La mia maledizione: un libro di cui si poteva fare anche a meno


Titolo: La mia maledizione
Autore: Alessandro De Roma
ASIN: B00I31XBBS
Editore: Einaudi

Ho letto questo libro fino alla fine per capire se mi sfuggisse qualcosa, se, alla conclusione della storia, l’autore avesse in riserbo qualche sorpresa, ma è tutto restato invariato e asettico.

Odioso il fatto che è una lunga descrizione di fatti e con assenza totale di discorso diretto, che rende i personaggi irraggiungibili. Non riesci a sentirli parlare, riflettere, ragionare. C’è questo ragazzo che sia da adolescente, sia da uomo di 40 anni, continua a parlare di questo suo non amico Cosseddu, perché non lo considera un amico, lo presenta come un essere pieno di problemi e difetti da cui però risulta affascinato e, al tempo stesso, l’idea di averlo come amico lo ripugna, eppure continua a parlare di lui per tutto il testo, descrivendolo come un cane orribile, strano, alienato e solitario. Anche il narratore lo è, anche se sposato. La cosa strana è che il rapporto che si crea tra questi due non è mai definito. Non sono omosessuali (però perché parlare di voler baciare Cosseddu?), ma non sono nemmeno amici perché il narratore di continuo si lamenta di questo Cosseddu la Fogna, non lo vuole tra i piedi, però non è davvero così. Il protagonista un po’ lo immagini, ma chi è davvero questo Cosseddu che lui tanto disprezza e di cui tanto ci tiene a parlare non riesci a capirlo. Non c’è alcuna interazione con altri personaggi, perché è scemata dal presentare quella minima interazione sempre col discorso indiretto. Si potrebbero mostrare due o tre scene chiave, per far capire del rapporto con la madre, con il fratello, con il padre. Descrivere tutto, sentimenti inclusi, invece di mostrare e di permettere al lettore di legarsi a lui o alla storia non funziona.

Per non parlare del fatto che l’ebook andrebbe rifatto. Un indice che considera come unici elementi del testo “parte prima” e “parte seconda” lasciando tutti i capitoli inclusi in queste due parti totalmente inaccessibili dall’indice. Un disastro a ogni livello, insomma. Se non me lo avesse regalato Amazon con l’acquisto del Kindle, ma chi avrebbe mai comprato questo testo? E credo che le vendite e la collocazione in classifica siano arrivate solo attraverso questa promozione di Amazon.

Il prodotto in sé sembra una operazione di narrativa sperimentale, qualcosa di lusso per pochi intenditori, fine a se stesso. A un certo punto provi rabbia perché l’autore si diverte a disprezzare questo Cosseddu e a disprezzare la stessa voce narrante che non riesce in alcun modo a farti capire perché è così, perché ha attraversato questi periodi così strani, questa alienazione. Un disprezzo non motivato. Se, non so, il fratello più piccolo avesse preso tutto per sé l’amore del padre e della madre e se i suoi compagni di classe lo odiassero perché ricco, perché secchione, se ci fosse stato un evento della sua adolescenza che ha prodotto un trauma, potrei anche farmene una ragione, ma non si sa. È un disprezzo non giustificato che fa completamente decadere il senso ultimo del testo. Il libro sarebbe migliorato completamente se si fosse motivato qualcosa, non bisognava scrivere chissà quanto, ma rendere il testo più vicino al lettore. Si lascia troppo all’immaginazione, anche perché se fosse un problema di mancato affetto genitoriale è comunque una motivazione troppo standard, servirebbe comunque farla vedere in uno o due scene, far sì che il protagonista pronunci una frase del tipo: “Ecco, mio padre, ho provato ad amarlo, ma lui è sempre preso dai suoi lavori da ingegnere, mi sento solo, abbandonato a me stesso e non so venirne fuori”.

Non è così che si scrive un libro. Cioè si può anche scriverlo in questo modo, ma non mi aspetto che poi un testo del genere possa essere pubblicato, soprattutto se lo fa un grande editore, ma è pur vero che tra tutti i testi pubblicati questo è il meno peggio del peggio che c’è in giro. Se l’ebook fosse stato fatto bene avrei messo due stelle, ma una va anche di lusso.

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