less is more? sempre?


Da che parte stare

(CC) Donato Accogli: nessuna modifica fatta all’immagine: licenza

Gli autori inglesi spesso dicono che “less is more”, ovvero che “il meno è meglio” e lo dicono in riferimento a un testo narrativo. Un po’ come dire: “bando alle ciance veniamo ai fatti”. Ovvero, in una storia devi scrivere l’essenziale, perché ogni elemento che è in più dà fastidio, rallenta, distrae, crea uno strato di grasso.

E quindi, niete frasi troppo ampollose, ma anche nientre frasi fatte. Perché usare frasi fatte sentite e risentite se risolvo con una sola parola? Che possa essere un verbo o un aggettivo. E proprio in merito agli aggettivi basta usarne uno solo invece di eccedere.

Questo a livello di stile narrativo. Ma questo concetto può applicarsi in generale a un testo definendo il numero di pagine o di parole totali di cui la storia si compone?

Solitamente in una trama c’è un personaggio che ha un conflitto e durante la narrazione si giunge a un punto critico che aiuta il personaggio a superare questo conflitto per giungere poi al finale dove il personaggio è cambiato. Semplice no?

Dipende. La dimensione di un testo è dettata anche da altri fattori, quale il numero dei personaggi di cui si compone la storia, il numero di interazioni coi personaggi secondari, gli elementi che si chiamano in causa dentro la storia, nel senso che se ci sono vari personaggi, per evitare che questi passino così tipo vetrina bisogna dargli un’anima, parlare un po’ delle loro storie, delle loro paure, dei loro conflitti, oppure di come sono felici e di come questa loro felicità può spingere il protagonista a cambiare. Anche il punto di vista influenza la storia. Se si racconta in prima persona non si può entrare in tante storie, se si racconta in terza persona immersa si può dare il punto di vista personale di ciascun personaggio, come se ci fossero tanti io narrante e, in questo caso, il testo può allungarsi davvero tanto, magari si può anche rivedere una scena importante da tanti punti di vista. Poi c’è lo scenario in cui si svolge la storia, l’ambientazione che magari potrebbe essere importante, oppure potrebbe non essere uno sfondo piatto come spesso accade in molte narrazioni acerbe.

Insomma, una storia semplice può diventare complicata. Troppi personaggi, troppe storie secondarie, troppi elementi su cui prestare attenzione.

Il lettore medio che storia preferisce? Un romanzo ben fatto di 600 pagine oppure un romanzo in cui c’è una storia semplicissima che nasce, vive e muore in 130 paginette?

L’attenzione può rimanere viva con buona probabilità entro le 130 pagine. L’editng riesce senza uno sforzo eccessivo a fare un ottimo lavoro per narrazioni così stringate. Se la storia non è nulla di eccezionale allora l’idea di una novella va bene. La novella è il termine tecnico che indica la storiella di 130 pagine. Che poi in Italia generalmente si spaccia per romanzo o romanzo breve.

Se un romanzo inizia a spingersi per storie e storielle è in grado di tenere per 600 pagine ed è capace di spingere il lettore ad andare avanti e incuriosire pagina dopo pagina sempre di più?

Si legge poco, forse è il caso di mantenersi su storie meno impegnate? Che possono magari essere lette in una settimana o in 3-4 giorni di viaggio in metropolitana tra l’andata e il ritorno dal lavoro?

Un testo di 130 pagine viene corretto con meno dispendio di tempo e di energie di un testo di 600 pagine. Più elementi ci sono in gioco e più attenzione deve porre chi scrive, attenzione che deve fare in modo da interessare il suo lettore. Va fatto un lavoro di editing tosto, ci sono tutta una serie di conseguenze, anche il target, l’audience della storia fanno parte di quella serie di elementi che decidono implicitamente le dimensioni di una storia.

Voi siete per il testo da 130 paginette o per quello da 400 pagine? 600? Oppure 250? Ha senso parlare del numero di pagine? È chiaro che il primo elemento del libro è la sua storia e il modo in cui viene narrata, l’argomento di cui tratta, ma, stabilito che va bene, il fattore “numero di pagine”/”complessità della storia” quanto influenza la vostra scelta sull’acquisto/lettura del testo? Oppure se un libro va per le 150 lo si compra e legge più facilmente di un libro di 400/600 pagine che magari intimorisce? Avete mai letto “It” di Stephen King? Oppure “Anna Karenina” di Lev Tolstoi?

Ci avete mai pensato?

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6 thoughts on “less is more? sempre?

  1. Ho letto sia It (grande romanzo) che “Anna Karenina” (grande romanzo). Non mi spaventa eccessivamente la dimensione dell’opera. Ora, per esempio, ho tra le mani un bel tomo di Angelo Del Boca sugli italiani in Libia ai tempi del fascismo, ma è interessante. In fondo aveva ragione Henry James che affermava: “A un libro bisogna chiedere, prima di tutto, di essere interessante”. Quindi se penso che lo sia, me lo compro.

  2. Ho letto “Mabel dice sí” di Luca Ricci: 129 pagine molto belle e “il ragazzo giusto” di Vikram Seth: 1250 pagine di storia tutta da leggere. Non parliamo di Anna Karenina letto sotto l’ombrellone un’estate! Per me è davvero irrilevante la lunghezza di un libro, se la storia mi prende non faccio distinzione se l’ultima pagina è la centesima o la millesima. La difficoltà è dell’autore nell’uno e nell’altro caso: la storia breve deve concentrare l’interesse in poche pagine e non sempre è facile; la storia lunga non deve disperdere l’attenzione del lettore e anche questa non è cosa facile.
    Una buona via di mezzo?

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