Intervista a Valeria Venturi

Giovanni: Ciao, Valeria, benvenuta nel mio piccolo e modesto spazio internet, accomodati pure 🙂 . Era da un po’ che volevo intervistarti. Il tuo romanzo mi è piaciuto molto come già saprai.
Valeria: Sì, ne abbiamo parlato ed inoltre ho letto il tuo commento nel blog inerente al romanzo.

Giovanni: Valeria, com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Valeria: Io scrivo da una vita e per la vita. È racchiuso tutto in questa frase. È un ispirazione continua, un’esigenza spirituale, un piccolo mondo dove potersi mettere a nudo e lasciar fluire le emozioni, i ricordi e i pensieri… facendo sì che il lettore possa “emozionarsi e sentirmi”. Il primo racconto lo scrissi da piccola, frequentavo le elementari. Racconti, lettere, vari romanzi, addirittura una soap. Poi la nascita di “Non vado di fretta” qualche anno fa. L’unico a essere stato letto da qualcuno. Ed eccomi qui.

Giovanni: Domanda di rito. Come ti definisci? Scrittrice, scribacchina, artista, o in altro modo?
Valeria: Creativa o comunicativa. Sono scrittore, ma anche una sorta di artista; con una missione: “arrivare al cuore” delle persone.

Giovanni: Dai tre o quattro indizi che definiscano il tuo romanzo, poi prova con un breve accenno a quella che è la storia di “Non vado di fretta”, ovviamente senza svelare elementi essenziali del libro 😉 .
Valeria:
Cambiamento. Paura. Amore. Scelte. Vita. Per la storia, preferisco citare quanto riportato sul mio blog: «Due ragazzi s’incontrano, s’innamorano. Ma fanno presto a scoprire l’amaro sapore del conflitto: l’attrazione si contrappone alla difficoltà di essere coppia, le affinità contrastano con le differenze.

Storia d’amore, ma anche un delicato romanzo di formazione in cui i due protagonisti procedono dai banchi di scuola alla maturità interrogandosi costantemente sul senso della vita, sul significato dell’amore e dell’amicizia, sull’importanza della libertà e della realizzazione personale.

Gianluca e Francesca non sono personaggi, ma persone che impariamo ben presto a conoscere, e che ci rammarichiamo di dover lasciare andare via, in un finale ricco di speranza.»

Giovanni: Sei al tuo primo romanzo pubblicato. Quanto tempo hai impiegato a lavorare al tutto? Intendo all’idea del romanzo prima di iniziare a scrivere qualcosa e, poi, una volta iniziato, la scrittura e, infine, le revisioni?
Valeria: L’idea mi è girata e rigirata in testa per qualche mese, ma ne ho impiegati quasi 2 per focalizzare il tutto nero su bianco e 3 anni per vederlo realizzato fra le mie mani, tra attese, correzione e stampa.

Giovanni: C’erano momenti in cui pensavi che la storia non veniva fuori come doveva? Ti abbattevi? O semplicemente pensavi che tanto era comunque una tua storia e quindi pian piano avresti sistemato tutto?
Valeria: Mai. La storia è venuta fuori da sola, così come doveva essere. Non chiedo di più e sono soddisfatta della mia creatura. Non mi sono mai abbattuta nello scriverlo, forse nel divulgarlo in seguito, ma sono solo brevi attimi, perché la buona riuscita e l’affetto dei lettori e la grande voglia di inseguire il proprio sogno fa superare tutto alla grande. Anche il più grande degli ostacoli.

Giovanni: La storia l’avevi pensata tutta quanta dall’inizio alla fine o è maturata in testa mano mano che la scrivevi? C’era un’altra versione del finale o lo hai sempre visto in quel modo?
Valeria: Avevo tutto in mente. Capita mentre scrivi di pensare a un avvenimento un po’ diverso, ma la storia era tutta dentro di me, ho seguito molto il mio cuore, pensiero ed emozione, compreso il finale.

Giovanni: È stato difficile caratterizzare in maniera precisa e distinta i due protagonisti della tua storia?
Valeria: Assolutamente no. Anche loro due erano in me in tutta la loro diversità.

Giovanni: Sei soddisfatta di questa storia? È esattamente così che volevi comunicarla ai tuoi lettori oppure, con il senno di poi, cambieresti delle parti? La scriveresti con un altro punto di vista?
Valeria: A questo punto forse sembrerò presuntuosa, ma non cambierei nulla. Neanche una virgola. È giusta così come è nata e così com’è.

Giovanni: Ci sono cose che ti hanno sorpreso del tuo romanzo? Non so, domande dei lettori, osservazioni, cose che non avevi considerato? Presentazioni particolari?
Valeria: Diciamo che tutto ciò che ho vissuto dopo è stata una sorpresa per me. Mi sono ritrovata quasi in una realtà parallela. Ho ricevuto molto affetto dai lettori, molti messaggi, domande intelligenti e osservazioni precise. Ho capito che in molti hanno amato il romanzo, l’hanno vissuto e capito. Molti ci hanno pianto o addirittura si son messi in discussione, alcuni sono rimasti insonni. Questo mi ha fatto capire che ho smosso delle emozioni, che ho dato molto e questo è il risultato migliore a cui si possa aspirare. Tra quelle pagine, al di là del tempo impiegato, delle aspettative, c’è me stessa, il mio cuore e parte della mia anima. Ho esordito per la prima volta innanzi a più di 300 ragazzi a villa Bruno perché il romanzo è stato scelto da Obiettivo Cultura per il concorso «Fresco di Stampa», dove ho poi incontrato gli stessi, a febbraio, e ho discusso con loro le impressioni sul romanzo. Ci sono state domande acute, giochi divertenti e sono molto soddisfatta. Li ho trovati accoglienti e partecipi. E confesso che non mi aspettavo tanto clamore. Poi alcuni lettori si sono fotografati con il mio libro fra le mani. Alcuni relatori, giornalisti mi hanno fatto complimenti e contattato.
E poi lei: la Feltrinelli. Esordire alla Feltrinelli e vederlo lì fra le sue mensole, per me non ha prezzo.
"Non vado di fretta" in FeltrinelliHo ricevuto veramente tanta considerazione e poi, come in ogni cosa, invece vedi il rovescio della medaglia, nei modi di fare di persone che pensavi “care”: l’indifferenza e forse la non condivisione. Ma è la vita, fa parte del gioco della realizzazione di un sogno. Che volere di più.

Giovanni: Ci sono altre cose che bollono in pentola?
Valeria: Tante. Non vado di fretta, ma non mi fermo.

Giovanni: È sbagliato dire che lo scrittore scrive principalmente per se stesso e, quando può e ci riesce, anche per gli altri, oppure tu hai un’idea diversa?
Valeria: Io scrivo per me stessa. Per ciò che piace a me e cosa dice il mio cuore, ma nella vita ho sempre avuto molta considerazione, affetto ricambiato. È proprio quello il segreto, secondo me. Quindi, in realtà, credo di scrivere sia per me che per gli altri, senza che me ne renda conto per davvero.

Giovanni: Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, t’influenza nella scrittura?
Valeria: Sì, lo faccio. Nel mio romanzo sono anche citate le canzoni ascoltate mentre componevo il testo. Sono una sorta di colonna sonora.

Giovanni: Premesso che io sono appassionato dei libri nel classico formato cartaceo che ti permette di sentire l’odore della stampa, di sfogliare e di percepire sensazioni tattili. Di recente si fa un gran parlare di ebook ed ebook reader. Cosa ne pensi?
Valeria: A Natale mi hanno fatto un regalo meraviglioso. Un e-book reader, un Kobo Touch. Lo porto dappertutto, non ha peso, puoi leggere quasi senza usare le mani. Il mio romanzo non è in formato e-book, ma sto lavorando anche per questo. Ci credo molto! Anche se il cartaceo ha la sua importanza. L’immagine di una grande libreria è goduria per la mia vista.

Giovanni: Com’è la tua vita di scrittrice? Ti dedichi con costanza anche poco tempo al giorno o aspetti di ritagliarti fette di tempo maggiore in periodi particolari, tipo l’estate o le vacanze di Natale?
Valeria: Mi ritaglio minuti sparsi nella giornata, minuti persi. In genere, appunto, un pensiero. In borsa non faccio mai a meno di un’agendina e di una matita, così ho eliminato i fogli sparsi per la casa. E lo faccio nei rarissimi minuti di ozio o togliendo tempo al sonno. Scrivo quando sento che è il momento.

Giovanni: Hai dei modelli di scrittori, scrittrici a cui ti ispiri? Cosa stai leggendo attualmente?
Valeria: Adoro gli scrittori che descrivono molto sentimenti, stati d’animo e pensieri, come faccio io. Leggo di tutto per un fatto di formazione personale, dai classici ai commerciali.

Giovanni: Vorresti diventare una grande scrittrice, e quindi arrivare al grande pubblico, o, piuttosto, vorresti restare sempre Valeria Venturi che con modestia riesce a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso le storie che scrive restando nel suo piccolo e magari con un contatto diretto e maggiore coi tuoi lettori?
Valeria: Sincera sincera… vorrei arrivare al grande pubblico, ma posso assicurare e sottoscrivere che come mi stanno andando le cose  oggi sono felicissima e posso anche dire “va bene così”, perché ho vissuto grandissime emozioni, ho ricevuto tanto, ho seminato tantissimo e mi sono relazionata come sono: pienamente me stessa.

Giovanni: Bellissima chiacchierata Valeria 🙂 . Vuoi aggiungere qualche altra considerazione?
Valeria: Sì, vorrei dire a tutti di non sprecare tempo per rancori stupidi, per guardare la TV o dedicarsi ai passatempi elettronici, ma di viversi la gente senza riserve, con nitidezza. Di mettersi in gioco senza pensare al giudizio o ad altro e di dare ossigeno ai sogni. Sempre.
Di cadere, farsi male, andare al fondo, vivere periodi senza riconoscersi, guardandosi allo specchio per poi poter ritrovare se stessi. L’autenticità, la tenacia e la semplicità viene premiata sempre.

Giovanni: Mille grazie per il tempo e per la pazienza che mi hai concesso.
Valeria: Grazie a te… un’opportunità è un pezzo di speranza aggiunto alla vita. Mi hai dato speranza. Grazie mille!


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