Designated Survivor… su Netflix


Quando mi sono abbonato a Netflix 14 mesi fa, non sapevo se stavo facendo la cosa giusta. Avrei comunque avuto un mese gratuito per pensarci e disdire prima, oppure in seguito e quando volevo con un semplice clic. Meglio ancora: usando carte prepagate Netflix non ho bisogno di fare null’altro che usare un codice che mi rinnova in automatico per altro tempo l’abbonamento, senza carte di credito e senza PayPal.

Dopo 14 mesi posso ritenermi più che soddisfatto sia del supporto che del numero di piattaforme su cui Netflix è fruibile e la modalità dello stesso (con l’introduzione su piattaforme mobili della visione in assenza di internet non ci sono più concorrenti per davvero) e, cosa non da poco, dei contenuti sempre nuovi ed esclusivi. Non faccio in tempo a vedere una serie TV che ne arrivano altre 4, 5, 10.

Una di queste è “Designated Survivor“. Prodotta dalla ABC e “messa in onda” su Netflix come contenuto originale, quindi al momento non potete vederla altrove se non su Netflix.

È una gran bella serie.

Il cast è ben composto. Kiefer Sutherland, l’attore di 24, di Touch (disponibile sempre su Netflix), del film Linea Mortale con Julia Roberts, è il protagonista, nonché uno dei produttori esecutivi. Altra attrice che ricopre un ruolo principale e interessante, agente FBI, è Maggie Q, già vista affrontare la Nikita nell’omonima serie TV.

La storia è originale a tratti, anche se un po’ troppo americana per tante cose, anche per il taglio e per gli eventi in sé, alcuni un po’ prevedibili e, anche se prevedibili, ben messi in opera. Dell’ultimo episodio trasmesso immaginavo più o meno come si sarebbe concluso, ma questo non mi ha tolto la tensione che ti sale quando guardi questa serie TV.

La serie si incentra su quello che sembra un attentato terroristico verso la Casa Bianca. Mentre il presidente degli Stati Uniti sta tenendo un discorso sullo stato dell’Unione, il Campidoglio esplode eliminando in un sol colpo l’intero governo con Presidente, Vicepresidente e quasi tutti i membri del Gabinetto.

A quel punto entra il scena il “Designated Survivor”, il “sopravvissuto designato”, ovvero, pare che esista una procedura speciale che in un caso come questo veda succedere alla Presidenza una persona già selezionata. Non so se questa cosa sia reale o sia un protocollo governativo inventato. Stiamo parlando di una fiction.

Naturalmente il primo episodio è qualcosa di spettacolare. Comincia nel cuore degli eventi e ti spinge a vedere le altre puntate che un po’ calano di interesse finché a un certo punto iniziano di nuovo a decollare fino a raggiungere un top assoluto con l’ultimo episodio tramesso. Il decimo. Andato in onda su Netflix il 26 dicembre scorso. La serie non si conclude. Prevede altre 12 puntate. La messa in onda dovrebbe riprendere a marzo. Ogni episodio arriva qualche giorno dopo della messa in onda sulla ABC.

Nella trama c’è questo thriller politico, con tanto di attentato terroristico con sottotrama complottistica, una trama un po’ carica di tutti gli elementi tipici delle ultime produzioni. Si pensi ad House of Cards USA che è un thriller politico e che ci fa entrare a piene mani nella politica americana che sembra anche più spietata e corrotta di quella italiana. Aggiungi un attentato. Sarà terroristico oppure qualche esponente di qualche fazione americana stessa? Ricorda un po’ le paranoie di Fox Mulder di The X-Files con l’implicazione stessa del governo per gli eventi di grossa portata. In The X-Files si parlava degli alieni, che il governo tenesse nascoste queste cose e che ci fosse un governo ombra che manipolava le informazioni. Quello di “Designated Survivor” ricorda un po’ l’attentato dell’11 settembre 2001 in cui qualcuno ha fatto ipotesi complottistiche riguardo i fatti. O anche il 22 novembre del 1963, in cui ci fu l’attentato all’allora Presidente Kennedy. Gli americani sembrano amare un po’ questo tipo di tematiche. Io un po’ resto perplesso, per essere avvincente lo è, osano, ma danno brutte idee che mai si voglia vengano prese d’esempio da chi non deve.

Le indagini dell’FBI portano a scoprire diverse cose, qualcuno, non si sa bene chi, sta manipolando le informazioni riguardo l’attentato. Qualcuno sa e qualcun altro non deve sapere, qualcun altro viene tenuto sotto ricatto. Insomma, ci si fanno domande puntata dopo puntata. Non si capisce bene chi sono i buoni e chi i cattivi.

Inoltre, questo nuovo presidente degli Stati Uniti è stato messo lì senza elezione da parte degli americani… un po’ come accade in Italia da 4 governi/legislazioni a questa parte. Quindi molti dubiteranno della legalità di questo nuovo Presidente, si troverà contro collaboratori, governatori, generali, giornalisti. E badate bene, in America, i giornalisti non sono come quelli italiani, vanno dritto al punto e fanno sempre domande scomode. Molte domande scomode. Fanno articoli sulle informazioni ricevute da loro informatori. Insomma, un caos.

Le vicende si concluderanno coi 22 episodi della prima stagione? Le puntate a venire saranno altrettanto interessanti oppure si scadrà in qualcosa di macchinoso, banale e noioso? Perché il rischio c’è. In questo tipo di narrazione non è che puoi fare 22 puntate che ti fanno di continuo saltare dalla sedia o gelare il sangue. Finché c’è il mistero c’è attenzione, ma una volta che man mano si scioglieranno i punti… se lo faranno? The X-Files e Lost terminarono non dando tutte risposte, come è giusto che sia.

Oramai la TV americana ci ha abituato a di tutto e di più. Certo, queste prime 10 sono un ottimo inizio, poi chi vivrà vedrà.

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