diario scrittorio: giovedì, 7 gennaio 2016


diario-scrittorio

Buon anno nuovo.

Chi segue questo blog da anni, ricorderà che durante le festività natalizie passate davo consigli per le letture, facevo gli auguri di Natale. Diciamo che un po’ di tradizioni si sono perse per strada, anche perché un consiglio di lettura si può dare sempre.

Come inizia questo 2016 e cosa porterà?

Come sempre si scrive, si riscrive, si edita, le idee mi invadono di continuo e non mi danno tregua.

In questo periodo sto affrontando l’ennesima revisione completa di quello che sarà il secondo libro di quella che dovrebbe essere una trilogia. Mi vergogno anche a ripetere sempre questa cosa della trilogia che pare sia imminente, che debba essere di chissà quale potenza narrativa sconvolgente… Creo aspettative (in primis in me stesso, sia chiaro). Forse la potenza sta nell’atto della scrittura che vede dei personaggi di una storia tornare insieme per raccontare ancora tante cose. Il fatto stesso che stia curando una trilogia dovrebbe far venire i capelli dritti a molti e farli allontanare non solo dai romanzi a seguire, ma anche da questo blog, no?

All’inizio non c’era nemmeno l’idea di trilogia, c’era solo un romanzo: “Le parole confondono“.

All’inizio vendette un paio di copie, poi Amazon deve averlo fatto leggere a qualcuno e deve essere piaciuto e mi proposero l’inserimento nell’offerta del mese di marzo (l’anno scorso? Due anni fa? Non lo ricordo nemmeno più). La cosa mi aiutò a raggiungere più lettori, poi tutto si fermò allo scadere dell’offerta perché io di marketing non ne capisco nulla e la vetrina Amazon era conclusa. A me piace scrivere e, infatti, scrivo. Quando poi mi capita per errore di pubblicare… succede.

Un selfpublisher deve saperne di marketing, deve saper vendere il proprio libro. Altrimenti meglio (non sia mai!!!) affidarsi (non lo trovi se non dopo 10-11 anni e aver riscritto la storia trasformandola in tutt’altro perché conveniva così quando volevano pubblicarlo per darti l’1% sulle vendite, ma dopo un paio d’anni) a un editore tradizionale. Che il cielo ce ne scansi! Preferisco tenere tutto nel mio cassetto. Oppure, per l’appunto, lasciar perdere e basta.

Il romanzo attualmente in editing è bello tosto. Le tematiche sono quelle che mi stanno a cuore: l’amicizia, la crescita, le difficoltà, la ricerca della propria identità. Inoltre, in questo secondo capitolo si aggiunge una figura misteriosa molto importante con un violino “magico”. Il testo è molto intenso come temi e come dimensione e, infatti, occorre che venga letto e riletto più volte, soffermandocisi sopra più tempo.

A che punto sono? Con la nuova revisione sono a 2/3. Nel mentre pensavo al finale (ovviamente già definito e riscritto con l’ultimo editing: aggiunta una scena cruciale che mancava), riflettevo sul libro in sé e mi sono venute idee per un quarto volume o quantomeno per un racconto che potrebbe vedere protagonisti due personaggi di questo secondo volume e, giorno per giorno, prende sempre più forma nella mia testa, ma è un racconto che è meglio lasciar perdere, potrebbe sconvolgere. Magari un giorno, una volta concluso e pubblicato (davvero?) il terzo libro, si vedrà.

L’idea che mentre stai correggendo e riscrivendo un testo ti vengono nuove idee è un po’ traumatica, è un po’ come un fiume che devi evitare che straripi e faccia grossi danni mentre sta piovendo. Non sempre è facile mettersi in connessione con personaggi e storia, ma quando accade è tremendo che te li vedi ovunque, per non parlare poi di altre storie che avanzano per conto proprio e che non si legano a quello che stai sistemando. Sei per strada, senti una frase, vedi qualcuno fare una cosa e pensi… Da brividi, sembra quasi una malattia questa cosa. E forse lo è, non so.

L’idea di pubblicare le mie storie sta venendo un po’ meno perché mi sento il terreno franare da sotto i piedi. In che senso? Be’, mi chiedo: tanto impegno per fare cosa, se poi non ci si applica a diffondere il proprio testo? Allora, perché darsi tanto da fare per piazzare un paio di copie? Potrei regalare queste due copie a chi so che attende questo volume e buona notte. E non è detto che non farò così. Può darsi da questo 2016 in poi non arrivi più nessuna storia nuova sugli store. Me lo auguro. E mi auguro anche di smettere di farmi venire in mente idee e storie nuove, o di completare quelle in corso.

fireworks

Perché non affidarsi a un editore? Le conoscete le novità in giro tra Distillati e Arraffa-soldi-vari-da-quelli-che-voglioni-fare-gli-scrittori? A cosa mi riferisco? Sono talmente cose tristi che stanno facendo gli editori (arrivate a certi livelli così altri che fanno paura) che non so nemmeno se avrò voglia di farci un articolo. Anche perché sono storie già viste e sentite. Nulla di nuovo sotto il sole. Forse un giorno uscirà un romanzo sull’argomento.

Per quanto riguarda “Le parole confondono” edito e pubblicato da circa 3 anni e mezzo, ho corretto un refuso e sistemata una parola che mi permetteva di collegarmi al secondo libro senza perdere coerenza. Cosa? Mi spiego meglio. A un certo punto Andrea Marini dice che sono passati quattro anni da un dato evento. In realtà, sono tre. Me ne sono reso conto creando la nuova storia che vede protagonista Francesco Sacco, il migliore amico di Andrea.

Potevo anche ignorare la cosa, tanto Andrea poteva essere convinto del numero quattro, tanto era un anno in meno, un mero dettaglio, insomma. Trovandomi a sistemare, ho cambiato il titolo al capitolo 8 perché non era in tema con il contenuto dello stesso. Lo era prima che si facesse l’editing, ma poi il capitolo fu spezzato in più parti e il titolo restò immutato. Piccola cosa che all’epoca sfuggì (all’editor e a me). Ho corretto un errore CSS nell’edizione Kindle per quanto riguarda i testi degli SMS che Andrea riceveva. Avevo usato il carattere courier che Amazon non rende disponibile e quindi la visualizzazione degli SMS (3-4 in tutto il testo) non era molto bella. Credo che in origine non avessi impostato il courier, devo aver fatto modifiche intermedie convinto per qualche misterioso motivo che i vari Kindle avrebbero mostrato il carattere in stampatello, cosa che non si è poi rivelata del tutto esatta.

Poi ho fatto ancora un’altra cosa sempre per il romanzo pubblicato quasi 4 anni fa (torna ancora questo numero, no?). Per “Joe è tra noi” ho adottato un nuovo carattere tipografico nell’edizione cartacea, nuovo rispetto alle mie pubblicazioni precedenti. Il carattere rende molto meglio di quelli usati per gli altri testi. Volendo usarlo in tutti i libri a venire e non volevo stravolgere il legame de “Le parole confondono” volume 1 con i successivi due, permettendo alla trilogia (di nuovo questa brutta parolaccia, eh?) di avere caratteristiche estetiche riconoscibili, ho uniformato e riformattato il testo cartaceo de “Le parole confondono”, quello con la nuova copertina. Ci ho perso un’intera giornata… <ironia>Quando uno non crede in quello che fa, no? Quando si pubblica la prima cosa che passa per la testa e non ci si ritorna sopra no? </ironia>

Ci sono poi sempre altre storie da pubblicare (pronte e da editare e un paio da concludere)… Ma… Ma… Ma tanto, ci sono altre urgenze quest’anno, vero?

Insomma, chi vivrà vedrà.

Dopo questo delirio al principio dell’anno nuovo avrò perso anche i nuovi iscritti al blog, però per quelli che hanno letto il tutto e che sono appena arrivati, vi auguro a tutti buon 2016.

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