il dilemma autentico della scrittura

(CC) Lauren Coleman from Flickr with Creative Commons license. No modification made to the picture.
(CC) Lauren Coleman from Flickr released with Creative Commons license. No modification made to the picture.

Negli ultimi mesi sono stato un po’ incostante nella scrittura del blog. Il motivo forse si lega al mio desiderio di smettere di scrivere, desiderio che mi rendo conto essere pura follia.

In un certo senso, al di là dei titoli nobiliari e meno nobiliari che servono, mi sento uno scrittore, anzi, di più, mi sento uno scrittore che non può smettere di scrivere. Vengo travolto come un fiume in piena da idee, da personaggi, da scene, mentre sono per strada guardo le persone, ascolto battute, frasi e penso: “Ecco, questa la butto in una delle mie prossime storie”.

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scrivere per uno specifico lettore

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(CC) Manuel. Nessuna modifica fatta all’immagine. Licenza CC 2.0.

Se vi è capitato di partecipare o di leggere delle lezioni di scrittura creativa, vi sarete resi conto che spesso si parla di un fantomatico lettore ideale. Ciascun scrittore pare avere in mente un lettore specifico per cui scrive.

Onestamente non saprei. Forse è una cosa che riconoscono gli altri, ma, per esempio, io che scrivo non penso: “Ah, ecco, oggi scrivo per questo tipo di lettore”. È probabile che lo faccia senza nemmeno rendermene conto?

Se prendo in mano un libro di Stephen King nemmeno riesco a immaginare lui per chi scriva. Scrive storie e le storie sono per tutti. Non so se King il suo lettore ideale ce lo abbia in mente. Una storia ben scritta secondo me è per tutti quelli che leggono bene (non è un’arte semplice) e che leggono molto.

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Joe è tra noi: la copertina

copertina: © Pavel Losevsky | Dreamstime.com – Surprised Teenager Boy Against Sea, Half Of Face Photo
foto copertina: © Pavel Losevsky | Dreamstime.com – Surprised Teenager Boy Against Sea, Half Of Face Photo
Qualche tempo fa scrissi un articolo riguardo la copertina del mio nuovo romanzo, quello che sarebbe stato il prossimo a essere pubblicato. Rimandato poi di mese in mese in quanto il lavoro sul testo doveva ancora superare certi scogli… Ecco, in realtà, se uno volesse, l’editing non finirebbe mai. Il nostro modo di scrivere cambia di mese in mese e l’attenzione non è mai la stessa.

Alla luce della trama, Rita Carla Francesca Monticelli mi ha dato una mano a sottolineare alcuni aspetti importati della stessa e del genere proprio attraverso la copertina.

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nuova copertina per “Le parole confondono”

Il romanzo “Le parole confondono” ha abbondantemente compiuto l’anno. La pubblicazione risale a giugno 2013.

Il romanzo è disponibile sia in ebook che in cartaceo.

La copertina iniziale era già stata realizzata ben 3 anni prima della sua pubblicazione, avevo cercato il carattere giusto, comprato l’immagine adatta al tema. Già sapevo perfettamente come sarebbe andata la storia nel complesso, qual era il tema, insomma mi ero messo d’impegno, organizzato in tutto e per tutto. Il romanzo è diviso per capitoli in cui compare tipo diario la data all’inizio di ciascuno e a volte cambia all’interno, mi sono dovuto cercare i giorni della settimana di quelle date, rispettare una precisa cronologia per gli eventi, anche perché si comincia in media res, ovvero dalla fine, o quasi.

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nascere e pubblicare

(c) Alessandro Martins / Flickr
(c) Alessandro Martins / Flickr

Quando un autore indie serio pubblica un romanzo è un po’ un parto.

Nel mio caso, l’ho riscritto mentre lo scrivevo. Ho operato diverse revisioni prima ancora di finire, per capire alcune cose sulla storia, perché i miei romanzi sono sempre su temi impegnati, tosti. Proprio il classico testo che nessun lettore si va a cercare di suo in una libreria e che, di conseguenza, nessun grande editore ti chiederebbe di scrivere perché non farebbe grandi numeri. Il primo romanzo è stato apprezzato da un po’ di addetti ai lavori… sì, parlo di editori. Mi hanno detto tutti che ho del talento, ovviamente questo non vuol dire che sono il miglior scrittore del globo e che posso anche smettere di migliorarmi. Vuol dire che posso arrivare ai lettori se me ne viene data l’opportunità.

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I rischi del diventare editori di sé stessi

Ho letto questo articolo: http://www.linkiesta.it/rischi-del-self-publishing in cui si parla dei rischi del diventare editori di sé stessi.

L’ennesima rottura di scatole per un selfpublishing che dà fastidio… Certo, è chiaro che una buona parte di selfpublishing è immondizia come lo è buona parte dell’editoria tradizionale di cui l’autore dell’articolo ha in gran considerazione. Dice che gli scrittori non si rivolgono più agli editori… secondo lui. Forse dovrebbe leggere questo articolo: http://www.amlo.it/?p=4236.

In particolare, siccome per commentare bisogna registrarsi, ho evitato. Espongo qua concetti che, chi segue questo blog, già conosce, ma gli articoli ti fanno trarre spunto per aggiungere sempre nuove considerazioni.

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