“bilancio” di fine anno


LeParoleConfondonoCerteIncertezze

Il bilancio di fine anno non mi ha portato a un riscontro felice di un passato anno, per almeno un unico e semplice motivo. Di un solo libro pubblicato  se ne è sentito parlare per nulla e lo si è letto ancora meno.

Credo che sia stato uno dei miei migliori libri che abbia scritto da quando ho intrapreso la mia avventura da autoeditore.

Certe incertezze è una storia cruda, complessa, intensa, ricca di spunti e di riscontri su quello che è l’interessante personaggio di Francesco Sacco nella sua vita da adolescente incazzato col mondo e da adulto che controlla le proprie emozioni spingendole verso sentieri pericolosi. Molti personaggi si sono affacciati nella sua vita, rendendo fitto il legame di Francesco con ciascuno di loro e mentre lo scrivevo e parlavo di un certo personaggio ho iniziato a farmi venire in mente scene di un seguito ancor prima di averlo concluso. E quel seguito è anche stato concluso e archiviato, nel senso che mi resta solo da mettere mano al file, ma la storia è tutta decisa in molti dettagli. Climax e finale inclusi.

Passare un anno intero dietro a un sol libro non è il massimo se questo non è stato poi da me promosso (o in minima forma) e se i lettori ne hanno sentito parlare meno di pochissimo. È un chiaro fallimento. Mi ero promesso di pubblicare entro fine anno il terzo volume della serie “Le parole confondono”, di cui Certe incertezze ne è il secondo volume. Non ce l’ho fatta perché ho messo troppa carne sul fuoco. Nel mentre scrivevo questo terzo volume ho interrotto perché un nuovo romanzo ha richiesto la mia attenzione più completa e alla fine non ho pubblicato né il nuovo romanzo su cui mi sono concentrato e né il volume successivo di Certe incertezze.

La voglia di scrivere? Non muta, anzi aumenta.

La voglia di pubblicare? Meno di zero. Infatti, non so se e quando continuerò e in che termini. Non è assolutamente sufficiente continuare a scrivere, con tutto il grosso problema che ne viene fuori per rendere poi un libro pubblicabile. Perché problema? Diventa un fastidio quando poi messo come impegno mille si arriva nemmeno a uno di resa. Chiunque al mio posto non avrebbe altro da aggiungere. Direbbe… Non direbbe più un bel nulla. Smetterebbe di comunicare qualsiasi cosa e si dedicherebbe ad altro.

Se qualcuno si pone il problema di vivere di scrittura perché può porsi il quesito, io non arrivo nemmeno a formulare questo tipo di domanda. Mi fermo molto, ma molto prima.

Ha senso pubblicare visto che nel 2016 ho fatto una pessima riuscita?

Probabilmente mi dedicherò a una pubblicazione selezionata per lettori. Se ho dei lettori allora pubblicherò per loro. Uno ci sta di sicuro, forse due o anche tre. Sono nulla in confronto anche solo a venti o trenta di loro e, quindi, venti o trenta recensioni. Certe incertezze mi rendo conto che non è un libro per tutti. È un po’ lungo, una storia di ampio respiro che per questo motivo mi ha penalizzato. Oggi vanno di moda storie di un cento, centocinquanta pagine passate come romanzo breve. Cosa che è proprio completamente contrapposta al secondo volume della mia serie. Stando a queste cifre avrei potuto ricavarci almeno 4 libri.

Quanti libri ho letto nel 2016?

18. Di genere vario. Da narrativa varia a fantascienza. Nei dettagli: qui.

E il 2017?

Nel 2017 ci sarebbero due romanzi di cui è conclusa la bozza e da pubblicare quanto prima.

In questa fine 2016 sono tornato sui luoghi del terzo volume de Le parole confondono (che è una di queste due bozze concluse). Mi sono sentito perso, ho affrontato ancora una volta il concetto di cambiamento e non sono riuscito a capire granché, o meglio, ho capito che non sono pronto e che questo è un grosso problema. Il vagare, lo sforzarsi di non darsi per vinto, il lottare contro le cattive abitudini e contro me stesso, quel me stesso annoiato che però si spinge ad affrontarsi molto molto molto molto contro voglia. Mi ritrovo a dover sempre fare i conti con la parte peggiore di me, di quella che non va via e non riesco a prendere banali decisioni. Tormentato da insoddisfazioni che col tempo si amplificano così tanto che mi viene il dubbio che siano solo quelle che alimentano la mia esistenza di essere umano. Ci sono momenti che riesco a essere energico e a decidere anche contro me stesso per vedere quanta stanchezza ho dentro e se riesco a liberarmene.

Cammino, cammino e cammino, la notte, nel freddo di un parco londinese, e sto bene. Mi fermo, rifletto e capisco che forse sto un tantino affondando e che occorre una immediata contromossa. Molto immediata.

Quanta voglia ho di pubblicare? Nessuna. Pubblicare non è solo editare cento volte un testo e poi pubblicarlo, ma accompagnarne la vita con presentazioni in cui non credo più. L’editoria tutta mi ha tanto schifato e non riesco nemmeno a sentirmi meglio pensando di essere io stesso un editore. Ma le storie mi tormentano, a volte, molto di rado, mi tengono sveglio a pensare la notte.

È un brutto momento negativo di autocoscienza. Stasera purtroppo non sarò per le vie di Londra alla ricerca di me stesso, nel freddo adorato che mi fa rivivere una seconda vita, nelle note di musica che mi fa sorridere, resto confuso in una realtà che è molto peggio della più torbida immaginazione.

La realtà supera sempre la fantasia.

Buon 2017.

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4 thoughts on ““bilancio” di fine anno

  1. Scrivi e fregatene: di chi ti legge, di chi ti pubblica, di chi ti ignora, di tutto.
    Scrivi perché lo sai fare, continua a farlo per chi ti apprezza… e paga più biglietti aereo per Londra. 🙂
    Buon 2017!

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