diario scrittorio: martedì, 17 gennaio 2017


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Mentre ho ripreso a editare il nuovo romanzo, nome in codice SCF, ho preso anche a scrivere il quarto capitolo della serie “Le parole confondono”, che, per alcuni aspetti, si lega a SCF.

Perché non mi sto limitando a editare SCF, oppure il terzo capitolo della serie, visto che già è pronto? Perché ho concluso la seconda botta di editing e non posso riprendere immediatamente con la terza. Sì, serve la terza e ne serviranno altre, ma rimettersi subito sull’editing non aiuta a scovare più errori e cose da sistemare, anzi, sarà il contrario, più si va avanti e più le cose mi passeranno sotto al naso perché ce ne sono meno rispetto a prima, ma anche perché mi limiterò, senza che me ne renda conto, a sorvolare sulle parole, visto che la storia già la conosco.

Editare il terzo libro della serie non è possibile perché le energie da dedicare all’editing funzionano su un libro per volta, anche perché altrimenti quando facciamo uscire questo nuovo romanzo? A Natale? Quindi per intervallare potrei leggere di più. Oramai sto leggendo cinque testi insieme. I primi due non so se li finirò perché sono una cosa abominevole.

Il primo è un libro di fantascienza scritto coi piedi. Una saga composta da credo sei o sette libri o forse pure otto. E ogni libro è un papiello che non finisce più con dei dialoghi orrendi. Un continuo “disse”, “chiese” e “rispose”. Già ho spiegato in un mio articolo precedente che questi verbi funzionano solo per il discorso indiretto e che in quello diretto devono essere assenti o quasi e, invece, in questo capolavoro da cui è tratta la serie TV “The Expanse” scorrono come la pioggia a catinelle. Non si para da nessuna parte, non si approfondiscono i personaggi, quintali di pagine oramai diventate illeggibili, un ebook impaginato coi piedi in cui si mischiano ambientazioni diverse, personaggi diversi senza che uno abbia modo di capirlo per tempo. Una confusione assurda come nel migliore dei casi di grandi editori, più sono grandi e più fanno danni. Il testo poi è un continuo stile da serie americanissima (secondo me nato già con l’idea di farne una serie TV) con gente che deve salvare l’universo, gente che sottoposta a radiazioni nucleari dirette non muore, anzi si rigenera, insomma, non avrei dovuto comprarla perché: 1. best seller e 2. perché ne hanno fatto usa serie TV, soprattutto per la serie TV. So che hanno fatto una serie TV italiana tratta da una serie di libri italiani di una cosa che ho letto nella maggioranza delle recensioni su Amazon essere una boiata pazzesca. Ecco, non si comprano ebook da cui poi hanno fatto serie TV. Abbiamo imparato un’altra cosa. Ma qual è l’ebook? Autore: James S.A. Corey, titolo: Leviathan – il risveglio.

L’altro ebook è di Paul Auster: Le follie di Brooklyn. Avevo osannato questo autore in “La trilogia di New York”, invece in questo libro fa un racconto nel racconto spingendo verso la noia più assoluta, anche perché la finzione narrativa viene propria rotta. L’autore rivela che sta narrando un testo, come se fosse anche un dietro le quinte della realizzazione del libro. Ma che fine ha fatto lo “show don’t tell” che i padri romanzieri americano tanto pubblicizzano? Mah.

Il terzo ebook che sto leggendo è “Ophir – Codice vivente”, della nota selfpublisher Rita Carla Francesca Monticelli ed è un bel libro, molto meglio di quella boiata di cui vi dicevo sopra. Eppure “Deserto Rosso”, “Ophir” non credo abbiano i numeri di quella cosa chiamata “saga di fantascienza da cui hanno tratto The Expanse”. Ecco, quando si dice che il selfpublishing fa meglio dell’editoria tradizionale e non riesce a spaccare il mondo, ma almeno dà più soddisfazioni. Storia intrigante e cura di dialoghi e testo come sono abituato con la Monticelli.

Quarto ebook: il terzo capitolo della triologia delle erbacce del selfpublisher Marco Freccero: La follia del mondo.

Quinto libro: un cartaceo: Facciamolo a skuola, di Maria Lombardo Pijola. Trovato su una bancarella a tre euro e che avevo nelle mie anteprime sul Kobo Touch diverso tempo fa. Tratta di un tema scottante visto spesso in servizi giornalistici degli ultimi anni. È messo in forma di romanzo autobiografico di una ragazzina.

Come dicevo all’inizio, il nuovo capitolo de “Le parole confondono” procede, cioè ho tracciato i percorsi, ma la difficoltà di iniziare una storia ex-novo, stavolta un po’ più indipendente dai primi tre libri, c’è. Che poi ogni libro della serie è scritto per essere un romanzo a sé, si completa se leggi anche i volumi precedenti, ma resta comunque una storia completa di proprio.

Devo entrare in sintonia coi personaggi, coi fatti. Ci sto riuscendo. La struttura del testo è cambiata rispetto ai tre volumi precedenti. In questo i capitoli non hanno un sottotitolo. Le voci narranti sono due e non più una sola. Una in prima persona e un’altra in terza immersa. Ci sono scene al presente e scene al passato per la solita questione della storia pregressa dei personaggi. Mi chiedo, chiedo a te lettore, preferisci che i capitoli in cui c’è una voce narrante siano nello stesso tempo verbale oppure posso mettere insieme il presente e il passato dei ricordi nello stesso capitolo? Io sarei per evitare un milione di capitoli e quindi tenere una voce narrante che parla al presente e al passato insieme. Chiaramente ci saranno evidenti da subito in maniera tipografica con un bel salto fatto di spazio vuoto tra il paragrafo al presente e quello successivo al passato. Come avrebbero dovuto fare per Leviathan – Il risveglio, ma è chiaro che dipende anche da chi fa l’ebook. Se non lo si sa fare quelli sono i risultati. Un caos.

Nel quarto volume de “Le parole confondono” la differenza tra un fatto che sta accadendo e un ricordo/flashback sarà chiaro anche per il fatto che sul cambio del tempo verbale non ci si può confondere.

Finito il delirio? Delirio, sì. Portare tutti ’sti progetti avanti e in parallelo sta diventando un delirio. Sto correndo il rischio di impedire di completare quello che ho scritto prima perché il tempo che ho a disposizione è ridotto e diciamo che la voglia subisce sbalzi di umore pazzeschi.

Stavolta per verificare i miei sforzi, ho fatto un bel foglio di calcolo con LibreOffice dove annoto data e numero di parole del nuovo progetto nascente.

Ma di che parla questo quarto volume? È un tema ricorrente che c’è nei primi due libri e che ora ci si addentrerà in maniera più diretta, senza mezzi termini, quindi non so in quanti lo leggeranno. Come inizierà? Be’, ricordate come finisce “Certe incertezze”? Diciamo che si parte circa da quel punto e che la storia al presente dovrebbe avere i tempi di più o meno sette giorni. Ho già introdotto un nuovo personaggio che interagisce con il protagonista. Un personaggio nuovo che però non mi servirà per fare altri volumi, no questo comparirà solo qui. È un medico francese che ha studiato in Italia.

È una storia che non vorrei scrivere per una serie di motivi, ma che ho deciso di portare avanti. Chi vorrà legegrlo, un giorno, dovrà sapere che si parla di…

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7 thoughts on “diario scrittorio: martedì, 17 gennaio 2017

  1. Comprendo…ne ho scritto uno l’anno scorso ed è in attesa di pubblicazione….che fatica però credevo fosse più semplice scrivere un libro….200 cartelle editoriali mica uno scherzo in bocca al lupo!!!!!

      1. beato te il le ho fatte in un anno ma ho finito il libro ed è bellissimo!|

      2. È tutta questione di allenamento e di scrivere più spesso, certo non faccio 50’000 parole ogni mese altrimenti produrrei più o meno 6-7 romanzi in un anno 😃. A novembre c’è il NaNoWriMo e allora si scrive tanto ed è solo scrivendo che si riesce ad andare avanti nella trama, altrimenti ti ci perdi. Ma il primo romanzo l’ho fatto in un paio d’anni. Sulle 95’000 parole. Dipende dalle abitudini e dal tempo che uno può dedicarci. In bocca al lupo.

      3. concordo….ho scritto con la stessa gioia di mettere due gocce di profumo ai polsi ogni giorno… nella calma e nella dolcezza del mio silenzio non ho corso ma sorseggiato il mio libro. Ognuno fa come sente e crede hai ragione..ti auguro ogni bene!

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