Lezione n° 3 – Il fine ultimo della scrittura


Nella scorsa lezione di «Scrittura creativa» abbiamo parlato di corsi. Di quali siano i vantaggi e quali gli svantaggi nel caso si debba pagare per approdare nel mondo della scrittura.

Ogni creativo che si rispetti deve conoscere come funziona il meccanismo della scrittura. Solo un lungo esercizio perpetrato negli anni permette di migliorare e di rivedere le proprie stesse convinzioni.

In questa terza lezione domandiamoci prima di tutto perché scriviamo. La prima regola della «Scrittura creativa» ci impone una risposta. A seconda della risposta che ci diamo c’è un modo diverso di affrontare il foglio bianco o il programma di video scrittura.

Voi perché scrivete?

Quando ho aperto questo blog, circa quattro anni fa, ero di ritorno da un viaggio in Scozia. Lì conobbi un ragazzo che attraverso il suo blog raccontava in chiave ironica la sua vita quotidiana e i suoi pensieri e così mi dissi che era una gran bella forma di comunicazione.

Scrivere per un blog, a volte, è diverso da quando si crea una storia di lungo respiro. I tempi e le modalità sono diverse, anche se sarebbe sempre possibile scrivere un romanzo a puntate, brevi puntate. In ogni caso sono due forme di comunicazione.

Se si scrive con in testa esclusivamente la pubblicazione, si parte con il piede sbagliato. Soprattutto se si pensa solo ed esclusivamente a quello. Vedere il proprio libro pubblicato è un processo lunghissimo. E soprattutto, il fine ultimo della scrittura potrebbe non sempre coincidere per tutti. Certo, molti dicono che se uno mette nero su bianco deve pubblicare, deve impegnarsi per farlo, ma stacchiamoci da questa cosa. Durante il corso affronteremo il discorso al momento giusto.

Scrivere dicono sia terapeutico. È decisamente vero. La prima soddisfazione è la propria. A meno che non siate un ghostwriter e qualcuno vi commissioni una storia dettagliata a pagamento, ma anche questo è un altro argomento.

La prima regola della scrittura creativa

Torniamo alla prima regola della «Scrittura creativa»: il fine. Lo scrittore deve individuare lo scopo per cui scrive. Con sincerità. Non sarà la prima versione dello scritto quella che si farà leggere. E forse nemmeno la decima. Quindi se non si capisce con quale spirito si affronta la scrittura di un testo è il momento giusto di rifletterci prima di iniziare.

Voglio diventare famoso? Voglio vendere un milione di copie? Voglio tirare fuori tutti i tormenti che ho dentro rispetto a un evento che mi ha colpito? Voglio raccontare delle mie vacanze estive? Dei miei tre giorni a Londra?

Qualsiasi motivazione può andar bene, l’importante è che sia quella vera… Se si vuole raccontare della propria vita privata, a meno che non sia molto interessante e ricca di colpi di scena, difficilmente troverete qualcuno disposto a leggerne. Perché non tutto ciò che si scrive va fatto leggere. Non tutto quello che si mette nero su bianco deve per forza essere pubblicato. Certo lo so, in giro si leggono certi pastrocchi pubblicati anche da grandi editori. Non è questa una motivazione valida perché anche il nostro testo vada a fare la stessa fine. Il nostro testo deve essere migliore di uno pseudotesto.

Io perché scrivo? Perché voglio lasciare un segno, possibilmente, vorrei che almeno 20 persone mi dicessero che quando leggono ciò che scrivo si emozionano. Piangono, ridono, restano tesi mentre l’eroe del mio testo subisce le peggiori disavventure. Voi perché lo fate?

Alla prossima puntata delle lezioni di «Scrittura creativa».

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7 risposte a "Lezione n° 3 – Il fine ultimo della scrittura"

  1. Io lo faccio quando la storia spinge sul mio stomaco e vuole uscire.
    Sono contraria a scrivere della ‘propria vita privata’ se non per un motivo molto forte, un evento che trovi riscontro in altre persone (e l’ho pure fatto, quindi…).
    Ma credo che questo non sia ancora letteratura. La vera scrittura è la fiction: romanzi e racconti. Si può anche scrivere un saggio, e potrebbe pure essere interessante, ma (per me) non è vera scrittura.

    1. Be’, sì, l’ho pure scritto che nessun legge della vita privata di altri, però penso che magari qualche autore scriva della vita privata di altri… nel senso che conosci uno, conosci un altro, alla fine la gente ti racconta delle cose, il materiale non si “inventa” al 100% a meno che non scrivi di James Bond 🙂 e similari, che dici?

    1. Sì, mi sono espresso male… Prendi delle cose da una persona, da un’altra, le mischi, cambi delle cose e viene fuori un personaggio diverso… Verdone imitava persone e difetti di alcuni che conosceva 🙂 .

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