C’erano una volta un lettore, un editore, un editor e un selfpublisher


Questo articolo vuole essere una riflessione su quello che è diventato il lettore nel 2013, da quello che si aspetta da un e-book e da quello che i grandi editori lo hanno fatto diventare.

La riflessione mi è venuta in diverse forme e nel tempo e ora la pongo nero su bianco qui. Voglio premettere che per lettore qui intendo una persona che legge testi su e-book.

Se si guarda su Amazon, ma anche su Kobo Books, su Google Play, su iTunes, si scoprono cose interessanti.

Ci sono testi senza DRM gratuiti, testi senza DRM a 0.76 euro, testi gratuiti con DRM, testi con DRM a 15,99 euro, ecc, ecc. Testi autopubblicati e testi con un editore classico alle spalle. Testi e-book formattati coi piedi, testi privi di indice ePub, testi privi di un indice decente, testi scritti male, testi perfetti. E questo coinvolge sia gli autopubblicati che gli editori classici, purtroppo essere editori classici non evita di proporre e-book allucinanti e zeppi di errori e orrori.

Qualcuno non sa manco cosa si intende per autopubblicato, giusto?

L’autopubblicato o selfpublisher è quello che cura il testo in tutto e per tutto in prima persona e/o con l’ausilio di editor, impaginatori, creatori di e-book e copertine o con nessuna di queste figure professionali. Il 90% dei selfpublisher italiani non ricorre a un editor. Un editor costa, in alcuni casi anche molto. Si va da 400 ai 3000 euro. Un libro di un grande editore passa per il lavoro di editor. Un editore sceglie un testo, un autopubblicato si avvale dell’opinione di vari lettori e magari anche di quella di un editor che gli indica i punti forti e i punti deboli di un testo e lavora con l’autore per debellare questi ultimi.

E, infine, per il lettore medio il selfpublisher è lo sfigato che non ha trovato un editore che accettasse il suo testo perché è uno schifo! Giusto? No, niente di più errato. Se questo è vero per il 90%, vi dimenticate di quel 10% che ha ben altri motivi per non volere un editore.

C’è differenza tra un testo di un editore e quello di un autopubblicato?

Sì, ma non nel modo in cui tutti possiamo pensare. Ricordate la pubblicità del caffè? E ricordate quella del prodotto per lavare i capi di abbigliamento? C’è la persona bendata che assaggia diversi caffè e subito riconosce quello di qualità, stessa cosa dicasi per i capi di abbigliamento lavati con quel prodotto fantastico.

Se rimuovessimo nome e cognome di un autore, titolo e nome dell’editore da un testo e proponessimo a un lettore testi autopubblicati mischiati con testi editati da grandi e piccoli editori avremmo grandi sorprese e il risultato cambierebbe di volta in volta.

Oggi cosa vuole un lettore?

In generale non lo sa. Non è una banalità. Il lettore medio vuole essere indirizzato. E i grandi editori non si lasciano sfuggire l’occasione. In alcuni casi si spinge per i grandi successi di qualcosa prossimo alle feci di cavallo. Non farò alcun nome e riferimento per ovvi motivi e per non influenzare il lettore di questo articolo.

Le pubblicità in televisione spingono all’acquisto di nuovi smartphone anche quando non ce n’è vera necessità. Cosa può darmi un nuovo oggetto del genere che quello che attualmente ho non può darmi? Ascolta oggi, ascolta domani, e ti convinci e compri un nuovo smartphone. Se vai in una libreria e vedi una marea di libri con la stessa copertina in una zona ampia della libreria cosa ti attira? Quella marea di libri o il singolo libro su uno scaffale nascosto o quello che è riposto in magazino e di cui ignori l’esistenza?

Ci sono i lettori che vogliono un e-book gratis, scritto benissimo (passato dalle mani di un editor) e la cui storia li coinvolga.

Ci sono quelli che cercano solo testi autoprodotti, ma a meno di un euro. Se costa 1,00 euro non lo comprano per principio, però poi sono disposti verso e-book con DRM a 16 euro di un grande editore.

Ci sono quelli che comprano e-book a 0.99 euro ma che non leggeranno mai.

Ci sono quelli che comprano qualsiasi cosa a qualsiasi prezzo basta che sia una cosa buona.

Ci sono quelli che leggono e-book di autopubblicati solo per il gusto di denigrare l’intera categoria e bollare il selfpublisher.

Ci sono quelli che per loro il libro è solo e sempre sarà di carta.

Ci sono quelli che dicono che per loro il libro è solo di carta, ma non leggono nemmeno il libro di carta se non è un bestseller.

Ci sono quelli che amano solo il libro di carta, ma che non leggono più da anni.

E poi ci sono tutti gli altri lettori che non sono contenuti in questo elenco, ognuno con suoi criteri unici.

E il selfpublisher come fa a distinguersi?

Sì, perché questo mi chiedo. E molto seriamente.

Se ci sono testi a 0.99 euro con copertine orrende e testi formattati coi piedi e che fanno venire la pelle d’oca per la sciatteria dimostrata?

Se ci sono testi a 0.99 euro con belle copertine, ben formattati, di buon testo, ma non editati con un editor, ma che hanno poco di imperfetto che non ce se ne accorge nemmeno, non serve un editor. Che fai?

E poi ci sono testi che si avvale di figure professionali per ottenere un buon prodotto. In USA i selfpublisher fanno proprio così.

Come fai a fare la differenza in un così vasto insieme di possibilità quando il lavoro di editor c’è stato?

Riflessione sul costo di un e-book che è stata fatta anche da Andrea Wierer nel suo articolo “Sondaggio quando dovrebbe costare un e-book“.

E parlando di e-book a 0.99 euro c’è questo gustoso articolo di Fabrizio Venerandi, editore di Quintadicopertina.

E poi quest’altro articolo che è una chicca e dimostra come gli editori sono un po’ oltre la frutta. Cosa che non fa altro che dimostrarmi che al posto delle librerie dovrebbero aprire immensi mercati ortofrutticoli. Nessuno noterebbe la differenza.

Una volta mi dicevo, bisogna passare per un editor, un romanzo deve passare per le mani di un professionista. Però poi capisco chi si fa un editing a più mani, tramite amici non professionisti. Perché? Perché un lettore cerca il meglio e a basso prezzo. Il costo di un editor non lo recupererai mai (me l’ha fatto notare il mio amico David che vede lontano). Se vuoi fare la qualità innalzando il prezzo ti tagli automaticamente fuori. Perché tutti mettono a 0.99 euro roba buona e roba prossima alla feccia e perché i lettori cercano a prezzi bassi.

Così si viene al mio assunto. Volersi distinguere in un ambito dove troppi scrivono e volerti distinguere quando gli sforzi li hai fatti e hai fatto tutto il possibile per non offendere il gusto del lettore ipercritico che si intossica un’intera lettura se ha trovato un paio di refusi o una parola che secondo lui/lei era inadatta è impossibile.

Forse dovrei semplicemente lasciar perdere. Coltivare la passione per bene solo come un hobby, magari chiudere questo blog e tutti gli altri che ho, rimuovere i miei e-book dagli store, chiudere il mio account facebook, quello di twitter, quello di Google+.

E forse potrei anche farlo, d’altra parte proprio perché ci sono troppi che scrivono e pochi che leggono che nessuno ci farà nemmeno caso 🙂 . Ho semplicemente scelto di voler fare il selfpublisher perché credevo di sapermi fare strada. La via è lunga e tortuosa.

Oppure pubblicare senza nemmeno correggere il testo a 0.99 centesimi, senza fare alcunissimo sforzo nella formattazione su cui invece ho da insegnare anche a certi editori, non mettere alcun indice. Tanto basta il prezzo per far vendere. È questo quello che si cerca? Boh. Magari anche un testo di genere fa il suo effetto.

Per me scrivere è una questione fisiologica. Posso continuare a scrivere, ma senza rendere pubblici i testi. In giro ce ne sono così tanti, lo diceva anche Troisi, no?

O magari smettere di scrivere articoli come questi solo perché il caldo ti fonde il cervello.

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5 thoughts on “C’erano una volta un lettore, un editore, un editor e un selfpublisher

  1. Bellissimo articolo, e Troisi alla fine è una chicca 🙂
    L’80% delle mie letture sono di autori auto-pubblicati e forse sono una mosca bianca, ma credo che la politica dei prezzi andrebbe rivista per non “svalutare” il mercato. Vedere un buon romanzo, corposo e strutturato, venduto a 0,99 € mi fa sempre star male 🙂

    1. Se il romanzo è buono non va venduto a 0,99, forse non va nemmeno reso pubblico. Sono un caso unico lo so, ma io comprerei a 2,99 un autore se l’antemprima va e la trama mi piace. E l’ho fatto. A 3,99 anche, ma devo aver letto l’autore già prima in almeno due o tre opere.

  2. Per chi legge ed è minimamente informato il self publishing non ha nulla a che vedere con il vanity press. Leggendo molto si finisce per leggere buoni libri e pessimi libri, per scoprire qualche chicca bisogna anche rischiare. Le offerte fanno gola a tutti ma un prezzo sotto i 4/5 euro è comunque concorrenziale. Io il tuo me lo scarico e poi ti farò sapere. Buona giornata! 🙂

    1. Non ho fatto l’articolo per vendere l’e-book 🙂 . Comunque grazie, un giorno potrai dire “sono una delle poche che ha letto l’opera prima che sparisse dal web :D”. Buona giornata anche a te.

  3. Concordo con quello che hai scritto. Io mi sento un po’ in colpa, non leggo molti autori emergenti, anzi. Non oso nemmeno immaginare quanto possa essere difficile arrivare al libro finito e perfetto da soli, solo per questo i selfpublishers dovrebbero essere riconosciuti di più. Forse tra qualche anno sarà più facile? In America so di moltissimi autori che sono diventati “famosi” avendo cominciato con un selfpublishing. Il punto forte sono solo i lettori, sono loro (siamo noi) che devono (dobbiamo) condividere, far conoscere, recensire, pubblicizzare per quanto possibile. E in Italia, forse, è ancora un po’ difficile… Farò quello che posso, con i miei mezzi 🙂

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