scrivere per uno specifico lettore


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(CC) Manuel. Nessuna modifica fatta all’immagine. Licenza CC 2.0.

Se vi è capitato di partecipare o di leggere delle lezioni di scrittura creativa, vi sarete resi conto che spesso si parla di un fantomatico lettore ideale. Ciascun scrittore pare avere in mente un lettore specifico per cui scrive.

Onestamente non saprei. Forse è una cosa che riconoscono gli altri, ma, per esempio, io che scrivo non penso: “Ah, ecco, oggi scrivo per questo tipo di lettore”. È probabile che lo faccia senza nemmeno rendermene conto?

Se prendo in mano un libro di Stephen King nemmeno riesco a immaginare lui per chi scriva. Scrive storie e le storie sono per tutti. Non so se King il suo lettore ideale ce lo abbia in mente. Una storia ben scritta secondo me è per tutti quelli che leggono bene (non è un’arte semplice) e che leggono molto.

Se invece poi penso ad alcune pubblicazioni che si vedono spesso ai supermercati e in prima fila nelle librerie, allora mi dico: “Ecco, quei libri sono stati scritti su ordinazione per uno specifico pubblico. È evidentissimo”. Basta già il titolo a scandagliare il terreno. Non ti puoi sbagliare. Titoli pressapoco uguali, copertine su cui si può fare lo stesso discorso, trama inclusa. Forse in quel caso è l’editore che ti dice: “Riscrivi sempre la stessa storia, cambia i nomi dei personaggi, i luoghi, ma metti sempre la stessa trama dentro”. Oppure è la scrittrice che lo fa di suo, avendo capito che scrivendo esattamente in quel modo ha già il suo pubblico.

Eppure questa storia non mi convince lo stesso. Anche in questi casi così evidenti, l’autrice davvero si è sottomessa a questo fantomatico lettore ideale? Forse sì.

A questo punto mi dico: “Se titolo, copertina e trama identificano un lettore tipo, forse è il caso di non accostare mai a questi titoli visto che sono molto lontani dal concetto di buona narrativa?”. Chi li ha letti mi dice che sono anche pieni di piccoli grandi errori.

Ma non voglio cadere in questo errore. Ognuno scriva quel che vuole, ognuno legga quel che vuole.

Ho anche sentito dire che uno scrittore scrive la storia che vorrebbe leggere. E penso che questa sia l’unica verità quando si prende una penna in mano. In questo modo è sicuro che la storia è sentita, curata. Almeno dovrebbe, poi è chiaro che entrano in gioco tanti fattori, però per me è così. Scrivo quello di cui vorrei leggere, più o meno.

Adattarsi a un pubblico vasto o ti viene imposto quando inizi a diventare un autore più o meno noto o che tale vuol diventare. O te lo imponi tu o te lo impone il tuo editore. Anche gli scrittore di gran livello come quelli americani o inglesi hanno una propria fascia di lettori, ma alcuni di essi spaziano molto sui temi. Stephen King per esempio ha scritto anche di diversi generi, storie sempre originali a modo suo, non riesco a dire: “Scrive per la casalinga americana del Maine”, oppure: “Scrive per il rappresentante che va in giro in treno”.

Scrivere per Nessuno

E poi c’è il… E se non scrivo per nessuno perché in realtà nessuno ti legge anche se in una condizione diversa che non sai realizzare (pubblicità) accadrebbe? A quel punto crolla ogni certezza.

I generi letterari sono per lettori specifici?

Altri autori che scrivono solo thriller, magari legal thriller hanno la schiera di appassionati di quel genere, ma in ogni caso esiste davvero un lettore specifico che legge un certo genere? Io per esempio non leggo sempre lo stesso genere. Preferisco la narrativa varia, ma ogni tanto leggo di thriller o fantascienza, orrore, anche se molto meno rispetto a quanto legga di narrativa varia. Corteggio molto i classici. Questa estate ho comprato per 3 euro su una bancarella l’edizione rilegata di Moby Dick. Ho in programma di leggerlo, assieme a tutto Kafka, Conan Doyle, Dickens ed Emile Zolà.

Io penso che alla fine il lettore ideale possa ricondursi a sé stessi. Anche perché, ancora prima di scrivere una storia, non puoi pensare a chi indirizzare il nulla. Devi avere qualcosa su cui lavorare e, se proprio vuoi raccogliere una serie di consensi, allora ti adatti a uno specifico insieme di lettori, magari alla fine finisce che scrivi senza pensarci e sono gli altri che credono tu abbia scritto quella storia per loro. D’altra parte qualcuno si spera leggerà il romanzo, il racconto. Un giorno. Si spera.

E tu, lettore, che idea hai in merito?

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6 thoughts on “scrivere per uno specifico lettore

    1. Immagino tu voglia dire che Melville scrivesse per se stesso. Ho sentito spesso parlare di Moby Dick come un romanzo dove si parla solo di pesci e pesca e privo di sostanza. Un po’ mi spaventa affrontare una lettura del genere, ma se qualcuno dice che è un classico forse lo è. Male che vada mi fermo.

  1. In realtà il concetto di lettore ideale dovrebbe facilitare la focalizzazione dell’autore e ha poco a che fare con il lettore reale. È chiaro che il lettore ideale de “I promessi sposi” non è un illuminista ateo e che quello de “La Divina Commedia” è uno in grado di districarsi nella sua complessa simbologia. Il lettore ideale esiste solo nella testa dell’autore aiuta nelle scelte lessicali, nella strutturazione della trama. O, almeno, io ho sempre sentito parlare del lettore ideale in questi termini e, secondo me, è anche sensato

    1. Be’, detta in questi termini sì. Perché in pratica è uno scrivere a se stessi, nel senso che sei scrittore delle tue storie, ma anche lettore perché ti piace usare quelle parole per esprimere un concetto. Anche perché fare una storia su commissione per una persona reale sarebbe un po’ complicata… Ora che ci penso Stephen King ci ha creato un romanzo intero su questo concetto del lettore ideale. Misery. Mi era proprio sfuggito. Anche se poi lì allarga il concetto in maniera più generica, non si ferma al lettore ideale, ma va oltre.

  2. Un classico è un classico, c’è poco da dire (anzi, io ne ho già parlato anche abbastanza!), ma se devo dire la verità io credo al “tipo” di lettore cui indirizzare la storia che si scrive; per esempio so che chi ama il fantasy o la fantascienza mai è poi mai andrebbe a leggere una storia di narrativa generica di un esordiente (non lo fanno nemmeno se a scriverlo è un autore famoso, probabilmente!) e anch’io, a dirla tutta, ho difficoltà a leggere storie che mi interessano poco (leggerò il tuo Jo solo perché lo hai scritto tu è per me è garanzia di qualità, altrimenti non lo avrei messo in lista, non avendo una particolare propensione verso la fantascienza). Come so che ci sono storie che non acchiapperebbero mai lettori “intellettuali” che amano disquisire di filosofia ad alti livelli.
    Questo, ovviamente, non esclude che la lettura sia, poi, aperta a tutti!

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