Una copertina a pezzi: volume 3 de “Le parole confondono” #2


#2 di 9 pezzi di puzzle della copertina del terzo volume de “Le parole confondono”. Copyright immagine: © Lithian | Dreamstime.com

Ecco, aggiungiamo un altro pezzetto della copertina (gli altri pezzi sono qui). Si tratta del pezzetto n°2 collocato in basso, quello al centro.

Si finisce di scrivere il mio nome e inizia a definire le prime due lettere del mio cognome. Inoltre dà conferma, per chi aveva provato a indovinare nell’articolo precedente, di cosa indossi la protagonista.

Non ci avete mai pensato alle stagioni nei romanzi? Io scrivo per ispirazione iniziando dalla stagione in cui mi trovo. Ecco perché poi i romanzi ci metto tempo per finirli. Mi riesce un po’ difficile scrivere della neve d’estate, o di spiagge e strade assolate e del caldo estivo in pieno inverno.

Questo romanzo abbraccia vari momenti dell’anno, anche se la copertina si riferisce al periodo specifico narrato nel presente della storia. In un presente in cui in una delle ultime scene ero anche io in quella folla a fare il conto alla rovescia. Certo non negli anni indicati nel romanzo. Infatti, nel primo volume parlavo dell’anno 2012. La storia, per chi lo ricorderà, si conclude nell’estate del 2012.

E mentre scrivevo “Le parole confondono” era l’anno 2009, il 2010, quindi il 2012 era bello lontano. Pensai: “così quando sarà pubblicato magari sarà proprio il 2012” e, invece, poi è stato pubblicato un po’ dopo: estate 2013.

Quindi anche questo terzo volume (non strettamente legato ai primi due, ma ovviamente se ne consiglia la lettura nell’ordine) riprende un paio di scene della storia già nota e si conclude nel 2012. Avrei voluto dire più cose nel romanzo. Alla fine, si inizia con una idea e i personaggi e la trama iniziano a evolvere per esigenze proprie. Sono i personaggi che decidono. Non ci credete? Be’, io non progetto su carta ogni capitolo stabilendo ogni minima cosa.

I stabilisco 3 cose: inizio, punto di massima drammaticità (il famoso climax) e il finale.

Se non so come finisce il romanzo, non inizio. Qualcuno dirà: “ma come, il finale non viene alla fine?”. Quando uno legge un libro scritto da un altro, direi di sì, ma quando lo scrittore si appresta a scrivere il proprio deve sapere esattamente dove vuole andare a parare, non si può lasciare ispirare su punti così delicati. Può farlo per scene non previste, su cose per cui non è necessario strettamente sapere tutto. Altrimenti non si scrivono libri, si scrivono progetti, programmi applicativi, roba tecnica. La narrativa ha bisogno di un po’ di spazi di incertezza che poi vengono riempiti pian piano.

Al prossimo pezzo del puzzle. Ah, siete i benvenuti. Avete domande sul romanzo? Altre domande in genere? Fatene, magari le integro nel prossimo articolo della serie della copertina puzzle o ne faccio uno apposito.

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