essenzialmente. Tanto per iniziare. Per poterlo fare bisogna studiare, fare un esame di lingua più specifico e molto tecnico, vivere parlando una lingua diversa dalla propria ogni giorno. Per me è così, poi è chiaro che c’è gente che si accontenta anche di andare a vivere a 10 chilometri da casa e sta benissimo. Ha fatto tutto il cambiamento che gli serviva.

Il confronto tra la mia città natale e Londra, per esempio, non è pensabile, sono realtà così non comparabili e così diverse che non si può proprio, e anche se so che Londra ha i suoi difetti, ce ne sono alcuni qui dove vivo che mi tolgono la salute da dosso, mi tolgono il respiro, e non in senso positivo. La città è stupenda. Un turista qui ci può stare bene anche 4-5 giorni, ma viverci diversi mesi sono sicuro diventi tutt’altro, per quanto ogni cosa è relativa e legata comunque al contesto sociale entro cui ci si muove.

A volte mi chiedo se non devo lasciar perdere la scrittura in modo totale. Ci ho anche provato per un paio di mesi, mi sono concentrato su altre cose necessarie, ma c’è sempre una routine maledetta che imprigiona, non riesci a completare un ciclo fino in fondo. Poi c’è un pensiero che torna sempre a quei parchi immensi pieni di verde e tutti in fioritura, c’è l’efficienza di un servizio pubblico, è tutto diverso che pare la soluzione.

Ma serve uno sforzo notevolissimo per prendere, fare le valigie e arrivederci e grazie a tutti. Ora, soprattutto, perché non mi sono mosso per tempo e la Brexit ha fatto il suo corso completo. E lo so, sono fissato con quella città, ma se trovassi delle condizioni anche in un altro paese europeo serio, perché no? Me ne andrei.

Se per rimettersi in gioco nella propria vita bisogna darsi da fare, per pubblicare un libro si deve essere motivati in una maniera eccezionalissima. La concorrenza è composta da milioni di persone, oramai. I prezzi sono stracciati, c’è un’invasione costante, continua, e la pubblicazione va curata dopo che si è caricato il file sullo store. Non ci sono soddisfazioni in tal quantità da superare lo sforzo per un intensissimo editing durato mesi. Ma la scrittura segue delle sue logiche, una passione che c’è non si soffoca solo perché la realtà sovrasta e sconfigge il pensiero, il sogno. Ogni volta che voglio smettere poi continuo in modo più lento, forse con meno desiderio di una volta.

E poi sono passato a non sapere più se focalizzarmi su Twitter, cancellare del tutto Facebook dalla mia vita, se aprirmi a Mastodon. Boh. In questo momento mi metto solo con tanta pazienza a studiare delle cose per un lavoro che mi può venire a mancare da un momento all’altro, e quando anche lo studio diventa pesantissimo, provo per un po’ a rivedere quanto scritto sinora del romanzo, risistemarlo un po’ per volta. Per arrivare alla parola fine.

In realtà mi sento come una trottola che gira, gira e gira, fortissimo, e, al tempo stesso, resta ferma nello stesso punto senza cambiare un bel nulla. I personaggi dei miei libri, invece, hanno una vitalità e sfidano il futuro in maniera sicura, sono forti, anche se inizialmente hanno le loro paure, che poi non li abbandonano mai troppo a lungo. L’ultimo personaggio, Sergio, vi lascerà sbalorditi. È una rivoluzione, e cerca un futuro migliore non solo per sé, per quanto questo futuro lo abbia individuato solo in parte. È un personaggio che traina tutti, cambia la stessa realtà, tanto che crede nei suoi sogni.

E mi rendo anche conto che forse, dopo una lunga assenza dal blog, ho scritto tutta una serie di articoli lunghi e un po’ deliranti. Ma se uno non capisce più dove sta andando, se cerca di fare silenzio, prova a venire fuori da qualcosa in cui è impantanato, in cui affonda, poi può succedere.

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