Un po’ di tempo fa mi ha contattato Michele Amitrani, un selfpublisher che gestisce un proprio podcast, ovvero uno spazio in cui intervista o parla in voce di alcuni specifici argomenti.
Michele, naturalmente si occupa di selfpublishing sul suo sito CrediCrea.
Abbiamo fatto una bella chiacchierata sui miei progetti narrativi, su “Sai correre forte“, su cosa voglia dire selfpublishing e in cosa si differenzia dell’editoria tradizionale e da quella a pagamento.
Da un po’ di tempo a questa parte non sopporto più nessuna forma di politica. Oramai sono saturo. L’Italia affonda. Bugia dopo bugia. Un quantitativo di frottole incalcolabile. Peggio dell’avanzare del debito pubblico.
Bugie che vengono coniate in espressioni giornalistiche e non. Una delle tante: “Un governo di responsabilità”. Quasi a voler dire che di solito i governi tutti sono fatti di irresponsabili e, quindi, a sgamare il fatto che nessuno fa una beata minchia per il popolo da sempre. Un governo di responsabilità, come se il non aver fatto votare i cittadini per ben 4 volte – mica pizza e fichi? – fosse una condizione di responsabilità. Come se un governo nominato tra amici e amicucci, che sempre governo è, potesse essere un palliativo per far passare il tempo e non fare nulla, ma solo spingere qualche altro ad assicurarsi una bella pensione d’oro se si supera settembre 2017, eppure fatto da gente che invece sostiene di fare scelte responsabili. Un po’ come quando la gente va al lavoro, cazzeggia, un po’ facebook, un po’ di articoli di giornale, qualche film e poi aspetti la fine del mese per lo stipendio. Uguale uguale.
Sì, è tempo di andare. La decisione è stata più volte rimandata, ma alla fine era lì. Evidente, solo negando si poteva continuare ad andare avanti.
Alla fine sono quegli articoli che non vuoi scrivere, anche perché capirai a chi possa davvero importare. Arrivando anche nel tardo pomeriggio di un sabato, mentre tutti hanno da fare. E anche dopo averlo detto, è come non averlo detto, qualcuno sbadiglierà annoiato, qualcun altro penserà: “Tiritittittì”.
In questo nuovo romanzo, pubblicato appena due giorni fa il personaggio principale si chiama Salvatore e all’inizio della storia, nel primo capitolo, ha 23 anni, poi nei capitoli successivi si torna indietro fino all’età di 21 anni per raccontare meglio di lui.
Non è sempre facile creare un personaggio. Nelle storie che mi accingo a mettere in piedi c’è sempre una storia di formazione. Non so perché, non chiedetemelo, ma il genere, che quasi nemmeno conoscevo prima di intraprenderlo, mi appassiona. Ma non sarà l’unico genere che pubblicherò. Sono previsti anche un thriller e un romanzo non di formazione.
Finalmente posso mostrarvi il teaser di “Sai correre forte”. Il teaser sarebbe una sorta di pubblicità senza addentrarsi nella trama del romanzo, ma richiamando alcuni concetti della storia. Siamo davvero in dirittura d’arrivo, si parla di pochi giorni. E, nel frattempo, ecco a voi il video.
Per me il processo di scrittura dell’intero romanzo è più semplice del processo di scrittura di una sinossi di tre paragrafi concentrati che illustrino i temi e che incuriosiscano il lettore.
Come autoeditore ho i miei fidati collaboratori a cui faccio leggere il testo prima di pubblicarlo, a cui mi affido per un parere e per idee sulla copertina e da cui mi faccio aiutare per sintetizzare il romanzo con una sinossi.
Benché se ne possa pensare, la scrittura è un processo non naturale.
Quando si ascolta il ritornello di una canzone basta poco perché ti arrivi in testa e non se ne vada più. In un attimo ti ritrovi questa sequenza di parole e note che ti frullano in testa, le canti sotto voce. La musica è una cosa che è un processo naturale. Le note naturali sono appena 7, quindi è semplice combinarle insieme. Le parole, invece, sono centinaia di migliaia.
Quando ero a scuola e dovevo imparare a memoria una poesia, era una botta in fronte di quelle tremende. Il “5 maggio”, le poesie di Natale, di Pasqua. Mamma, che disastro!